Papa Leone XIV e Mircea Cărtărescu all'udienza con gli scrittori per i cento anni della Libreria Editrice Vaticana ©Vatican Media Papa Leone XIV e Mircea Cărtărescu all'udienza con gli scrittori per i cento anni della Libreria Editrice Vaticana ©Vatican Media

Lo scrittore rumeno Mircea Cărtărescu: "La realtà è uno dei sogni"

Il narratore, uno dei maggiori autori dell'Europa dell'Est, ha rilasciato un'intervista ai media vaticani dopo l'incontro di Papa Leone XIV con molte voci della letteratura, per i cento anni della Libreria Editrice Vaticana. A partire dalle parole del Pontefice l'intellettuale ha riflettuto su temi come la verità, l'umanità, la bellezza

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

La realtà è un infinito sistema di segni e va ben oltre l’apparenza nei romanzi immaginifici di Mircea Cărtărescu. L’autore, uno dei maggiori narratori rumeni, ha partecipato in Vaticano all’incontro di Papa Leone XIV con gli scrittori. Il mondo reale trasfigurato fino alla visione e al sogno attraversa le sue opere. Con la trilogia Orbitor (1996-2007), in Italia pubblicata da Voland sotto il titolo Abbacinante, è stato riconosciuto come una delle voci più significative della contemporaneità. La sua attenzione alle diverse dimensioni dell’umano è testimoniata anche da altre opere quali Nostalgia (Voland) o Melancolia (La nave di Teseo).

La bellezza è verità

Nel suo discorso del 24 giugno Papa Leone XIV ha affermato che la scrittura è un "atto di verità, di svelamento".  Cărtărescu parte da queste parole e cita la celebre Ode su un'urna greca di John Keats"Bellezza è verità, verità bellezza". "Concordo pienamente con quanto ha affermato Sua Santità – ha aggiunto l'autore – nel suo messaggio agli scrittori, che ho apprezzato moltissimo. Direi che ho sempre scritto per il bene dell’umanità, per il bene delle persone, per ogni singolo mio lettore e persino per coloro che al momento non mi leggono, perché, come diceva anche Dostoevskij, 'la bellezza salverà il mondo'". Per il narratore, infatti, la bellezza non dà cibo né mezzi di sussistenza, ma offre "uno scopo per vivere". 

Un gesto di umanità

Anche il richiamo all'umanità del Papa è risuonato con forza nello spirito del narratore. "Mi considero un intellettuale umanista – ha detto –, un uomo di centro, un uomo che cerca di fare propria tutta la conoscenza e tutta la saggezza dei nostri antenati e dei nostri contemporanei. Per questo cerco di scrivere non solo per le persone che vivono oggi, ma anche per gli scrittori dai quali ho imparato a scrivere".

Bucarest, come uno stato d'animo

Nei romanzi di Cărtărescu la città di Bucarest è spesso protagonista. Un luogo raccontato come un organismo vivente. "Italo Calvino – riflette il narratore – ha scritto un intero libro sulle città immaginarie, Le città invisibili, e penso che ogni scrittore abbia la propria città invisibile, quella che lui o lei ha inventato, che non sono identiche alle città reali del mondo".  E a questo proposito spiega come Borges abbia inventato Buenos Aires, Lawrence Durrell Alessandria, Dostoevskij San Pietroburgo. "Io ho la mia città – continua –, e sono felice di averla, perché Bucarest è più di una città, è uno stato d’animo, ed è un alter ego per me. La amo e a volte la odio, ho un rapporto molto complesso con essa, ma di sicuro mi rappresenta".

Un sogno collettivo

La visione e la dimensione onirica sono elementi ricorrenti e strutturali nell'opera di Cărtărescu, secondo cui la realtà è uno dei sogni. "Credo che durante il giorno – chiarisce – viviamo un sogno collettivo, ma di notte ognuno di noi ha i propri sogni, il proprio mondo rotondo e sferico di immaginazione. I sogni sono molto importanti per me, perché penso di aver imparato molto dai grandi scrittori che hanno dato forma ai miei sogni ogni singola notte".

Scrivere dell'infanzia

La trilogia Abbacinante inizia con un bambino che vede la realtà in modo diverso. La scrittura di Cărtărescu è forse un tentativo di tornare a quella visione. Il romanziere spiega che la maggior parte dei suoi personaggi sono bambini e adolescenti. "Gli adulti non mi interessano molto – ammette –, perché sono più o meno standardizzati dalle regole della società, ma i bambini sono esseri fantastici e meravigliosi, e gli adolescenti sono esseri problematici e drammatici, quindi adoro scrivere di loro. Scrivere dell’infanzia significa scrivere del paradiso" .

Con i piedi per terra

Secondo Cărtărescu la letteratura cerca di riportare le persone con i piedi per terra, cerca di far loro percepire gli oggetti, la bellezza, le relazioni tra gli esseri umani e in questo si differenzia dalla tecnologia, dai social media, dalle nuove frontiere dell'IA. "Il mondo degli schermi – conclude lo scrittore – è un mondo artificiale in cui le persone sono un po’ distanti le une dalle altre. Io scrivo per riportare la realtà, per riportare le emozioni autentiche nella nostra vita".

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26 giugno 2026, 16:21