Colombia, oltre 200 le vittime del sisma. Il cardinale Rueda: si cerchi il bene comune
Davide Dionisi – Città del Vaticano
Ha superato i 200 morti e i 900 feriti il tragico bilancio del sisma di magnitudo 7,4, il più forte che la Colombia abbia subito dal 1979. Fino a lunedì sera risultavano segnalate come disperse oltre 2.700 persone. Decine di edifici sono crollati, gli ospedali sono al collasso e diversi aeroporti hanno sospeso le operazioni, mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso. Il terremoto ha avuto epicentro a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, a una profondità di 103 chilometri, secondo il Servizio Geologico Colombiano (SGC). La scossa sismica è stata avvertita a Bogotá, Cali, Popayán, Manizales, Armenia, Pereira, Medellín e in altre città del centro e dell’ovest del Paese, nonché in Ecuador, Panama e Venezuela. Il Presidente Abelardo de la Espriella, insediatosi solo tre giorni fa, ha visitato le zone colpite e ha dichiarato lo stato di “calamità nazionale”.
Il messaggio dei vescovi
Immediata la risposta della Chiesa locale che, attraverso la Conferenza episcopale, ha messo in moto una imponente macchina per gli aiuti. “Da Manizales, Pereira e Cali, i vescovi sono al fianco delle comunità e coordinano le azioni di sostegno” scrivono i presuli in un comunicato ufficiale, esprimendo la loro vicinanza a “coloro che subiscono le conseguenze di questa emergenza” e rivolgendo “un pensiero speciale alle organizzazioni di soccorso, alle autorità, al personale medico, ai volontari, ai funzionari pubblici, ai membri delle forze dell’ordine e a tutte le persone impegnate nelle operazioni di ricerca, soccorso e assistenza”.
Trovare un punto di incontro
Ai media vaticani, il cardinale Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá e primate della Colombia sottolinea che quello che la Colombia sta vivendo è “un momento di prova” e invita la comunità a trovare “un punto d'incontro per continuare a camminare insieme, per stimolare e alimentare una speranza concreta, creativa e solidale”. Il porporato parla di “un momento di corresponsabilità, in cui cerchiamo il bene comune, in cui superiamo ogni tipo di divisione e in cui ci guardiamo con occhi da fratelli, affinché la tragedia diventi un'opportunità per ricostruire non soltanto i muri delle nostre case, cosa che pure dobbiamo fare, ma soprattutto per ricostruirci nel cuore come una società unita, amata da Dio, illuminata da Gesù Cristo, con i valori del Regno, con la forza del Vangelo, con la preghiera e con le radici cristiane e cattoliche del nostro popolo colombiano”.
La macchina degli aiuti
Quanto al supporto, tenuto conto che il Banco de Alimentos de Buenaventura, il programma sociale della diocesi locale fondato nel dicembre del 2019 per ridurre la fame e migliorare la vita delle persone vulnerabili sulla costa del Pacifico, è stato colpito duramente, si è pensato ad un punto di raccolta alternativo in Avenida Simón Bolívar, all’interno del Colegio Seminario Bagno Regio, con lo scopo di garantire la distribuzione di generi alimentari alle persone ospitate nei centri di accoglienza, nei centri sanitari e negli ospedali, nonché alle famiglie e alle comunità vicine alle zone colpite. Anche il Banco alimentare di Pereira ha subito gravi danni alla propria struttura mentre Bogotá ha avviato una campagna straordinaria di assistenza umanitaria che mira a facilitare l’acquisto, lo stoccaggio e la distribuzione di generi alimentari, acqua potabile e beni di prima necessità nelle aree più colpite. Attivato, inoltre, fin dalle prime ore il Servizio Nazionale di Emergenza del Segretariato della Pastorale Sociale - Caritas Colombiana. “Un’emergenza di questa portata non può essere affrontata individualmente, ma richiede che la Colombia si riconosca come un’unica famiglia e risponda alla sofferenza con generosità, responsabilità e solidarietà” sottolineano i vescovi.
Danni agli edifici e alle chiese
Ingenti danni si sono registrati nell’Arcidiocesi di Cali dove, secondo quanto segnalato da monsignor Luis Fernando Rodríguez Velásquez, arcivescovo metropolita, oltre agli edifici sono state colpite la Cattedrale di San Pietro Apostolo, le chiese di La Merced, San Francesco e Santa Rosa da Lima. La Conferenza episcopale ha lanciato un appello al popolo affinché trasformi questo momento drammatico in una “occasione per rinnovare la fraternità, la corresponsabilità e la cultura della cura reciproca. Di fronte alla sofferenza è necessario tendere la mano, cooperare con chi si trova nelle zone più colpite e impegnarsi a favore di chi ha perso i propri cari, la propria casa o i propri mezzi di lavoro”.
Gli aiuti dall’estero
La comunità internazionale si è subito mossa per aiutare gli sforzi del governo colombiano a partire dagli Sati Uniti che hanno annunciato un aiuto di 15,5 milioni di dollari destinato a rifugi di emergenza, generi alimentari, protezione e valutazione dei danni. La Banca Mondiale e la Banca Interamericana di Sviluppo (Bid) doneranno 700.000 dollari, come riferito dal vicepresidente colombiano José Manuel Restrepo, mentre la Banca Interamericana di Sviluppo stanzierà 500.000 dollari, di cui 350.000 saranno immediatamente disponibili per la Croce Rossa e altri 150.000 saranno destinati al supporto tecnico. A queste risorse si aggiungono altri 500.000 dollari di aiuti umanitari annunciati dalla Caf-Banca di Sviluppo dell’America Latina e dei Caraibi. Il presidente di El Salvador, Nayib Bukele, ha offerto squadre di soccorso, medici, paramedici e forniture. La stessa disponibilità è stata manifestata dalla Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum. Anche il Venezuela, che si sta ancora riprendendo dal sisma che lo ha colpito a giugno, ha offerto l’invio di soccorritori e aiuti umanitari.
Aggiornamento ore 14.40, 11 agosto
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