Il Papa agli algerini: tra dolore e morte nel mondo, ispirate desideri di comunione

Nella Basilica di Nostra Signora d’Africa ad Algeri, luogo di devozione anche per i fedeli musulmani, Leone XIV incontra la comunità locale. Esorta a guardare all’immagine del deserto, che occupa gran parte del Paese per riconoscere le proprie fragilità contro “ogni presunzione di autosufficienza”. Infine, si raccoglie in silenziosa preghiera davanti al monumento commemorativo per le vittime dei naufragi

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

La Basilica di Nostra Signora d’Africa ad Algeri contempla il Mediterraneo dall’alto, sospesa su un promontorio che supera i centoventi metri. Un orizzonte fertile, mentre l’aridità su cui talvolta poggia la realtà sembra evocare il deserto, per quanto apparentemente paradossale, data la giornata quasi completamente piovosa che si registra nella capitale algerina. La siccità che Papa Leone XIV — incontrando oggi, 13 aprile, la comunità locale nell’ultima tappa del primo giorno del suo viaggio apostolico — mette a fuoco si manifesta in “divisioni e guerre” che prosciugano l’armonia “tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie”. Ma, come vasto è il mare su cui affaccia la città, così, secondo il Pontefice, è “grande” il vivere degli abitanti “uniti e in pace”. Una comunione che, in questo edificio, si fa vocazione in quanto luogo di pellegrinaggi e devozione anche da parte di fedeli musulmani, che rappresentano più del 90% dei visitatori, come afferma il cardinale arcivescovo di Algeri, Jean-Paul Vesco, nel suo indirizzo di saluto. Mare e deserto, acqua e sabbia sono tuttavia unite da un medesimo destino: entrambe troppo spesso inghiottono e trattengono le vite spezzate di migranti "in cerca di un futuro migliore", come sottolinea ancora il porporato. E proprio davanti al monumento che ricorda le esistenze perdute nelle profondità del mare, all’esterno della Basilica, il Papa depone una corona di fiori e si ferma in silenzioso raccoglimento. Un’eco che la pioggia che gli muove il mozzetto, il vento desertico o le onde del mare non riescono a disperdere.

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Le profonde radici algerine

In Basilica, Leone XIV prende parola dopo l’ascolto di un “Inno alla Pace”, composto per l’occasione da fedeli cristiani e musulmani, e di diverse testimonianze portate da membri della comunità.

È con grande gioia e affetto paterno che vi incontro oggi, voi che siete una presenza discreta e preziosa, radicata in questa terra, segnata da una storia antica e da luminose testimonianze di fede.

Parlando di radici, il Pontefice ricorda quelle “molto profonde” della comunità locale, ispirata da testimonianze significative come quelle dei diciannove martiri uccisi tra il 1994 e il 1996 durante la guerra civile.

Hanno scelto di stare al fianco di questo popolo nelle sue gioie e nei suoi dolori. Il loro sangue è un seme vivo che non smette mai di dare frutto.

Il Papa nella Basilica di Nostra Signora d'Africa
Il Papa nella Basilica di Nostra Signora d'Africa   (@Vatican Media)

Nelle terre algerine, inoltre, è risuonata la voce della predicazione di sant’Agostino e di sua madre, santa Monica, ricorda il Papa. Non a caso ai due santi sono dedicate altrettante cappelle all’interno della Basilica.

La loro memoria è un richiamo luminoso ad essere, oggi, segni credibili di comunione, dialogo e pace.

Il dialogo con Dio

Alla luce delle storie ascoltate, il Papa si sofferma su tre aspetti della vita cristiana. Anzitutto la preghiera, pratica tanto essenziale che san Giovanni Paolo II, incontrando giovani fedeli musulmani a Casablanca nel 1985, la paragonò all’aria che si respira.

Presentava così il dialogo con Dio come un elemento indispensabile non solo per la vita della Chiesa, ma per quella di ogni persona.

