Lampedusa, l'isola della speranza

In questo breve documentario le telecamere di Vatican News raccontano l'isola che si prepara ad accogliere Papa Leone XIV, tredici anni dopo Francesco, attraverso quattro voci che mostrano, da angolazioni diverse, la ricchezza di questa terra, della sua storia, le domande che questo luogo pone alla comunità internazionale sul tema dell'accoglienza, offrendo anche delle risposte basate sulla solidarietà e sulla vicinanza, sul rispetto della vita e sul coraggio

Gabriella Ceraso  e  Franco Piroli  - Città del Vaticano 

Si chiama “Nuova speranza” il monumento memoriale che nel centro di Lampedusa ricorda le vittime del naufragio del 3 ottobre 2013, quando a largo della bella spiaggia dei Conigli il mare restituì 366 cadaveri dei 600 che tentarono quella notte la traversata. Molti di quelli che poi sono stati riconosciuti come “Giusti” del nostro tempo si fecero carico in quell’occasione del destino di quei migranti, pensando prima di tutto a salvare quante più vite possibili. Erano pescatori, abitanti dell’isola, operatori dei soccorsi. Allora, come tante volte nel passato di questa isola, la solidarietà ha prevalso e gli uomini sono stati capaci di “cambiare la storia”.  È ancora possibile, ma bisogna volerlo, come chiedono i protagonisti di questo documentario, pensando al bene dell’umanità che loro vedono negli occhi di chi arriva dal Mediterraneo sull’isola.

iLampedusa, ingresso di "Porto M
iLampedusa, ingresso di "Porto M

Il filo conduttore di questo documentario è dunque quello della speranza portata dal mare, perché pieni di speranza sono i protagonisti e narratori: Giacomo Sferlazzo, artista, cantastorie, e militante dell’isola di Lampedusa, che a “Porto M” ha creato uno spazio per insegnare e approfondire i valori della memoria, dell’accoglienza, della fede e della tradizione siciliana, grazie al teatro dei pupi, alla musica e all’arte. C'è il pescatore diportista Costantino Baratta, il cui nome è inciso nel “Giardino dei Giusti di Milano” perché con la sua barchetta bianca salvò la notte di quel 3 ottobre, a mani nude, una dozzina di ragazzi eritrei prendendosene cura da quel momento a oggi, dando loro una seconda vita - gesto che gli  ha meritato il titolo di “Father”. E c'è la testimonianza di Francesca Saccomandi, voce dell’Osservatorio sulle migrazioni di Mediterranean Hope voluto dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), in prima linea nell’accoglienza e nel supporto legale, sanitario, scolastico di chi approda a Lampedusa. Infine suor Maria Cristina, carmelitana delle Case della carità, che la UISG, l’Unione Internazionale Superiore Generali, ha chiamato con altre due religiose a essere presenza viva sul molo, a "umanizzarlo" con la presenza viva di Gesù.

Dalle loro testimonianze emerge la voglia di spalancare la "finestra” di Lampedusa sul mondo, farne un luogo vivo di umanità e coraggio che la storia ha rivelato essere nel DNA di questo fazzoletto di terra al centro del mare.

Santuario Madonna di Porto Salvo
Santuario Madonna di Porto Salvo

 

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03 luglio 2026, 10:18