L'arcivescovo di Pompei: dono speciale celebrare con il Papa il primo anno di pontificato
Daniele Piccini – Città del Vaticano
“Venendo a Pompei per celebrare il primo anno del suo pontificato, il Santo Padre ci fa un dono specialissimo, che noi vogliamo accogliere con il cuore pieno di gratitudine, affinché la nostra comunità diventi sempre di più santuario di luce, scuola di preghiera e roccaforte di pace”. Le parole di benvenuto dell’arcivescovo Tommaso Caputo, delegato pontificio per il Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario di Pompei, che, venerdì 8 maggio, riceverà la visita pastorale di Leone XIV, esprimono “un’aspettativa entusiasta e gioiosa”. Rappresentano i sentimenti dei fedeli di tutta la cittadina campana, che - come spiega il presule ai media vaticani - hanno fatto pervenire “innumerevoli richieste di partecipazione da ogni dove, che purtroppo, per mancanza di posti non potranno essere tutte soddisfatte”.
Fu San Giovanni Paolo II il primo Papa a visitare Pompei: lo fece nell’ottobre del 1979 e diversi anni più tardi, nel 2003. Nel 2008 fu il suo successore, Benedetto XVI, a venire nella cittadina distante meno di 30 chilometri da Napoli, per pregare davanti al quadro della Vergine. L’ultimo Pontefice a visitare il Santuario Mariano fu Papa Francesco, nel marzo del 2015. La visita di Leone XIV arriva dunque ad 11 anni dall’ultimo pellegrinaggio di Papa Bergoglio.
Monsignor Caputo, come si svolgerà la giornata?
La visita di un Papa è sempre un fatto storico per una città, è direi un evento epocale, che segna sempre un “prima” e un “dopo”. Ogni momento sarà importante. Al centro di tutto sarà la celebrazione dell'Eucaristia, che il Santo Padre presiederà alle ore 10.30 della piazza davanti al Santuario. Alla Messa seguirà la recita della supplica alla Madonna di Pompei, che è l'atto di affidamento a Maria Santissima composto nel 1883 dal fondatore, san Bartolo Longo. Decine di migliaia di persone accoglieranno Papa Leone che simbolicamente darà inizio alla sua visita incontrando il “Tempio della Carità”, cioè la grande famiglia delle Opere di Carità del Santuario, formata da bambini, giovani, adulti e donne sole con i loro piccoli. Poi seguirà un percorso in papamobile per le state adiacenti e prima della celebrazione della Messa il Papa incontrerà in Basilica gli ammalati, le persone con disabilità, gli anziani.
Come si sta preparando la città a questa storica visita?
La visita di un Pontefice si prepara prima di tutto spiritualmente, con la preghiera, e in modo particolare nella nostra città mariana, con la preghiera d’elezione, che è il Santo Rosario. Ovviamente stiamo preparando la visita del Papa anche dal punto di vista logistico: lavoro molto impegnativo, ma che è reso più leggero dalla grande disponibilità delle istituzioni, dalla Prefettura di Napoli alla Regione Campania, dalla città metropolitana al Comune di Pompei, e grazie anche al supporto di volontari di tante associazioni.
Dal punto di vista sociale, qual è il profilo della città di Pompei?
Pompei è una città di circa 25 mila abitanti. È una comunità molto varia e una città moderna, fondata proprio attorno al Santuario, ma è anche una città accogliente. Basti pensare all'afflusso di circa 6 milioni di visitatori l’anno, tra i turisti che visitano il parco archeologico, tra i più famosi nel mondo, e i pellegrini, oltre 2 milioni, che il Santuario accoglie ogni anno. Come nell'intero Mezzogiorno d'Italia non mancano problemi sociali, ma ci sono delle difficoltà causate dal lavoro precario e spesso mal pagato. Molti giovani faticano a trovare un'occupazione stabile e a formare una famiglia. Anche san Bartolo aveva intuito che proprio il lavoro fosse un elemento essenziale affinché i suoi ragazzi diventassero bravi cristiani e onesti cittadini. Per questo i nostri istituti in passato si sono distinti nella formazione al lavoro e anche oggi abbiamo degli specifici progetti per avviare al lavoro i giovani.
Il Papa, durante la sua visita, pregherà, all’interno del Santuario, anche davanti alla cappella di san Bartolo Longo. Che tipo di devozione si sta sviluppando verso questo nuovo santo da parte dei pellegrini che vengono a Pompei?
Innanzitutto va ricordato che è stato proprio Papa Leone XIV a canonizzare san Bartolo Longo il 19 ottobre del 2025. Devo dire che il nostro fondatore era già amatissimo da milioni di pellegrini, che ogni anno giungono al Santuario, anche dall'estero. La canonizzazione però ha ulteriormente promosso questa figura alla devozione dei fedeli di tutto il mondo, che ormai è molto noto in diverse nazioni: in Polonia, in tanti Paesi dell’America Latina e anche in India.
Cosa può dire san Bartolo Longo alla nostra contemporaneità?
È l'esempio di un convertito che in gioventù si è allontanato da una vita autentica di fede ed è un esempio per tutti gli uomini e le donne del nostro tempo perché la sua esistenza dimostra che nessuno può essere escluso dall'amore di Dio e grazie al suo esempio i pellegrini sanno che non c'è peccato o oscurità che possa impedire di tornare a vedere la luce del giorno.
Quale auspica che sarà l’effetto della visita pastorale del Papa sulla vostra comunità?
Il Papa viene a Pompei per confermarci nella fede, per rendere ancora più viva la nostra speranza, per dare un rinnovato slancio alle opere di carità. Il Papa verrà per confermarci nella fede guidati da Maria, a cui rivolgerà la famosa preghiera di san Bartolo Longo, la Supplica. Non può esserci che gioia quando il Vicario di Cristo passa per le strade dell'uomo, perché la sua stessa presenza ci porta a guardare il cielo, ci porta a cercare la vera fonte della nostra letizia, che è una persona, il Signore Gesù, morto e risorto per noi.
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