Un momento del seminario sul discorso d'odio, intitolato "Belonging matters", organizzato ieri, 18 giugno, dal Kaiciid al Consiglio d'Europa, a Strasburgo Un momento del seminario sul discorso d'odio, intitolato "Belonging matters", organizzato ieri, 18 giugno, dal Kaiciid al Consiglio d'Europa, a Strasburgo 

Kaiciid, un seminario sul potere delle parole di integrare o discriminare

Il Centro Internazionale per il Dialogo Interreligioso e Interculturale ha organizzato ieri pomeriggio, 18 giugno, presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo, un incontro sul “discorso d’odio”. La responsabile dei progetti, Albano: “Utili le leggi per contrastarlo, ma serve il dialogo per tenere unite le comunità”

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Reza aveva sette anni quando lasciò l'Afghanistan. Un paese a lungo attraversato dalla guerra, dove non si scorgeva una prospettiva per il futuro, specialmente per le generazioni più giovani. Il ragazzo arrivò in Serbia, qualche anno dopo, da minore non accompagnato. Non conosceva il Paese che lo stava accogliendo, né ne parlava la lingua. Non avrebbe saputo nemmeno indicare la Serbia su una carta geografica. Forse, abbandonato il suo Paese, si sentiva vulnerabile e per questo nutriva diffidenza verso tutti. Quando Maja Negrojević, operatrice del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS) di Belgrado, lo incontrò per la prima volta, capì che conquistare la sua fiducia avrebbe richiesto tempo e dedizione.

Il giovane Reza, all'ultimo anno dell'Accademia di Belle Arti di Belgrado, in Serbia.
Il giovane Reza, all'ultimo anno dell'Accademia di Belle Arti di Belgrado, in Serbia.

L’esperienza inclusiva della scuola

A scuola però non poteva nascondersi. I compagni, gli insegnanti, le persone che ogni giorno incrociavano il suo cammino mostrarono un interesse autentico per quel ragazzo arrivato da lontano. Reza ricorda ancora il suo primo professore. “All'inizio – spiega il giovane ragazzo afghano - doveva comunicare con me quasi esclusivamente con i gesti, perché non comprendevo una parola di serbo. Eppure, attraverso tanta pazienza e gentilezza, riuscì a trasmettermi una sensazione essenziale: essere visto e accolto”.

Oggi Reza frequenta l'ultimo anno dell'Accademia di Belle Arti di Belgrado. Sogna di diventare un artista. “Non mi dispiacerebbe nemmeno diventare un insegnante d'arte. Potrebbe essere un modo per ricambiare la gentilezza che ho ricevuto. Potrei essere gentile con i miei studenti – conclude - come quel professore lo fu come me, tanti anni fa”.

Teresa Albano, responsabile del programma per l'Europa del Kaiciid.

Il seminario a Strasburgo

La testimonianza di Reza è stata uno dei momenti più significativi del seminario "Belonging Matters", “L’appartenenza conta”, organizzato ieri pomeriggio, 18 giugno, dal Centro Internazionale per il Dialogo Interreligioso e Interculturale (Kaiciid) presso il Consiglio d'Europa, a Strasburgo, con il contributo del Programma delle Città Interculturali, nell'ambito della Settimana contro il discorso d'odio. Tema del seminario è stato l’hate speech e la capacità delle parole di aiutare una persona ad integrarsi in un altro paese o a sentirsi invece “indesiderata”.

I partecipanti sono stati invitati ad assumere identità diverse, ad immedesimarsi in altre persone, e a riflettere su come alcune frasi, apparentemente comuni, possano risuonare in modo molto diverso a seconda della storia personale di ciascuno. Al termine dell’esercizio tutti hanno scoperto che quelle stesse emozioni che alimentano il discorso d’odio, - paura, insicurezza, fragilità, vulnerabilità personali – si insinuano continuamente in tutte le relazioni umane.

Un intervento durante il seminario del Kaiciid di ieri, al Consiglio d'Europa.
Un intervento durante il seminario del Kaiciid di ieri, al Consiglio d'Europa.

“Il dialogo come modo di stare al mondo”

“Nel corso del seminario il dialogo interreligioso si è rivelato non soltanto uno strumento, ma come un modo di stare nel mondo”, spiega Teresa Albano, responsabile del programma per l’Europa del KAICIID, Centro di cui la Santa Sede è “osservatore fondatore” fin dalla sua nascita, nel 2012. “Il discorso d'odio, in questa prospettiva, non è soltanto un problema da contrastare – prosegue la responsabile dei progetti – ma è il sintomo di una frammentazione sociale più profonda, che richiede di essere affrontata non solo attraverso norme e politiche pubbliche, ma anche sul piano delle relazioni. Le leggi possono sanzionare l'odio, offrire protezione, definire diritti e doveri, ma – conclude Albano - non può costruire da sola quell'infrastruttura morale e spirituale che tiene unite le comunità. Lavorare con le città, che rappresentano la dimensione nella quale l’integrazione avviene concretamente, è proprio il lavoro quotidiano di Kaiciid in Europa. Soprattutto rispetto alla alfabetizzazione religiosa che è un modo per aiutare a comprendersi nelle differenze di tradizioni e di culture”.

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19 giugno 2026, 14:21