“Siamo gente di primavera”, l’appello dei Papi alla speranza oltre guerre e crisi
Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano
È questo ancora un tempo segnato dagli orrori della guerra, da profonde incertezze che lacerano varie regioni del mondo, tra le quali il Medio Oriente e l’Europa orientale. Anche in questo drammatico frangente storico, la famiglia umana conserva la speranza nel futuro, la trepidante attesa di un giorno nuovo. Dopo l’inverno, con il suo ritmo spesso freddo e oscuro, lo sguardo degli uomini e delle donne di buona volontà confida in una nuova e luminosa stagione della storia. Nonostante il gelo che ha fatto inaridire e morire numerosi germogli di vita, è questo un tempo in cui la natura si prepara a rifiorire: il 20 marzo nel 2026 inizia la primavera, la prima delle quattro stagioni dell'anno. La speranza è che, dopo l’inverno, possa germogliare la pace disarmando linguaggi ottenebrati dall’odio.
I Papi, il cristianesimo e la primavera
I Pontefici hanno più volte fatto riferimento alla primavera, dando a questo tempo “colori” che avvolgono in particolare i semi della fede e della riconciliazione. “Il cristianesimo - afferma Papa Giovanni XXIII nel radiomessaggio del 28 marzo 1959 - non è quel complesso di fattori opprimenti, di cui favoleggia chi non ha fede: ma è pace, è letizia, è amore, è vita che sempre si rinnova, come il segreto pulsare della natura all'inizio della primavera”. “Il cristianesimo - sottolinea inoltre Paolo VI durante l’udienza generale del 2 luglio 1969 - è come un albero, sempre in primavera, in via di nuovi fiori, nuovi frutti; è una concezione dinamica, è una vitalità inesausta, è una bellezza”.
Pio XII: la primavera è un tempo di rinnovamento
Un “tempo di rinnovamento, di fiduciosa attesa e di speranza”. È questo il triplice battito unito da Papa Pio XII alla primavera. Nel discorso ai giovani di Azione Cattolica, il 19 marzo del 1958, il Pontefice esorta le nuove generazioni a scorgere, dopo le tenebre del secondo conflitto mondiale, spiragli di speranza “pur in mezzo a tante tristezze e miserie”.
A primavera la terra si desta, ascende la linfa, si aprono le gemme, tornano le foglie sugli alberi; rivivono le siepi, si ammantano di verde i prati e i campi esultano negli alberi in fiore. I cieli si schiariscono; si fanno più lunghi i giorni, più brevi le notti; vi è più luce che tenebra. Senza dubbio vi sono sovente nubi nel cielo, e sulla terra i rovesci del temporale; ma gli uomini ripopolano i campi e s'indugiano più facilmente per le strade: la festa della natura diviene festa di cuori, perché la primavera è tempo di rinnovamento, tempo di fiduciosa attesa, tempo di speranza. Guardate, diletti figli: tutto nel mondo è risveglio. La vita materiale, pur in mezzo a tante tristezze e miserie, si muove sempre verso un maggiore e più diffuso benessere.
Giovanni Paolo II: la primavera della vita è la giovinezza
È la giovinezza la stagione della vita che si può associare alla primavera. Papa Giovanni Paolo II indica questo binomio durante la visita alla parrocchia di San Giuda Taddeo, il 6 aprile del 1997. Il Pontefice polacco, in quella occasione, ringrazia i giovani “per la promessa delle preghiere per il viaggio a Sarajevo”, una città segnata da “molte sofferenze e tragedie”. Una terra dove Papa Wojtyła si è recato proprio durante la primavera di quell’anno.
Quando si pensa alla giovinezza viene in mente la primavera. La primavera è il tempo quando la natura risorge dopo la “morte” dell'inverno. Coincide con la primavera ogni anno la solennità della Pasqua, che ci ricorda la risurrezione di Cristo. Egli con la sua risurrezione ha manifestato che la morte non ha potere assoluto e definitivo. Egli ha vinto la morte e ha manifestato la vita. La primavera della vita umana coincide con la giovinezza. Io vedo qui anche giovani, anche alcuni meno giovani di età, anche alcuni di 70 o 80 anni. Mi congratulo con voi, per questo desiderio di essere sempre giovani di voler tornare alla primavera della vita alla giovinezza.
