In Repubblica Democratoica del Congo crescono i casi di colera, tra gli adulti colpiti anche i lavoratori delle miniere In Repubblica Democratoica del Congo crescono i casi di colera, tra gli adulti colpiti anche i lavoratori delle miniere

Colera, epidemia in Africa centro-occidentale, l'allarme di Unicef

Sei Paesi alle prese con focolai in rapida espansione. In Nigeria oltre 50 mila casi dall’inizio dell’anno, mentre nella Repubblica Democratica del Congo si registra il numero più alto di vittime. Particolarmente esposti i minori. L’Unicef chiede 15 milioni di dollari per rafforzare gli interventi nei prossimi sei mesi

Stefano Leszczynski - Città del Vaticano

Il colera torna a minacciare milioni di persone nell’Africa occidentale e centrale e sono soprattutto i bambini a pagare il prezzo più alto dell’emergenza. Sei Paesi – Repubblica Democratica del Congo, Repubblica del Congo, Nigeria, Ciad, Camerun e Repubblica Centrafricana – stanno affrontando focolai in rapida espansione, alimentati dalle piogge stagionali, dalle inondazioni, dagli sfollamenti e dai movimenti transfrontalieri della popolazione. A lanciare l’allarme è l’Unicef, che richiama l’attenzione sulla necessità di un intervento regionale coordinato per arginare una malattia prevenibile ma ancora potenzialmente letale.

I bambini tra le principali vittime

I dati mostrano una particolare vulnerabilità dei più piccoli. Nella Repubblica Centrafricana i bambini sotto i 10 anni rappresentano il 44% dei casi segnalati, mentre in Ciad quasi due contagi su tre riguardano minori di 15 anni. In Camerun l’età mediana delle persone colpite è di appena 10 anni. Il quadro più grave per numero di infezioni è quello della Nigeria. Dal primo gennaio 2026 sono stati registrati in tutto il Paese oltre 50 mila casi e 338 decessi. Una situazione ulteriormente peggiorata alla fine di luglio nello Stato nordorientale di Borno, già segnato da anni di violenze, sfollamenti e da una profonda crisi umanitaria. Nella Repubblica Democratica del Congo i casi hanno invece superato quota 30.400, con quasi 700 morti: il bilancio di vittime più elevato tra i sei Paesi interessati.

Due corridoi di trasmissione

La diffusione dell'epidemia segue soprattutto due grandi direttrici geografiche. La prima attraversa il bacino del Lago Ciad. La seconda interessa il bacino del fiume Congo e collega i focolai della Repubblica Democratica del Congo con quelli della Repubblica del Congo e della Repubblica Centrafricana. A rendere ancora più difficile il contenimento sono le inondazioni stagionali, che contaminano le fonti d’acqua, danneggiano le strutture igienico-sanitarie e rendono più complicato raggiungere le comunità vulnerabili. Una combinazione di fattori che favorisce la circolazione della malattia anche oltre le frontiere nazionali. "Questa epidemia non è più limitata dai confini. Si sta diffondendo lungo i fiumi che scorrono in più Paesi, le rotte commerciali e i flussi migratori, mettendo a rischio milioni di bambini", avverte Gilles Fagninou, direttore regionale dell’Unicef per l’Africa occidentale e centrale. Ogni nuova infezione, aggiunge, ricorda che a milioni di minori "viene ancora negato uno dei loro diritti più fondamentali: l’accesso all’acqua potabile".

L'appello alla solidarietà regionale

Per Fagninou non si tratta di una crisi senza soluzione: "Sappiamo come fermare il colera". Ciò che occorre, sottolinea, sono "urgenza, investimenti e solidarietà regionale", per evitare che altri bambini muoiano a causa di "una malattia che è del tutto prevenibile". Sotto la guida delle autorità locali e nazionali, l’agenzia delle Nazioni Unite e i suoi partner stanno potenziando l’accesso all’acqua sicura e ai servizi igienico-sanitari, la sorveglianza epidemiologica e la distribuzione di forniture sanitarie essenziali. Gli interventi comprendono anche il sostegno alle campagne di vaccinazione orale contro il colera e attività di sensibilizzazione delle comunità per ridurre la trasmissione. 

Servono 15 milioni di dollari

Gli interventi in corso stanno contribuendo a salvare vite, ma resta necessario affrontare le cause strutturali che rendono cicliche queste emergenze: la mancanza di acqua potabile, l'insufficienza dei servizi igienici, la fragilità dei sistemi sanitari e la difficoltà di garantire vaccinazioni e cure alle popolazioni più isolate o sfollate. Per sostenere la risposta all’emergenza nei prossimi sei mesi, l’Unicef chiede con urgenza ulteriori finanziamenti per 15 milioni di dollari. Risorse necessarie non soltanto per contenere i focolai attuali, ma anche per rafforzare nel lungo periodo i sistemi sanitari e garantire ai bambini un diritto essenziale: poter bere acqua sicura senza rischiare la vita.

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13 agosto 2026, 12:16