Il coro, metafora del bene comune
Marco Di Battista - Città del Vaticano
Si è conclusa ieri, nella giornata della Festa della Repubblica italiana, la seconda edizione di Cantare amantis est, lo straordinario festival-masterclass che ha visto oltre 3.500 coristi provenienti da ogni regione d'Italia riuniti al Pala de André sotto il gesto di Riccardo Muti. Un evento di proporzioni monumentali che, ispirato dalla celebre frase di Sant’Agostino, ha ricordato come la pratica corale, in un potente rito civile di pace e speranza, possa aiutare a superare differenze culturali e religiose attraverso il linguaggio universale della musica, anche in un tempo segnato da profondi conflitti epocali.
La dedica a Don Minzoni
Quest'anno, le intense giornate di studio e di esecuzione dell'1 e 2 giugno sono state dedicate alla memoria di don Giovanni Minzoni, il cappellano martire della violenza fascista ucciso nel 1923. Il suo sacrificio per la libertà e il bene comune ha trovato una perfetta sponda ideale nella massima agostiniana che dà il titolo alla rassegna. "Il cantare insieme, come il suonare insieme, è proprio di colui che ama", ha ricordato il Maestro Muti, evidenziando come l'unirsi nel segno superiore dell'armonia e della bellezza persegua, di fatto, lo stesso riscatto etico.
La magia del canto corale
Il celebre direttore ha riflettuto sull'incredibile risposta di questa seconda edizione, che ha visto la partecipazione amplificarsi rispetto al debutto, quando, l’anno scorso, l'attacco corale del Va' pensiero rivelò una magia indelebile. La sterminata marea di coristi – professionisti, ma soprattutto tantissimi amatori – dimostra l'esistenza in Italia di un "humus fecondo", una naturale disponibilità al canto corale. Secondo Muti, emerge con forza il bisogno urgente, anche in chi non ha compiuto studi musicali regolari, di esprimersi con una certa nobiltà esecutiva e di cogliere il fraseggio; un'esigenza profonda a cui le istituzioni scolastiche e i media prestano, in Italia, ancora troppa poca attenzione.
Dall’estetica musicale all’etica
Il percorso di studio strutturato per questa eccezionale masterclass ha guidato la compagine attraverso pagine ispirate a un senso profondo di spiritualità, coadiuvato dal pianismo sensibile di Davide Cavalli e dalla prestigiosa presenza solistica del soprano Maria Grazia Schiavo. L'itinerario ha preso le mosse dalla rarefatta preghiera dell'Ave Verum Corpus di Mozart: una sfida stilistica complessa, poiché ha visto una pagina concepita per un organico ridotto interpretata da un coro imponente. Per il Maestro, l'esprimerne il senso profondo non dipende dal numero di esecutori o da dogmatiche prassi storicamente informate, ma dal rispetto dello stile proprio del brano.
Il lavoro interpretativo è poi entrato nel cuore del melodramma con Casta Diva dalla Norma di Vincenzo Bellini, banco di prova fondamentale per l'assimilazione del legato, elemento nativo e indissolubile della melodia italiana. Il climax vocale ha toccato il coro a cappella della Messa da Requiem di Verdi, nel suo drammatico dialogo con il soprano, per poi culminare nelle grandiose architetture del Prologo del Mefistofele di Arrigo Boito. Nelle parole del direttore, si è compiuto un cammino che "dalla pagina più eterea, ispirata come dal cielo, arriva a quella più sanguigna e piena di fervore e fuoco sacro".
C’è insomma un’urgenza etica, prima ancora che estetica, nell’edizione 2026 del Festival Cantare amantis est. La celebre massima di Sant’Agostino – "il cantare è proprio di chi ama" – si è trasformata, sotto la direzione e la visione del Maestro Riccardo Muti, in un vero e proprio manifesto contro l'inaridimento spirituale dei nostri tempi.
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