L'incontro del Papa con i giovani e i catecumeni nel Principato di Monaco L'incontro del Papa con i giovani e i catecumeni nel Principato di Monaco

Papa Leone e la "bellezza" della gioventù monegasca

Canti, danze e testimonianze all'evento nel piazzale antistante Santa Devota di Leone XIV con i giovani del Principato. Il Pontefice arriva in papamobile, percorrendo le stesse strade dove normalmente sfrecciano Bentley e Porsche. “Bellissimo”, commentano alcuni dei ragazzi, ma il vero fascino è negli occhi chi guarda “chi si sente invisibile” tra gli sfavillii delle città

Edoardo Giribaldi – Inviato a Monaco

“Amare aiutare” è il titolo dell’opera in bronzo che raffigura un bambino intento ad aiutare un altro a rialzarsi, donata da Papa Francesco al principe Alberto II e alla principessa Charlène durante l’udienza in Vaticano nel luglio 2022. Papa Bergoglio spiegò che l’unica occasione in cui si può guardare qualcuno dall’alto è per tendergli la mano e aiutarlo a rialzarsi. “Ama e fa’ ciò che vuoi” è la “frase bellissima” di sant’Agostino che Leone XIV riprende nell’incontro con i giovani e i catecumeni del Principato, sul sagrato della chiesa di Santa Devota. Molti la conoscono — è più facile di quanto si creda trovarla nei loro feed — ma spesso la fraintendono, perché cerca una giustificazione per le proprie azioni, anziché una ragione per viverle. Per i giovani è difficile sostare: il Papa coglie questo “bisogno quasi compulsivo di cambiamento continuo”. Anche la bellezza sembra non avere il tempo di attecchire, esaurita in pochi istanti di reel. Forse perché non si vede più davvero: né sé stessi né l’altro. Serve qualcuno che lo ricordi. E lo fa il Papa fa rivolgendosi direttamente a ciascuno: "La vera bellezza la porti tu, quando sai guardare negli occhi chi soffre o chi si sente invisibile tra le luci della città".

I sogni che sorpassano l’oblio

Fermarsi, soffermarsi: in un certo senso è la stessa papamobile a suggerirlo, procedendo lentamente lungo le strade monegasche dove di solito sfrecciano Bentley e Porsche, per non parlare delle monoposto del celebre Gran Premio di Formula 1. Il tracciato include una curva dedicata proprio a santa Devota. Da lì, un ragazzo originario di queste terre, destinato a grandi cose, osservava le auto passare sognando di guidarle: Charles Leclerc. Non sorprende allora vedere giovani tifosi della Ferrari all’incontro, che avviene poco dopo mezzogiorno. “È un grande”, dice uno di loro. Riferendosi al Papa, forse anche a Leclerc. Perché i giovani cercano modelli. Leone XIV ne propone uno - anzi, una - molto vicino: Santa Devota, patrona del Principato. “Giovane coraggiosa”, uccisa per la sua fede. “Volevano annientarla, cancellarne il ricordo”, osserva il Pontefice - e quanto oggi le nuove generazioni subiscono l’obliterazione della verità - ma il suo sacrificio ha portato il messaggio di pace e amore "ancora più lontano".

La paradossale chiusura dell’amore

Sul sagrato il Papa è accolto dall’arcivescovo Dominique-Marie David e dal parroco, padre Arz Dominique. Danze e canti accompagnano le testimonianze dei giovani. Lauren è venuta da sola ad ascoltare. Una scelta insolita nell’epoca delle “appartenenze condizionanti” di cui parla Leone XIV. Una ragazza poco più in là ha con sé una edizione del Vangelo di Luca distribuito dalla diocesi, che ha decorato degli sticker. “Inizierò a leggerlo”, promette.

