Il Papa: la logica della forza compromette la pace, sono i piccoli a fare la storia

Dal balcone dove si sono succeduti i sovrani Grimaldi, Leone XIV saluta il popolo del Principato. Esorta chi occupa le alte sfere della finanza a scuotere “le configurazioni ingiuste di potere”. Cita le parole “attuali” di Paolo VI che, traendo spunto dalla Rerum Novarum, affermava che nella società secolarizzata l’umanità può progredire approfondendo la Dottrina sociale. "Il dono della piccolezza e un’eredità spirituale viva - afferma - impegnano la ricchezza a servizio di giustizia e diritto"

Edoardo Giribaldi – inviato a Monaco

“Il dono della piccolezza e un’eredità spirituale viva impegnano la vostra ricchezza a servizio del diritto e della giustizia, specie in un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace”

Palazzo del Principe. Il nome della residenza ufficiale dei Reali del principato di Monaco evoca un incanto fiabesco, cristallizzato nei suoi Grandi Appartamenti sublimati da nobili arazzi, antichi dipinti e affreschi rinascimentali. Volgendogli meglio lo sguardo, tuttavia — staccandolo per un istante da Papa Leone XIV che saluta dal balcone dove si sono succeduti i sovrani Grimaldi e numerosi capi di Stato - l’incantesimo si spezza. O meglio, si umanizza: l’austera torre merlata di Santa Maria, che nel logo del viaggio apostolico è “gialla vaticano” e dove viene proprio issata la bandiera dello Stato, restituisce al Palazzo i connotati di fortezza genovese, nei secoli bombardata e assediata fino a diventare ospedale militare. E allora quella “vocazione all’incontro e alla cura dell’amicizia sociale”, invocata dal Pontefice nel suo indirizzo di saluto - custodita a Monaco in mezzo a battaglie combattute un tempo con le armi e oggi interiormente, nella “crisi del senso della vita” raccontata dall’arcivescovo Dominique-Marie David - può essere un incanto davvero “reale”: non riferito all’altezza di un sovrano, ma all’umile concretezza invocata da un Pontefice, che abbraccia tutti.

Tra Mediterraneo e Europa

Nella Place du Palais, la folla è in fermento. L’arrivo di Leone XIV nell’ambito del suo primo viaggio apostolico del 2026 rompe la scenografia immobile dei cannoni storici allineati sul limitare della piazza, altra testimonianza plastica delle travagliate vicende storiche monegasche. Persino i Carabinieri del Principe, gli stessi che ogni mattina alle 11.55 si danno il cambio di fronte al Palazzo, presidiano i selciati con un atteggiamento diverso: più vigili, meno cerimoniali. Anche loro guardano su, al Papa che si rivolge alla folla in lingua francese, ricordando la posizione strategia di questa terra, “affacciata sul Mediterraneo e incastonata fra Paesi fondatori dell’unità europea”.

LEGGI QUI IL TESTO DEL SALUTO DI PAPA LEONE XIV

Le altezze di Monaco

A Monaco molto sembra essere questione di “altezza”: in primis il sovrano Alberto II, che si affaccia dal balcone insieme a Leone XIV e nel suo discorso riconosce la forza della fede come punto di equilibrio “tra gli imperativi del presente e le esigenze di lungo periodo”. E poi le alte sfere occupate dai molti che qui hanno “ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario”, come ricorda il Papa. Elevati redditi, ma anche pressanti domande sul proprio posto nel mondo, poiché “agli occhi di Dio, nulla si riceve invano”, e il Regno consacrato da Gesù “scuote le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi tra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici”. Occorre abbassarsi, quindi, porsi all’altezza contenuta di una bambina presente in piazza con i propri compagni di classe. Stringe tra le mani un foglio con un disegno a pastello di Papa Leone, bianco su bianco.

Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia!

Il Papa con la famiglia principesca
Il Papa con la famiglia principesca   (@Vatican Media)

Il compito affidato al Principato

Immacolato, all’arrivo del Pontefice salutato da ben 21 colpi di cannone nell’unico eliporto del principato, è anche l’abito della principessa Charlène: non un errore di protocollo, ma una prerogativa concessa alle consorti di sovrani di fede cattolica. Nel suo discorso dal balcone del Palazzo, Leone XIV fa inoltre riferimento alle visioni condivise con i sovrani: dall’ecologia integrale, “che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega” alla comune attenzione verso ogni vita umana, “in qualunque momento e condizione”.