Benedetto XVI e la primavera dell’umanità
Usando una metafora, che si intreccia con le dinamiche della primavera, Papa Benedetto XVI nel messaggio Urbi et orbi per la Pasqua del 2011 ricorda che “una luce diversa” ha squarciato “le tenebre della morte e ha portato nel mondo lo splendore di Dio”.
Come i raggi del sole, a primavera, fanno spuntare e schiudere le gemme sui rami degli alberi, così l’irradiazione che promana dalla Risurrezione di Cristo dà forza e significato ad ogni speranza umana, ad ogni attesa, desiderio, progetto. Per questo il cosmo intero oggi gioisce, coinvolto nella primavera dell’umanità, che si fa interprete del muto inno di lode del creato. L’alleluia pasquale, che risuona nella Chiesa pellegrina nel mondo, esprime l’esultanza silenziosa dell’universo, e soprattutto l’anelito di ogni anima umana sinceramente aperta a Dio anzi, riconoscente per la sua infinita bontà, bellezza e verità.
Francesco: siamo gente che aspetta il sole
Per i cristiani, nell’orizzonte dell’uomo, “c’è un sole che illumina per sempre”. Papa Francesco, all’udienza generale del 23 agosto 2017, lega questa prospettiva senza limiti ad una domanda.
Crediamo che nell’orizzonte dell’uomo c’è un sole che illumina per sempre. Crediamo che i nostri giorni più belli devono ancora venire. Siamo gente più di primavera che d’autunno. A me piacerebbe domandare, adesso – ognuno risponda nel suo cuore, in silenzio, ma risponda –: “Io sono un uomo, una donna, un ragazzo, una ragazza di primavera o di autunno? La mia anima è in primavera o è in autunno?”. Ognuno si risponda. Scorgiamo i germogli di un mondo nuovo piuttosto che le foglie ingiallite sui rami. Non ci culliamo in nostalgie, rimpianti e lamenti: sappiamo che Dio ci vuole eredi di una promessa e instancabili coltivatori di sogni. Non dimenticate quella domanda: “Io sono una persona di primavera o di autunno?”. Di primavera, che aspetta il fiore, che aspetta il frutto, che aspetta il sole che è Gesù, o di autunno, che è sempre con la faccia guardando in basso, amareggiato e, come a volte ho detto, con la faccia dei peperoncini all’aceto.
Leone XIV e i colori della primavera
Torniamo a questi fragili giorni che scandiscono, tra angosce e dolori, il complesso scacchiere geopolitico del mondo. Sono delicati come un filo d’erba ma possono comunque, anche quando tutto sembra tacere, ricoprire campi - anche quelli dell’agire umano - capaci di rinnovarsi. Le fragilità, anche quelle che intralciano il cammino dell’uomo nella storia, non possono oscurare la bellezza, la meraviglia. Papa Leone XIV, durante la Santa Messa a Tor Vergata il 3 agosto del 2025, sottolinea che, anche durante i mesi gelidi, c’è una energia che “freme sotto la terra”.
Pensiamo al simbolo dell'erba: non è bellissimo un prato in fiore? Certo, è delicato, fatto di steli esili, vulnerabili, soggetti a seccarsi, piegarsi, spezzarsi, e però al tempo stesso subito rimpiazzati da altri che spuntano dopo di loro, e di cui generosamente i primi si fanno nutrimento e concime, con il loro consumarsi sul terreno. È così che vive il campo, rinnovandosi continuamente, e anche durante i mesi gelidi dell'inverno, quando tutto sembra tacere, la sua energia freme sotto terra e si prepara ad esplodere, a primavera, in mille colori.
Questa energia, sottolinea dunque Papa Leone, si prepara a mostrarsi, a primavera. Questa forza rinnovante e rigeneratrice deve essere il tempo dell’uomo che vuole vivere in pace: un quadro policromatico e corale in cui risplenda il linguaggio “disarmato e disarmante” della fraternità. Una “primavera”, attraverso il dialogo, per far fiorire l’uomo, il creato e la pace.
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