I saluti al Papa al termine dell'udienza generale I saluti al Papa al termine dell'udienza generale

Dal Papa medici e volontari per una cura che abbatte le barriere

A salutare Leone XIV, al termine dell'udienza generale, una cinquantina di medici dell'Ospedale di Asiago, le Figlie di San Camillo e i giovani volontari del gruppo “Cento braccia” che serve i più fragili. Il Pontefice ha benedetto pure la campana maggiore della chiesa di San Nicola a Valencia in Spagna

Fabrizio Peloni - Città del Vaticano

Aperta con l’omaggio di Leone XIV a Giovanni Paolo II, l’udienza generale di questa mattina, mercoledì 13 maggio - 45° anniversario dell’attentato a Wojtyła e memoria liturgica della Vergine di Fatima - è stata contrassegnata da tante storie che in qualche modo hanno ravvivato in piazza San Pietro il ricordo del Pontefice polacco. "Trentaquattro anni fa san Giovanni Paolo II, con una lettera al cardinale Angelini (allora presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori sanitari, ndr) istituiva la Giornata mondiale del malato. Oggi con i medici e il personale sanitario del nostro ospedale - che ha da poco compiuto 80 anni - siamo qui per sostenere l’importanza della cura del malato e, come Leone XIV ha sottolineato nel suo recente soggiorno a Napoli, il valore di fare rete nella comunità di lavoro e in quella in cui viviamo". Lo afferma, poco prima di incontrare il Papa, don Federico Fabbris, cappellano del nosocomio di Asiago, convinto che "ciascuno di noi può essere un buon samaritano, senza scordare la vicinanza per le persone che hanno perso un loro caro, e mi vengono in mente le famiglie di ragazzi, purtroppo sempre di più, che si sono tolti la vita". Guida il folto gruppo di oltre 50 persone il direttore generale Giovanni Carretta: nel sottolineare l’importanza dell’umanizzazione delle cure, pone in evidenza il fondamentale ruolo di ogni figura professionale "gravitante all’interno di un ospedale, verso cui va sempre rivolta grande attenzione e riconoscenza".

"Cento braccia" al servizio dei più fragili

Poco distanti, una sessantina tra suore Figlie di San Camillo e giovani volontari del gruppo “Cento braccia”, che insieme - nel quartiere romano dell’Esquilino - vivono il carisma del servizio ai malati, agli anziani soli e alle persone più fragili. "Il contesto urbano in cui operiamo è complesso e segnato da profonde fragilità - sostiene la superiora generale, Zelia Andrighetti -. E siamo qui per chiedere al Santo Padre di benedire il nostro operato e la Casa Madre in Via Giusti - dove 115 anni fa morì la fondatrice dell’ordine religioso, santa Giuseppina Vannini -, un punto di riferimento per i tanti malati e senza tetto della zona". Accanto a madre Andrighetti, una delle volontarie ricorda che il nome del gruppo "prende ispirazione dalla frase di san Camillo De Lellis, 'Vorrei avere centro braccia per servire tutti i poveri e i malati del mondo'", sottolineando poi come "la vita in uscita è piena e bellissima, abbatte barriere e crea relazioni uniche". Come quella con Slobodan, "un 74enne di cui ci siamo presi cura che viveva in un sottotetto. Oggi posso dire che noi siamo stati guariti dalle sue piaghe". 

Da Triggiano, in provincia di Bari, un centinaio di fedeli della parrocchia intitolata a San Giuseppe Moscati, il medico santo, hanno partecipato all’udienza generale per chiedere al Pontefice di "benedire le quattro croci della nuova chiesa che verrà consacrata il prossimo 5 settembre", racconta il parroco don Alessandro Manuele, mettendo in evidenza la particolare "attenzione, all’interno della nostra comunità, all’assistenza e alla cura di chi ha problemi di salute".

Dalla Grecia e dalla Spagna

Significativa, per quanto riguarda la valorizzazione della collaborazione accademica con gli atenei pontifici, la presenza di una rappresentanza dalla Grecia dell’Università Aristotele di Salonicco - la più grande del sud-est Europa, fondata nel 1915 -, guidata dal rettore Kiriakos Anastasiadis, e accompagnata in piazza da monsignor Andrea Palmieri, sotto-segretario del Dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani. A dimostrazione del grande patrimonio storico-culturale italiano, presente all’udienza generale la banda musicale di Tolfa, che quest’anno compie 160 anni, il cui direttore, Stefania Bentivoglio, è anche il sindaco del comune, il più a nord della provincia di Roma. E, da Palombara Sabina, due “cerasare” dell’Associazione La Palombella, con indosso abiti storici, hanno donato al Papa un cesto contenente "il prodotto principe della nostra terra, la cerasa, o la ciliegia". Al termine dell’udienza il Vescovo di Roma ha benedetto la campana maggiore della chiesa di San Nicola a Valencia, in Spagna, legata alla figura del Pontefice in quanto «Callisto III fu parroco di San Nicola e con un motu proprio stabilì che da quel momento il Papa. sarebbe rimasto rettore della parrocchia».

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13 maggio 2026, 15:30