Leone XIV presiede la Messa di esequie per il cardinale Camillo Ruini, presso l'Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro. Leone XIV presiede la Messa di esequie per il cardinale Camillo Ruini, presso l'Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro.

Il Papa: il cardinale Ruini, un pastore capace di servire con umiltà e responsabilità

All'altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, Leone XIV presiede la Messa di esequie per il porporato, presidente emerito della Cei, scomparso martedì scorso all’età di 95 anni. All’omelia il Pontefice ne ricorda il motto dell'episcopato “La verità ci renderà liberi”: l’uomo è fatto per il bene a dispetto di “visioni totalmente fluide della realtà”

Daniele Piccini – Città del Vaticano

Un “pastore saggio e sollecito” capace di servire la Chiesa “sia negli incarichi più umili sia in quelli più gravidi di responsabilità”. Una guida per il Popolo di Dio e per i fratelli nell’episcopato in grado di dare orientamento “in momenti importanti e delicati, affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide”. Sono le parole con cui Leone XIV nella sua omelia descrive il cardinale Camillo Ruini - scomparso martedì 16 giugno all’età di 95 anni - presiedendo la Messa di esequie, oggi pomeriggio 18 giugno, presso l’Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro. Il porporato è stato vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma e arciprete della Basilica di San Giovanni in Laterano dal 1991 al 2008; presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007. Il Papa ricorda con gratitudine progetti, intuizioni ed iniziative intrapresi dal cardinale nei lunghi anni del suo servizio alla Chiesa.  

Pensiamo al “Progetto culturale”; all’impegno profuso nel promuovere l’apporto del mondo cattolico nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana; al grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione, qui a Roma; alla sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa, come pure del mondo laico e della società.

Davanti all'altare, poggiato su un tappeto, è stato posizionato il feretro del cardinale. Sul legno della cassa funebre, il libro aperto dei Vangeli, per il quale il defunto ha speso tutta la sua vita. 

Il feretro del cardinale Camillo Ruini, scomparso martedì 16 giugno.
Il feretro del cardinale Camillo Ruini, scomparso martedì 16 giugno.   (@Vatican Media)

Sollecita risposta alla carità di Dio

Il Pontefice ritrova anche nelle letture proposte dalla Liturgia del giorno qualità ed atteggiamenti di fedeltà a Cristo e alla Chiesa, di cui il cardinale Ruini è stato felice esempio. La Lettera ai Romani di san Paolo Apostolo ricorda che nulla può separarci dall’amore di Dio: una verità che ha “animato” anche il porporato. Le “molteplici vicissitudini” in cui l’ex presidente del vescovi italiani ha saputo “accompagnare i fedeli” e le comunità che gli sono state affidate nel corso del suo “lungo servizio” testimoniano di una “risposta di fede” salda e sollecita del cardinale al dono della “carità invincibile del Signore”. Una fedeltà nutrita dalla relazione costante e quotidiana con Dio.

Del resto, egli stesso ha testimoniato che una delle risorse che più lo hanno accompagnato nella sua lunga esistenza, fin dall’infanzia, è stata la preghiera, semplice, accorata, fresca negli anni più teneri e poi maturata nel corso del tempo, fino alla stagione della fragilità e della malattia.

Una vita spesa per i fratelli e per le comunità affidategli

Anche nella lettura del Vangelo del giorno, tratta dall’evangelista Giovanni – in cui Gesù prega il Padre che conceda “a quelli che mi hai dato” di essere “dove sono io” -  il Pontefice rintraccia la stella polare dell’esistenza del cardinale Ruini, tutta investita nel servizio e nell'interpretazione della volontà del Signore.

In esse troviamo riassunto il programma, la direzione e lo scopo ultimo di una vita spesa per il bene dei fratelli e vissuta nella ricerca costante dei disegni di Dio per la propria e la loro salvezza.

Disposizioni personali che il Vescovo di Roma invita a seguire ed imitare.

Facciamo nostro il suo desiderio, di giungere là dove il Signore ci attende e ci desidera, nella gioia eterna, e di camminare verso la meta, gli uni con il desiderio di esserne partecipi assieme agli altri, uniti, in Lui e tra noi, per sempre.

Il porporato recentemente scomparso aveva avuto la possibilità di lavorare “con alcuni grandi Santi dei tempi recenti, quali san Paolo VI e san Giovanni Paolo II”. Soprattutto “dall’esempio di unità di vita” di quest’ultimo, sottolinea ancora il Papa, il cardinale aveva saputo assorbire molto: tanto che i tratti dell’uno, argomenta il Pontefice, possono essere ritrovati nell’altro.

Il Papa legge l'omelia durante la Messa di esequie per il cardinale Camillo Ruini.
Il Papa legge l'omelia durante la Messa di esequie per il cardinale Camillo Ruini.   (@Vatican Media)

In direzione della verità e del bene

Tutte le esemplari prerogative personali del cardinale, ha proseguito ancora Leone XIV, trovano una loro sublimazione nel motto da lui scelto per il suo episcopato: “La verità ci renderà liberi”. Una sapienza biblica che è particolarmente istruttivo ricordare nei nostri tempi, caratterizzati da disorientamento e liquidità.

Siamo fatti per la verità e per il bene, e solo in questo troviamo unità, pace e piena realizzazione, nella vita terrena e per l’eternità. Esse [parole] ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo.

Al termine dell’omelia il Pontefice prega affinché Dio conceda al defunto "il premio della sua pace che non ha fine" e ringrazia le persone che – con “devota devozione” - “hanno accompagnato, coadiuvato e sostenuto il Cardinale” negli anni dei suoi incarichi ecclesiali e anche in quelli della vecchiaia e dell’infermità.

Durante la Messa, animata dalla Schola Cantorum di San Pietro, al momento della preghiera dei fedeli, l'assemblea ha pregato per il cardinale Ruini, chiedendo che possa "eseere unito a Colui che ha amato e che lui ha seguito nel suo servizio alla Chiesa" e che la diocesi di Roma, che il porporato ha servito per molti anni, possa "custodire la sua memoria". 

Alla fine della liturgia, Leone XIV, dopo una preghiera in latino, asperge il feretro di acqua benedetta e lo incensa con il turibolo. Poi esce in processione con i vescovi e i cardinali concelebranti. 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

18 giugno 2026, 17:05