YEMEN CONFLICT UNICEF CHILDREN

Yemen, l’aumento dei prezzi aggrava la crisi umanitaria che travolge i bambini

Le difficoltà nella riapertura dello Stretto di Hormuz generano pesanti ripercussioni. A lanciare l'allarme è Save the Children che denuncia come la nuova escalation del conflitto in Medio Oriente, e il conseguente aumento dei prezzi del carburante e dei beni di prima necessità, abbia aggravato le condizioni in cui versa il Paese, già stremato da oltre un decennio di guerra civile

Bianca Tombini – Città del Vaticano

In Yemen il 52% della popolazione - circa 18 milioni di persone - soffre la fame, e la crescita improvvisa del prezzo dei beni essenziali ha spinto nel baratro anche le famiglie che fino a pochi mesi fa riuscivano a sopravvivere. Gli aumenti infatti, stando a quanto riportato da Save The Children in un rapporto diffuso oggi, superano il 30% per il carburante e arrivano fin quasi al 60% per alcuni beni di pima necessità.

Un’emergenza senza fine

"Da oltre un decennio i bambini dello Yemen sono travolti da una crisi dopo l'altra, mentre l'attenzione internazionale è progressivamente diminuita”, afferma Rishana Haniffa, direttrice di Save the Children in Yemen. "La graduale riapertura dello Stretto di Hormuz non rappresenta una soluzione immediata. Anche brevi periodi di inaccessibilità al cibo possono avere conseguenze permanenti sulla crescita e sullo sviluppo dei bambini. I leader mondiali devono garantire il libero passaggio di alimenti, fertilizzanti e aiuti umanitari e lavorare per un cessate il fuoco duraturo nella regione", aggiunge la responsabile dell'organizzazione. Richiama inoltre l'attenzione sul grave deficit di finanziamenti umanitari: a metà del 2026 infatti il Piano di risposta delle Nazioni Unite per lo Yemen risulta finanziato per appena il 14,7% di quanto previsto.



Le storie dietro ai numeri

Non si tratta solo di numeri, ma delle storie di famiglie che ogni giorno cercano di far fronte all'aumento del costo della vita. "Quando i prezzi erano più bassi riuscivamo a comprare pollo o pesce. Adesso non possiamo più permetterceli, racconta Eman, una donna di 80 anni che da sola si prende cura dei suoi 6 nipoti e della nuora gravemente malata, mentre il figlio non riesce a trovare un lavoro stabile. "I bambini si ammalano spesso e avrebbero bisogno di alimenti nutrienti, ma non sappiamo come procurarceli. A malapena riusciamo a preparare un tè al mattino. Non c'è abbastanza cibo né per gli adulti né per i bambini." I sei nipoti di Eman sono stati curati per la malnutrizione nei centri di Save the Children, ma l'organizzazione avverte che l'aumento dei prezzi rischia di compromettere anche i programmi di assistenza economica. Con l'inflazione in crescita servono infatti risorse sempre maggiori per garantire gli stessi livelli di sostegno, proprio mentre i finanziamenti internazionali destinati allo Yemen continuano a diminuire. Ad oggi oltre 22 milioni di persone - quasi due terzi della popolazione - hanno bisogno di assistenza umanitaria; guerra, collasso economico ed eventi climatici estremi hanno distrutto i mezzi di sussistenza di migliaia di famiglie. In questo contesto, l'aumento dei prezzi provocato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz rischia di trasformarsi nell'ennesimo colpo per una popolazione già in ginocchio, e i bambini sono destinati a pagarne il prezzo più alto.

La minaccia che uccide di più: le mine nascoste nel terreno

Un altro pericolo continua a colpire l'infanzia yemenita: quello delle mine antiuomo e degli ordigni inesplosi. Secondo quanto evidenzia Save The Children in un altro rapporto, nei primi sei mesi del 2026 il numero di bambini uccisi dalle mine ha superato quello registrato per l’intero 2025, mentre feriti e decessi tra i minori sono aumentati del 61% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I bambini, spiega l'organizzazione, hanno una probabilità tre volte maggiore rispetto agli adulti di rimanere vittime di esplosioni, spesso non conoscono i rischi e sono costretti a lavorare nei luoghi a rischio per contribuire al sostentamento della famiglia.  A livello globale, le armi esplosive stanno uccidendo i minori come mai prima d’ora: nelle zone di conflitto, il 60% delle vittime infantili è oggi causato proprio da questo tipo di armi. Di fronte a questa tragedia, l’organizzazione chiede un’azione urgente per proteggere i minori da una duplice minaccia: i residuati bellici e lo sfruttamento del lavoro minorile, che coinvolge il 12,5 per cento dei minori yemeniti tra i 5 e i 14 anni. È fondamentale intensificare le operazioni di bonifica del territorio, garantire un sostegno concreto alle vittime e contrastare la povertà, affinché i bambini non continuino a rischiare la propria e recuperino il loro diritto alla crescita.

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21 luglio 2026, 15:08