“Lo aveva capito anche san Charles de Foucauld”, aggiunge Leone XIV, riferendosi a una figura che visse proprio nelle zone desertiche dell’Algeria, al confine con il Marocco.

Raccomandava: “Pregate molto per gli altri. Consacratevi alla salvezza del prossimo con tutti i mezzi in vostro potere, preghiera, bontà, esempio”.

Il Papa pronuncia il suo discorso alla comunità algerina
Il Papa pronuncia il suo discorso alla comunità algerina   (@Vatican Media)

Fedeli alla carità

Il Pontefice si sofferma poi sulla virtù della carità, ispirato dalla caparbietà di suor Bernadette, che testimonia il suo aiuto ai bambini con disabilità e ai loro genitori presso la comunità di Notre-Dame du Lac Bam, nella diocesi di Laghouat

Del resto, è proprio l’amore per i fratelli che ha animato la testimonianza dei martiri che abbiamo ricordato. Di fronte all’odio e alla violenza, sono rimasti fedeli alla carità fino al sacrificio della vita, assieme a tanti altri uomini e donne, cristiani e musulmani.

“Io voglio restare con loro”

Leone XIV richiama gesti importanti ma vissuti nella discrezione, “con la serenità e la fermezza di chi non presume né dispera, perché sa a Chi ha dato fiducia”. Tra tutti, cita fratel Luc di Tibhirine, monaco medico della comunità di Notre-Dame de l'Atlas, ucciso nel 1996 durante la guerra civile algerina. “Di fronte alla possibilità di partire e di mettersi in salvo”, ricorda il Pontefice, “a costo però di abbandonare i suoi pazienti e amici, egli rispondeva: ‘Io voglio restare con loro’”. Un esempio che Papa Francesco aveva definito, in occasione della beatificazione dei martiri locali, “fonte di speranza per la comunità cattolica algerina e seme di dialogo per l’intera società”.

Il Papa con la comunità algerina
Il Papa con la comunità algerina   (@Vatican Media)

Regnino pace e armonia

Il Papa affronta quindi il terzo e ultimo punto della sua riflessione: l’impegno a promuovere la pace. Per farlo, richiama un’iscrizione tratta dai mosaici di Tipasa, antica città romana in Algeria: “In Deo, pax et concordia sit convivio nostro”, “In Dio, possano la pace e l’armonia regnare nel nostro vivere insieme”. Non è un caso che questi due valori abbiano guidato le prime comunità apostoliche, come notato sia da sant’Agostino, che scriveva come la Chiesa “partorisce popoli, ma sono membra di uno solo”, sia da san Cipriano: “Il sacrificio più grande per Dio è la pace che regna tra noi”.

Messaggi forti, semplici e umili

Segno concreto di tutto ciò è la Basilica stessa, capace di raccogliere tutti come figli, “ciascuno ricco della propria diversità”, ma accomunati dalla medesima aspirazione “alla dignità, all’amore, alla giustizia e alla pace”. Di più: figli che vogliono non solo vivere, ma sognare, lavorare, pregare, camminare insieme, sostenuti da un credo “che non isola ma apre, unisce ma non confonde, avvicina senza uniformare e fa crescere una vera fraternità”.

In un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie, il vostro vivere uniti e in pace è un segno grande. Uniti, diffondete fratellanza, ispirando a chi vi circonda desideri e sentimenti di comunione e di riconciliazione, con un messaggio tanto più forte e limpido in quanto testimoniato nella semplicità e nell’umiltà.

Sono proprio le asperità desertiche, conclude il Papa, a ridimensionare “ogni presunzione di autosufficienza”, ricordando che “la fragilità riconosciuta apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire: la riconciliazione profonda dei cuori e, con essa, la pace vera”.