Il Vangelo di Luca donato dalla diocesi di Monaco
Il Vangelo di Luca donato dalla diocesi di Monaco

Il tempo vissuto dalle nuove generazioni si presenta ricco di stimoli, invita ad aprirsi, a crescere e a cambiare, ma necessita anche di punti fermi. “Spero che il Papa mi dia pace. Non solo a me ovviamente”, ci tiene a precisare Lauren, “ma a tutti”. Sorriso amaro. Leone XIV non ha soluzione ai conflitti esteriori e interiori del mondo, se non quella solo apparentemente più scontata, “l’amore”. E offre un paradosso: non un rifiuto all’apertura, ma una sorta di chiusura nel senso di ricerca di “fedeltà, costanza, disponibilità al sacrificio nella quotidianità”, in mezzo a inquietudini e vuoti interiori.

Portare il Vangelo nell’impegno sociale e politico

La metafora marinara è particolarmente gradita da Nicolò, che viene da una località costiera, Ventimiglia, e fa il cameriere in un piccolo cafè poco distante dalla chiesa. Ha momentaneamente abbandonato il posto di lavoro per “vedere il Papa”. Si asciuga le mani nel grembiule, si stropiccia gli occhi stanchi. “Non potrei mai vivere qui, con quello che costano gli affitti…”. Monaco di fatto è, per stessa ammissione di Leone XIV “un Paese bellissimo”, ma c’è molto più valore nel “guardare” chi rimane, sofferente, quando le luci sfavillanti della città si spengono. L’ultimo appello ai giovani ha il valore di una chiamata alla responsabilità. A non ignorare i luoghi per farsi sentire, e fare sentire chi ha bisogno, a portare il Vangelo nelle scelte di lavoro, nell’impegno sociale e politico, per dare voce a chi non ce l’ha.

Fiori e colori per il Papa

In precedenza, intorno alle 11, Leone XIV incontra la comunità cattolica locale nella cattedrale dell’Immacolata Concezione Dopo la visita ai Reali e il saluto dal balcone del Palazzo dei Principi, il tragitto verso la cattedrale dura appena un minuto. Ai fiori delle aiuole ordinate si aggiungono quelli offerti da due bambini al Papa, accolto nuovamente dai sovrani monegaschi, Alberto II e Charlène, dall’arcivescovo David e dal parroco, il canonico Daniel Deltreuil

Il lato sobrio di Monaco

La cattedrale, sotto il sole caldo di fine marzo, riflette la luce come si addice a un luogo abituato a fare da cornice alle grandi cerimonie: qui si sposarono il principe Ranieri III e Grace Kelly nel 1956, poi ricevuti in Vaticano da ogni Pontefice, da Pio XII a san Giovanni Paolo II. E qui entrambi riposano. La tomba della principessa è una lastra di marmo semplice, con il nome e le date. “Ho avuto momenti felici nella mia vita, ma non credo che la felicità sia uno stato perpetuo in cui chiunque può trovarsi. La vita non è così.” È una delle frasi a lei attribuite, in uno dei pochi angoli in cui Monaco mostra il suo volto più sobrio.

Il Papa in mezzo ai giovani
Il Papa in mezzo ai giovani   (@Vatican Media)

“La nostra vera Roccia”

All’ingresso, tre canonici porgono la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione. Il Pontefice attraversa la navata centrale - sormontata da matronei su pilastri in blocchi di pietra - e raggiunge l’altare, mentre il coro intona un canto. Nel saluto di benvenuto che precede l’omelia di Leone XIV, l’arcivescovo David riprende il tema della Rocca monegasca, ricordando che “Cristo è la nostra vera Roccia, fondamento e pietra angolare del suo Corpo che è la Chiesa”.

“Amare aiutare”

A santa Devota, prima di trasferirsi all’arcivescovado per il pranzo, il Papa si intrattiene infine con i fedeli: si abbassa per accarezzare un bambino, si china per stringere le mani di una persona in sedia a rotelle. Se la felicità, per come spesso la travisa il mondo, non è uno stato perpetuo, forse è anche per avere qualcuno che si chini e aiuti a rialzarsi. “Amare aiutare”. E poi fare quello che si vuole.

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28 marzo 2026, 14:15