Il cardinale Beniamino Stella (a destra) con Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale dei media vaticani (al centro) Il cardinale Beniamino Stella (a destra) con Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale dei media vaticani (al centro)

Leone XIV: serve maggiore responsabilità ecologica per un futuro migliore

“Proseguire l’opera solidale e di sensibilizzazione nella cura del creato, attraverso progetti per la ricerca di uno sviluppo sostenibile”. È l’invito di Papa Leone ai partecipanti al XVII Forum Internazionale di Greenaccord sul tema “Building Future Together – Un’umanità nuova con sete di futuro”, in questi giorni a Treviso. Il cardinale Parolin: il Cantico delle Creature di San Francesco è "diplomazia delle culture"

Marina Tomarro - Treviso

"La responsabilità ecologica non si esaurisce in dati tecnici. Essi sono necessari ma non bastano. Occorre un'educazione che coinvolga la mente, il cuore e le mani. Abitudini nuove, stili comunitari pratiche virtuose". Così Papa Leone XIV, in un telegramma firmato dal segretario di Stato Vaticano  cardinale Pietro Parolin, si rivolge ai partecipanti al Forum Internazionale di Greenaccord, citando la sua lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, dell'ottobre 2025. “Nell’affrontare insieme le crisi attuali – scrive il Pontefice – si può favorire un ambiente sociale rispettoso ed inclusivo, per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni”.

Parolin: varcare la soglia per proteggere il Creato

All'incontro, che si sta svolgendo in questi giorni a Treviso, partecipa anche il cardinale Beniamino Stella, prefetto emerito dell'allora Congregazione per il Clero, che legge un intervento del cardinale Parolin sugli 800 anni del Cantico delle Creature e per l'ottocentesimo anniversario del Transito di Francesco d'Assisi. “Se costruire futuro insieme è il nostro orizzonte dichiarato - spiega Parolin, citando il tema del Forum - esso richiede anzitutto il 'varcare la soglia' e l''entrare in una casa nuova': condizioni senza la quali la custodia del creato rischia di oscillare tra l'ideologizzazione e il tecnicismo, tra l' enfasi emotiva e la freddezza procedurale, tra la retorica edificante e la gestione priva di anima.”. E ricordando l'ottocentesimo del Cantico delle Creature, il porporato sottolinea che questa ricorrenza non è un anniversario da archiviare nella memoria, ma l'occasione propizia per ritrovare un logos, una parola, capace di generare inclusione e comunione. “Il Cantico non consegna semplicemente un sentimento della natura - scrive il segretario di Stato - consegna parole umane che danno vita ad una postura spirituale e intellettuale che, sottraendo l'humanum ad una possibile autoaffermazione proprietaria e predatoria, lo collocano in una permanente vocazione alla custodia”.

L'esperienza francescana e l'intelligenza integrale

Il cardinale Parolin sottolinea che chiamare “fratello” e “sorella” ciò che non si possiede è un atto di altissima “custodia”, e vuol dire riconoscere che la realtà è anzitutto relazione e che l'essere, prima di essere risorsa da sfruttare e consumare, è un dono da riconoscere ed accogliere. “Da qui – ha evidenziato il porporato - nasce la dimensione autenticamente filosofica del francescanesimo”. Tra i temi toccati non poteva mancare l'intelligenza artificiale, vista come banco di prova della nostra maturità antropologica. Ancora una volta, il cardinale Parolin ha fatto riferimento all'esperienza francescana, che spinge verso un'intelligenza integrale. “Non un correttivo affannosamente cercato dopo - spiega - ma un orientamento capace di incidere sul prima, sulle scelte di progettazione, sui modelli di governance, sulla trasparenza, sulla tracciabilità delle decisioni, sulla responsabilità effettiva di chi dispone degli strumenti e dei dati”.

Il Cantico di Francesco "diplomazia delle culture"

Arrivando al cuore del Cantico, Parolin evidenzia come si riveli spiritualità del dialogo e, dunque, come “diplomazia delle culture” nel senso più alto. Perché il nodo del nostro tempo non è solo la pressione sugli ecosistemi, ma la perdita di fiducia tra popoli, generazioni, comunità. "La collaborazione comune - spiega nel suo intervento letto dal cardinale Stella - non è il 'paternalismo dei sazi': è l'interconnessione dove nessuno si salva da solo. La conoscenza reciproca non è 'spionaggio' né 'voyeurismo': è metodo e criterio, perché disinnesca gli stereotipi a servizio della superiorità identitaria e impedisce che la pluralità diventi una trincea in perenne attrito".

Custodire e costruire la pace e la giustizia

Il logos del Cantico, vuole raccontare anche che la pace con la terra e la pace tra gli uomini sono un unico impegno. “Là dove il creato è ferito, la società si frantuma; là dove la dignità è umiliata, la natura diventa preda; là dove la relazione è corrotta, la tecnica diventa potere che separa”. Ed è allora proprio la parola “custodire” che l'Anno Giubilare Francescano, il Cantico e questo Forum ci consegnano. Custodire il creato come atto di giustizia; custodire l'altro nella sua inalienabile dignità; custodire la scienza perché resti sapienza; custodire la tecnica perché resti strumento; custodire il futuro come alleanza tra generazioni. “Se il Transito del Santo di Assisi ci ricorda che la vita umana raggiunge la sua pienezza quando è donata - conclude Parolin - e se il Cantico ci insegna a nominare il mondo come fraternità e non come proprietà o preda, allora 'costruire futuro insieme' non potrà essere mai soltanto un obiettivo operativo affidato al fare: dovrà diventare uno stile dell'anima e delle istituzioni, una diplomazia della pace che comincia nel linguaggio, si prova nella collaborazione, si verifica nella tutela dei fragili”.

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20 marzo 2026, 16:10