La preghiera davanti al monumento per le vittime dei naufragi

Uscito dalla Basilica, il Pontefice si raccoglie davanti al monumento commemorativo per le vittime dei naufragi. Il mare, lo stesso che brilla all’orizzonte come promessa di vastità e di incontro, si mostra per ciò che spesso è stato, abisso per, come ricorda il cardinale Vesco, "quei migranti in cerca di un futuro migliore la cui vita, prematuramente consumata, troppo spesso finisce in fondo al mare o nel deserto".

Il Papa in preghiera davanti al monumento commemorativo per le vittime dei naufragi
Il Papa in preghiera davanti al monumento commemorativo per le vittime dei naufragi   (@Vatican Media)

“Pregate per noi e per i musulmani”

In precedenza, al suo arrivo in Basilica dopo il trasferimento in auto dal Centro di accoglienza e di amicizia delle suore agostiniane missionarie di Bab El Oued, il Pontefice è accolto da due bambini che gli porgono dei fiori, quindi dal cardinale Vesco e dal rettore, padre Peter Claver Kogh, che gli porge la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione.

Il Papa riceve i fiori da due bambine
Il Papa riceve i fiori da due bambine   (@Vatican Media)

Il Papa attraversa poi la navata centrale e raggiunge l’altare, dove, dopo un momento di adorazione del Santissimo Sacramento, ascolta le parole di benvenuto del porporato, che ribadisce la natura della basilica come “spazio di incontro e di fratellanza”, simboleggiata dall’iscrizione: “pregate per noi e per i musulmani”. Essa, afferma il porporato, “esprime la vocazione materna di Maria per l’umanità intera e la vocazione di questa basilica, che raccoglie tante confidenze e accoglie numerose manifestazioni culturali e religiose, tra cui le giornate mariane islamo-cristiane”. Il pensiero finale del cardinale Vesco è dedicato a quanti seguono l’incontro dalle circa sessanta carceri visitate regolarmente dall’arcidiocesi: "Contano sulla sua preghiera e le assicurano la loro”.

L'abbraccio tra il Papa e il cardinale Vesco
L'abbraccio tra il Papa e il cardinale Vesco   (@Vatican Media)

Le testimonianze della comunità algerina

Le testimonianze che precedono il discorso del Papa si rifanno ai valori da lui invocati. Innanzitutto, la preghiera, richiamata nelle parole di Emmanuel-Ali, collaboratore nel servizio di accoglienza della Basilica, che racconta come molti visitatori giungano oppressi da preoccupazioni, in cerca di “qualcuno disposto ad ascoltarli e a condividere i pesi che portano nel cuore”, osservando come, una volta usciti dall’edificio, ripartano “sereni e felici di essere venuti”. Segue la carità, esemplificata dall’impegno di suor Bernadette. Infine, l’impegno a promuovere pace e unità, testimoniato da Rakel, studentessa pentecostale ventiseienne originaria del Kenya e parte di una giovane comunità locale denominata Tlemcen Fellowship, e da Monia, donna musulmana, che racconta come i fedeli della sua confessione e i cristiani lavorino fianco a fianco nei servizi dedicati ai più vulnerabili, ritrovandosi in una medesima dimensione interiore: la ricerca di Dio nell’aiuto del prossimo.

Il Papa ascolta le testimonianze nella Basilica di Nostra Signora d’Africa
Il Papa ascolta le testimonianze nella Basilica di Nostra Signora d’Africa   (@Vatican Media)

Dopo le testimonianze, intervallate da momenti musicali e dall’esecuzione dell’“Inno alla Pace”, il Papa pronuncia il suo discorso. Seguono un canto a Notre-Dame d’Afrique, la recita del Padre Nostro, la benedizione, l’accensione di una candela nella cappella di santa Monica e l'incontro con diversi membri della comunità locale. Leone stringe mani, scambia qualche parola e porge a ciascuno un dono.

Guarda il video dell'incontro del Papa con la comunità algerina

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13 aprile 2026, 19:00