Il Papa nella Grande Moschea di Algeri: rispettiamoci a vicenda, costruiamo la pace
Salvatore Cernuzio - Inviato ad Algeri
Una bufera di vento e pioggia si abbatte su Algeri, mentre Leone XIV, dopo essersi seduto e tolto le scarpe, intorno alle 15.55, fa il suo ingresso nella Grande Moschea della capitale algerina. Vi rimane poco meno di dieci minuti, alcuni dei quali trascorsi dinanzi al miḥrāb per un momento di riflessione silenziosa, accompagnato dal rettore Mohamed Mamoun Al Qasimi, con il quale si intrattiene in un momento riservato segnato dallo scambio di doni e da un dialogo in cui il Papa rilancia l’invito al “rispetto” reciproco e al rispetto “per la dignità di ogni persona umana”, oltre all’appello ad essere “promotori di pace e di perdono”.
Tra arte tradizionale e contemporanea
I due, entrambi vestiti di bianco, poco prima avevano girato, l’uno a fianco all’altro, tra le colonne dal bianco acceso che fanno risaltare il tappeto di moquette azzurra con disegni floreali e l’enorme lampadario in cristallo. Arte islamica tradizionale e design contemporaneo si fondono in questo luogo di culto maestoso, esteso su un’area di circa 27 ettari dinanzi alla baia di Algeri. È la terza Moschea al mondo, dopo La Mecca e Medina, e la prima in Africa per ordine di grandezza, capace di ospitare al suo interno circa 120 mila persone. Il suo minareto di 267 metri è il più alto del mondo. Mentre la grande cupola, rivestita con una struttura decorata sovrapposta a piastre in alluminio dorato con ornamenti tipici arabi, si vede già chilometri prima e spezza il generale grigiore.
Con lo sguardo in alto
Nessuno ha parlato all’interno, tutti guardavano verso le volte bianche. Una giovane donna avvolta nel suo chador ha fatto da guida al Papa, sussurrando qualche nota storica e artistica sul luogo. Presenti due cardinali: George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, e Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri. Leone XIV – alla sua seconda visita in un luogo di culto islamico dopo la Moschea Blui di Istanbul - più volte ha alzato il capo. Si è guardato intorno, poi ha camminato verso la nicchia (il miḥrāb, appunto) che indica la direzione della Mecca dove si trova la Kaʿba. Pochi secondi, in piedi e in silenzio, poi la foto con il rettore con il quale si è dunque trasferito nel salone privato.
Il dialogo con il rettore
Qui un momento di dialogo con il rettore segnato dalla gratitudine di trovarsi in un “luogo che rappresenta lo spazio che è di Dio”, nell’ambito di un viaggio in Algeria “terra anche del mio padre spirituale Sant’Agostino, che ha voluto insegnare tanto al mondo, soprattutto con la ricerca della verità, la ricerca di Dio, riconoscendo la dignità di ogni essere umano e l’importanza di costruire la pace”. “Cercare Dio - afferma il Pontefice - è riconoscere anche l’immagine di Dio in ogni creatura, figlio di Dio, in ogni uomo e donna creati nell’immagine e somiglianza di Dio”. Perciò è importante “imparare a vivere insieme con rispetto per la dignità di ogni persona umana”.
L'importanza della "ricerca della verità"
Papa Leone loda inoltre il fatto che all’interno della Moschea sia stato istituito un centro di studio, perché “è importante che l’essere umano sviluppi la capacità intellettuale che Dio ha dato all’uomo, perché possiamo scoprire quando è grande la creazione”, sottolinea. L’incoraggiamento è perciò “con la ricerca della verità”, “attraverso lo studio” e “con la capacità di riconoscere la dignità di ogni essere umano” a “imparare a rispettarci mutualmente, vivere in armonia e costruire un mondo di pace”. Il Papa assicura le sue preghiere “per il popolo di Algeria” e “per tutti i popoli della terra” perché “la pace e la giustizia del Regno di Dio si faccia presente anche in mezzo a noi e che siamo tutti, sempre più convinti, della necessità di essere promotori di pace, di riconciliazione, di perdono e di quello che è veramente la mente di Dio per tutta la sua creazione”.
La firma del libro d'onore
Alla fine, prima di congedarsi e dirigersi a Bab El Oued per la visita privata al Centro di accoglienza e amicizia delle suore agostiniane missionarie e poi nella Basilica di Notre Dame d’Afrique, Leone XIV firma il Libro d’onore. Il messaggio è in francese: “Que la miséricorde du Très-Haut garde dans la paix et la liberté le noble peuple algérien et toute la famille humaine. Possa la misericordia dell'Altissimo preservare il nobile popolo algerino e l'intera famiglia umana nella pace e nella libertà”.
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