Profughi sudanesi si ammassano alla ricerca di cibo nei pressi di Tawila nel Darfur occidentale Profughi sudanesi si ammassano alla ricerca di cibo nei pressi di Tawila nel Darfur occidentale

Yemen, Sudan e Palestina epicentri della fame. L'allarme di Fao e Wfp

Il nuovo rapporto delle agenzie delle Nazioni Unite individua 13 “hotspot della fame” nel mondo. Conflitti, crisi economiche, tagli agli aiuti umanitari e cambiamenti climatici minacciano centinaia di milioni di persone

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

La crisi alimentare mondiale è destinata ad aggravarsi nei prossimi mesi. È quanto emerge dall’ultimo rapporto congiunto della Fao e del Programma alimentare mondiale (Wfp), che individua 13 Paesi e territori classificati come “hotspot della fame”, aree nelle quali milioni di persone rischiano di affrontare un ulteriore peggioramento delle condizioni di accesso al cibo. Tra le situazioni più drammatiche figurano Sudan, Sud Sudan, Yemen e Palestina, considerati dalle due agenzie delle Nazioni Unite i principali epicentri della crisi globale per numero di persone coinvolte e gravità delle condizioni. A questi si aggiungono il nord-est della Nigeria, in particolare lo Stato di Borno, e la Somalia, dove l’insicurezza alimentare sta raggiungendo livelli sempre più allarmanti.

Guerre e violenze alimentano l’emergenza

Secondo il rapporto, pubblicato nell’ambito della Rete globale contro le crisi alimentari (Gnafc), il principale fattore che alimenta la fame è rappresentato dai conflitti armati. Ben 12 dei 13 hotspot individuati sono infatti interessati da guerre, violenze diffuse o instabilità politica. A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono gli shock economici, il forte ridimensionamento degli aiuti internazionali e il rischio di eventi climatici estremi collegati al fenomeno di El Niño. Siccità prolungate, precipitazioni irregolari e inondazioni potrebbero infatti compromettere ulteriormente la produzione agricola e l’accesso alle risorse alimentari.

La crisi dei finanziamenti

Le due agenzie Onu segnalano anche una preoccupante contrazione delle risorse disponibili. Tra il 2022 e il 2025 i finanziamenti destinati all’assistenza alimentare, agli interventi agricoli d’emergenza e ai programmi nutrizionali sono diminuiti del 59%, tornando ai livelli registrati quasi un decennio fa.

Sudan, il rischio carestia cresce

Tra i Paesi più colpiti dalla fame c'è il Sudan, dove la guerra continua ad alimentare una delle più gravi emergenze umanitarie del pianeta. Il rapporto individua un rischio concreto di carestia in 14 aree distribuite tra il Darfur e il Kordofan meridionale. Fino a maggio 2026 circa 19,5 milioni di persone, pari al 41% della popolazione, hanno sperimentato livelli di fame classificati come “crisi”. Le prospettive per i prossimi mesi restano particolarmente critiche e il numero delle persone in condizioni di catastrofe alimentare potrebbe aumentare ulteriormente.

Sud Sudan, alla fame metà della popolazione

Anche il Sud Sudan continua a registrare dati allarmanti. Tra aprile e luglio 2026 circa 7,8 milioni di persone, oltre la metà della popolazione nazionale, sono previste in condizioni di crisi alimentare o peggiori. Quattro contee restano inoltre esposte a un concreto rischio di carestia.

Yemen e Gaza, emergenze ancora aperte

Lo Yemen è colpito da una delle emergenze alimentari più gravi al mondo. Milioni di persone continuano a soffrire di carenze alimentari acute, aggravate da anni di conflitto e da una persistente fragilità economica. Nella Striscia di Gaza la situazione è migliorata rispetto alla fase più critica della crisi grazie al cessate il fuoco dell’ottobre 2025, ma rimane estremamente precaria. Secondo il rapporto, una parte significativa della popolazione necessita ancora di assistenza umanitaria urgente per soddisfare i bisogni alimentari essenziali.

Nigeria e Somalia sotto osservazione

Particolarmente preoccupante è anche il quadro nel nord-est della Nigeria. Nello Stato di Borno, segnato da anni di violenze legate all’insurrezione di Boko Haram, circa 15 mila persone potrebbero raggiungere livelli di catastrofe alimentare tra giugno e agosto 2026. L’area ospita inoltre circa 2,3 milioni di sfollati interni. Anche la Somalia rientra tra i Paesi con il livello di allarme più elevato. Tra aprile e giugno 2026 circa sei milioni di persone risultavano in condizioni di insicurezza alimentare acuta. Nel distretto di Burhakaba è stato inoltre individuato un rischio concreto di carestia. Alla base dell’emergenza vi sono anni di siccità, raccolti ai minimi storici, conflitti e le ripercussioni delle tensioni internazionali.

Gli altri Paesi a rischio 

Tra gli Stati classificati come aree di “altissima preoccupazione” figurano anche Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo e Haiti. Nell’est della Rdc il conflitto e gli sfollamenti di massa continuano a limitare l’accesso al cibo, mentre la diffusione dell’Ebola rappresenta un ulteriore fattore di rischio. Haiti ha registrato alcuni miglioramenti locali, grazie al rallentamento dell’inflazione e a una maggiore accessibilità di alcune vie di comunicazione. Tuttavia, la situazione resta fragile a causa della persistente instabilità e della violenza delle bande armate.

L’appello dell'Onu

Le agenzie delle Nazioni Unite lanciano infine un appello alla comunità internazionale. «Le prossime emergenze alimentari sono già visibili», ha dichiarato la vice direttrice generale della Fao, Beth Bechdol, sottolineando la necessità di agire prima che le crisi diventino irreversibili. Dello stesso avviso il direttore esecutivo ad interim del Pam, Carl Skau, secondo cui senza un immediato aumento dei finanziamenti e dell’accesso umanitario milioni di persone rischiano di precipitare verso livelli sempre più gravi di fame e carestia.

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17 giugno 2026, 17:07