Il rapporto 2026 dell'ATT Monitor sul commercio di armi Il rapporto 2026 dell'ATT Monitor sul commercio di armi  (AFP or licensors)

Commercio di armi, trasparenza a rischio a causa delle tensioni geopolitiche

Presentato a Ginevra i rapporto 2026 dell'ATT Monitor, che valuta l'implementazione del Trattato sul commercio di armi adottato dall'Assemblea generale dell'Onu nel 2013. I dati confermano che la trasparenza globale è messa a dura prova dall'aumento delle tensioni geopolitiche internazionali

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

"La situazione turbolenta dell’ultimo anno a livello globale ha messo a dura prova il Trattato sul commercio delle armi (ATT). La pace, la sicurezza e la stabilità a livello regionale sono probabilmente ai livelli più bassi mai registrati dall’entrata in vigore del Trattato nel 2014 e la minaccia al diritto internazionale umanitario ha raggiunto un punto di rottura critico. Neppure la trasparenza e la fiducia tra gli Stati sono migliorate: sono proseguiti infatti la diffidenza generale e il calo dell’impegno nel multilateralismo". Sono le preoccupanti conclusioni del rapporto 2026 dell’ATT Monitor — progetto indipendente che analizza e controlla l’applicazione del Trattato sul commercio delle armi, di cui ad oggi fanno parte 118 Stati —, presentato ieri a Ginevra dall’Istituto della Nazioni Unite per la ricerca sul disarmo (UNIDIR).

I dati del 2025

Nel periodo giugno 2025-maggio 2026, dei 115 Stati (su 118) tenuti a presentare le relazioni annuali relative al 2025, solo "46 hanno presentato una relazione annuale entro la scadenza, con un tasso di conformità del 40%. Un dato inferiore rispetto a quello di presentazione puntuale dello scorso anno, pari al 44%".

Nel 2024 solo 26 relazioni "significatiamente trasparenti"

Relativamente alle relazioni annuali dei singoli Paesi per l’anno 2024, solo 26 di queste (appena il 23% di tutte quelle dovute), hanno soddisfatto i criteri per essere considerate "significativamente trasparenti", conferma il Monitor. Ovvero, "la percentuale più bassa dall’entrata in vigore dell’ATT," il primo strumento giuridico di portata globale che stabilisce dei criteri per l’autorizzazione, o proibizione, di trasferimenti di armi convenzionali, adottato dall’Assemblea generale Onu il 2 aprile 2013.

Le difficoltà nel garantire rendicontazioni accurate

In linea generale, l’ATT Monitor individua alcuni criteri base per la presentazione dei rapporti e ritiene che, per essere trasparente una relazione dovrebbe essere resa pubblica sul sito web del Segretariato dell’ATT; fornire informazioni disaggregate per tipo di armamento e per importatore/esportatore; indicare se i dati relativi ai trasferimenti di armi riguardino autorizzazioni o trasferimenti effettivi; fornire il numero di unità o il valore finanziario per ciascun tipo di arma. Invece, si nota, "l’analisi delle relazioni annuali del 2024 rivela persistenti difficoltà nel garantire una rendicontazione accurata, esaustiva e trasparente". Oltre  a "un aumento nella presentazione di relazioni in ritardo, tanto il tasso complessivo di presentazione delle relazioni quanto la percentuale di relazioni annuali considerate significativamente trasparenti sono stati i più bassi mai registrati dall’entrata in vigore del trattato", è l’amara constatazione. In totale, si spiega in un policy brief relativo al rapporto, "113 Stati parti erano tenuti a presentare una relazione annuale sulle esportazioni e sulle importazioni nel 2024 entro il 31 maggio 2025". Ma di questi, solo 77 (il 68%) lo hanno fatto entro la data limite del 1° febbraio 2026 fissata per l’analisi. E solo 37 (il 33% del totale) hanno ottemperato pienamente ai propri obblighi di rendicontazione. In sostanza, "nessun Paese ha utilizzato tutti gli strumenti di trasparenza disponibili". E mentre 16 Stati hanno fatto più del minimo richiesto fornendo informazioni a sostegno di uno standard di trasparenza maggiormente elevato, soltanto "il Perù è stato in grado di fornire il maggior numero di informazioni a sostegno di uno standard di trasparenza più elevato".

Le armi esplosive usate nelle aree popolate

Un focus è infine dedicato alle "armi esplosive", il cui uso nelle aree popolate è "una delle principali cause di danni alla popolazione civile nei conflitti armati contemporanei". Nel 2022, 83 Stati hanno sottoscritto una dichiarazione politica denominata EWIPA (Explosive Weapons in Populated Areas) per contribuire a proteggere meglio i civili dagli effetti della guerra urbana. Entrambi gli strumenti, l’ATT e la EWIPA, è la conclusione, rappresentano opportunità per adottare approcci politici volti a rafforzare valutazione dei rischi e prevenzione dei danni sui civili.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

26 agosto 2026, 13:43