Gli sfollati sudanesi al confine con l'Etiopia Gli sfollati sudanesi al confine con l'Etiopia  (AFP or licensors)

Sudan, si intensificano gli scontri tra esercito e Rsf nel Kordofan

La Rete dei Medici Sudanesi ha denunciato che "i continui attacchi contro strutture e obiettivi civili costituiscono una grave violazione" e aggravano ulteriormente la situazione umanitaria nel Paese, già segnata da oltre tre anni di guerra civile. Sulla situazione è intervenuto anche il consiglio di Sicurezza Onu, che ha espresso preoccupazione per l’avanzata delle RSF verso El-Obeid, considerata una città strategica tra il Sudan centrale e occidentale

Vatican News

In Sudan continuano a intensificarsi gli scontri tra l’esercito regolare e le Forze di supporto rapido (RSF), con nuovi attacchi che hanno colpito la regione del Kordofan e altre aree del Paese.

Il Kordofan nel caos

Secondo fonti militari sudanesi, droni delle RSF hanno bombardato un mercato del pesce e un’autocisterna nella città di Al Obeid, capitale del Kordofan Settentrionale, causando almeno due morti. Un ulteriore attacco contro una stazione di servizio a Kosti, nello Stato del Nilo Bianco, ha provocato una vittima e 14 feriti. Le RSF hanno inoltre colpito con missili due ponti nei pressi di Um Ruaba, infrastrutture che collegano il Kordofan Settentrionale e Meridionale, causando interruzioni parziali del traffico. Il gruppo paramilitare non ha finora commentato le accuse.

Il fronte del Nilo Bianco

Lo Stato del Nilo Bianco sta assumendo un'importanza crescente nel conflitto, poiché rappresenta uno dei principali corridoi logistici tra il Sudan centrale e le regioni occidentali del Paese. Negli ultimi mesi le città di Kosti, Rabak e Kenana sono state ripetutamente bersagliate da attacchi attribuiti alle RSF, diretti soprattutto contro infrastrutture energetiche e servizi essenziali. Kosti, in particolare, costituisce un nodo fondamentale per il rifornimento delle forze armate impegnate nel Kordofan e nel Darfur e per il mantenimento dei collegamenti con Khartoum. Secondo le autorità locali, le offensive hanno aggravato le difficoltà della popolazione civile e provocato carenze di carburante anche nelle aree limitrofe, evidenziando il crescente impatto della guerra sulle infrastrutture strategiche del Paese.

Le reazioni internazionali

La Rete dei Medici Sudanesi ha denunciato che "i continui attacchi contro strutture e obiettivi civili costituiscono una grave violazione" e aggravano ulteriormente la situazione umanitaria nel Paese, già segnata da oltre tre anni di guerra civile. Sulla situazione è intervenuto anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ha espresso preoccupazione per l’avanzata delle RSF verso El-Obeid, considerata una città strategica tra il Sudan centrale e occidentale. L’Onu ha avvertito del rischio di nuove atrocità e ha chiesto ai paramilitari di non lanciare un’offensiva contro il centro urbano. Anche l’Unione Europea ha sollecitato le RSF a interrompere immediatamente gli attacchi contro Al Obeid, avvertendo che la città "non deve diventare un’altra El-Fasher", in riferimento alla capitale del Darfur Settentrionale dove, secondo le Nazioni Unite, oltre 6.000 persone sarebbero state uccise in pochi giorni durante la conquista della città da parte dei paramilitari alla fine del 2025. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha nuovamente invitato la comunità internazionale a esercitare pressioni sulle parti in conflitto per evitare un ulteriore deterioramento della crisi. Secondo l’Onu, il conflitto tra le forze guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan e i paramilitari comandati da Mohamed Hamdan Dagalo ha provocato oltre 11,5 milioni di sfollati e rappresenta oggi la più grave emergenza umanitaria al mondo.

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22 giugno 2026, 08:52