Il Papa tra gli anziani di Annaba: il cuore di Dio è con gli umili, non con i prepotenti
Salvatore Cernuzio – Inviato ad Annaba
Il cuore di Dio “è straziato” da guerre, violenze, ingiustizie e menzogne. E allora vedere in una città come Annaba – ricca di storia, ma povera di mezzi - una Casa come la Ma Maison, polo di accoglienza e solidarietà per gli anziani gestita dalla Piccole Sorelle dei Poveri, fa esclamare: “Allora c’è speranza!”. Perché “il cuore di Dio non è con i malvagi”, né “con i prepotenti”, ma “con i piccoli e gli umili”.
Leone XIV verbalizza il pensiero che affiora alla mente di quanti varcano il cancelletto di questa struttura situata a Lala Bouna, la collina di Annaba, a fianco alla Basilica di Sant’Agostino. Null’altro che un edificio, risalente all’Ottocento, con all’interno una cappella e una piccola moschea, dove è forte l’odore di carne messa a cuocere e fiori bagnati. Qui nove suore ospitano e si prendono cura - con il supporto di personale retribuito e di volontari - di una quarantina di annabiani. Uomini e donne che, per età o malattia, sono relegati ai margini del perimetro sociale, pieni di bisogni e senza famiglia e reti di assistenza. Tra loro, anche diversi musulmani.
"Dio abita dove c'è amore"
Il Papa si reca in visita nella Casa, viva e attiva grazie anche alla carità degli abitanti di Annaba, come secondo appuntamento del suo secondo giorno di viaggio in Algeria, martedì 14 aprile. Una giornata – anch’essa segnata da una violenta bufera di pioggia e vento - trascorsa interamente in quella che un tempo era conosciuta come Ippona, della quale il vescovo era Sant’Agostino, padre dell’ordine religioso di Robert Francis Prevost. In questa tappa “tutta” agostiniana, Papa Leone, dopo la visita al sito archeologico e prima del pranzo con i confratelli agostiniani, ha voluto ritagliarsi un breve momento nel centro di carità dove, afferma nel suo discorso, “abita Dio”, perché “dove c’è amore e servizio, lì c’è Dio”.
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Con gli abiti della festa
Il Pontefice viene accolto dai canti e dagli applausi delle suore e del personale della Ma Maison, oltre che dalle zagharit, il grido di esultanza tipico delle donne arabe e africane. La stanza è piccola, stretta, ma ricolma dell’entusiasmo dei diversi anziani (tra loro anche l’arcivescovo emerito di Algeri, Paul Desfarges), espresso ognuno secondo le proprie possibilità. Chi muovendo una mano, chi aprendosi in un sorriso, chi spostandosi in avanti con la sedia a rotelle o agitando la bandierina bianco/verde con la mezza luna rossa dell’Algeria. Gli “ospiti” sono agghindati con abiti di festa: tuniche con ornamenti dorati, veli, turbanti, collane, kufi (il cappellino di lana degli uomini musulmani).
Il saluto della superiora
È la madre superiora, suor Philomena Peter, a dare il “marhaban”, il “benvenuto”, al Vescovo di Roma: “Siamo profondamente commossi e grati a Dio per averci concesso questo privilegio di stare insieme”, afferma, definendo l’intero viaggio in Africa “un segno di pace e di unità”. La suora definisce “una famiglia” la comunità presente nella Casa di accoglienza: gli anziani residenti li “amiamo” e “condividono la nostra vita”, spiega. “Le loro vite sono ricche di saggezza, esperienza e gratitudine, ma anche di dolore, solitudine, prove e sofferenza”, assicura la suora. E ringrazia Leone per avere incluso la visita nel programma: “La sua decisione sottolinea l’importanza fondamentale di amare gli anziani nel mondo e prendersi cura di loro”.
La testimonianza dell'arcivescovo emerito
Seguono alcune testimonianze, tra cui quella dell’arcivescovo Desfarges che ricorda di aver accolto come vescovo l’allora padre Prevost all’inaugurazione della Basilica di Sant’Agostino, “splendidamente restaurata”. Ora accoglie il Papa “come residente di questa Casa, residente in mezzo ai miei fratelli e alle mie sorelle residenti, con tutto il personale così attento a tutti e alle nostre care Piccole Sorelle”. Per il presule è questo “una gioia” perché “qui ognuno si fa servitore, servo delle persone anziane, attento ai più fragili, ai più vulnerabili”.
L’arcivescovo emerito si dice testimone della “tenerezza” delle Piccole Sorelle verso gli anziani che accompagnano “fino alla fine della loro vita su questa terra”, come pure del “piccolo miracolo del sorriso e della calorosa stretta di mano” che nutrono lo slancio “degli uni verso gli altri, degli uni per gli altri”. “La sua visita, Santo Padre – conclude Desfarges - conferma la Casa nella sua bella missione di testimoniare l’amore gratuito di Dio per tutti i suoi figli, e soprattutto per i più poveri”.
Le parole del Papa
Parole “toccanti”, le definisce il Papa nel suo saluto: “Ascoltandola e vedendo la sua presenza qui in mezzo ai fratelli e alle sorelle anziani, viene spontaneo lodare Dio e ringraziarlo”. In generale, aggiunge Leone XIV, “penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: allora c’è speranza! Sì perché il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne”. Ma questo stesso cuore “non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi”; è, invece, “con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno”. Come si cerca di fare a Ma Maison “nel servizio quotidiano, nella vostra amicizia e nel vivere insieme”.
I doni
In fila indiana, le suore e alcuni anziani portano al Papa diversi doni, tra quadri e prodotti artigianali. Lui ricambia con coroncine del Rosario per ognuno. Un anziano lo infila nel taschino della camicia dopo averlo baciato. Una foto di gruppo conclude l’incontro, il primo di un Pontefice in questa piccola e nascosta oasi che lancia un segnale in controtendenza rispetto alle brutture del mondo: “Allora c’è speranza!”.
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