Affido al Principato di Monaco, per il legame così profondo che lo unisce alla Chiesa di Roma, un impegno del tutto speciale nell’approfondimento della Dottrina Sociale della Chiesa e nell’elaborazione di buone pratiche locali e internazionali che ne manifestino la forza trasformativa.

Papa Leone XIV accolto dal principe Alberto II e dalla principessa Charlène
Papa Leone XIV accolto dal principe Alberto II e dalla principessa Charlène   (@Vatican Media)

Un incarico di urgente importanza, poiché anche in culture secolarizzate, secondo il Papa, la prospettiva del Magistero sociale della Chiesa “può rivelare la grande luce che viene dal Vangelo al nostro tempo, un tempo in cui a molte persone risulta così difficile sperare”.

Le parole che scuotono sul “progresso sociale”

Sono le 9.35 circa, quando vescovo di Roma, lasciato l’eliporto del Principato, raggiunge la Monaco Vecchia. La zona è informalmente nota come Le Rocher, La Rocca, dove sorge il Palazzo del Principe e affondano le radici dei legami tra la Chiesa monegasca e lo Stato Pontificio. Risalgono al giorno di san Nicola del 1247, quando Innocenzo IV autorizzò la costruzione di una cappella proprio sulla Rocca con la bolla Pro Puritate. Nel 1887, invece, Leone XIII ne emise una che creava la diocesi di Monaco, direttamente soggetta alla Santa Sede. Proprio all’autore dell’enciclica Rerum Novarum, e alle parole che san Paolo VI le dedicò nel 75.mo anniversario, il Papa affida la conclusione del suo saluto. Parole “tanto attuali”, che scuotono.

Per promuovere un progresso sociale occorre una dottrina; è il pensiero che guida la vita; e se il pensiero riflette la verità – la verità sull’uomo, sul mondo, sulla storia, sulle cose –, allora il cammino può procedere franco e spedito; se no, il cammino si fa o lento, o incerto, o duro, o aberrante

La gente ascolta le parole del Papa
La gente ascolta le parole del Papa   (@Vatican Media)

San Francesco, trait d’union tra Leone XIV e Alberto II

Ad attendere il Pontefice nel Cortile del Palazzo, oltre al principe e alla principessa, ci sono i due primogeniti, i gemelli undicenni Jacques e Gabriella. Stringono la mano al Vescovo di Roma, la piccola accenna un inchino. Al momento delle foto di rito, Alberto fa indietreggiare il figlio con fare paterno. 

Seguono l’esecuzione degli inni nazionali, il passaggio in rassegna della Guardia d’Onore e l’Onore alla Bandiera dei Carabinieri del Principe. Leone XIV e Alberto II hanno poi un tête-à-tête privato nel Salon de Famille, mentre in quello Empire avviene il tradizionale scambio di doni: il Papa offre una medaglia d’oro del pontificato e un mosaico di san Francesco. Dono non casuale, se si considera la già citata condivisa attenzione ai temi ambientali e la visita che lo stesso principe riservò al santuario de La Verna nel 2024. Da lì, il saluto dal balcone; poi un altro momento tradizionale: la firma del Libro d’Onore nel Salon des Glaces

In dono al Papa un quadro di San Francesco
In dono al Papa un quadro di San Francesco   (@Vatican Media)

Il primo Papa nel Principato in epoca moderna

Dopo la pronuncia dei rispettivi discorsi, Alberto II e Leone XIV scendono poi nuovamente nel Cortile, dove il principe mostra i due affreschi della facciata: uno raffigura la visita di Papa Paolo III nel 1538 — quella che rende la giornata odierna la prima visita papale della contemporaneità — l’altro il passaggio della salma di Papa Pio VI nel 1802. Infine, entrano nella cappella per un momento di raccoglimento.

I dettagli meno “reali”

Terminati i discorsi, la folla non si disperde subito. Qualcuno resta a guardare, a scattare fotografie al balcone ormai vuoto, come dopo un concerto, quando non si vuole ancora ammettere che è finita. È questo, forse, il dettaglio meno “reale” nel senso dell’etichetta nobiliare, ma il più vero: in un posto abituato da secoli a ospitare i grandi del mondo, anche un momento come questo finisce con una foto mossa da inoltrare agli amici.

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28 marzo 2026, 10:45