La Chiesa avrà presto 20 nuovi beati, martiri durante la guerra civile in Spagna La Chiesa avrà presto 20 nuovi beati, martiri durante la guerra civile in Spagna

La Chiesa avrà presto 20 nuovi beati, martiri durante la guerra civile in Spagna

Il Papa ha autorizzato la promulgazione dei decreti del Dicastero delle Cause dei Santi relativi al martirio di 20 sacerdoti delle isole spagnole di Ibiza e Formentera. Inoltre, con il riconoscimento delle virtù eroiche diventano venerabili il sacerdote Júlio Emílio Alberto De Lombaerde e le religiose madre Clara Andreu y Malferit, suor Maria Petra Giordano, madre Maria Teresa Tallon e suor Maria Agnese Tribbioli

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Durante l’udienza concessa oggi, 18 giugno, al cardinale prefetto Marcello Semeraro, Papa Leone XIV ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare i decreti relativi al riconoscimento del martirio di Juan Torres Torres e di 19 compagni, sacerdoti diocesani delle isole di Ibiza e Formentera, uccisi in odio alla fede in Spagna durante la guerra civile degli anni ’30 del secolo scorso: saranno beatificati. Sono diventati invece venerabili, con il riconoscimento delle virtù eroiche, madre Clara Andreu y Malferit, religiosa vissuta nell’isola di Mallorca a cavallo tra Cinquecento e Seicento; Júlio Emílio Alberto De Lombaerde, sacerdote e fondatore di varie Congregazioni; suor Maria Petra Giordano, monaca domenicana presso il monastero di Santa Maria del Sasso a Bibbiena, in Toscana; madre Maria Teresa Tallon, fondatrice della Congregazione delle Visitatrici Parrocchiane di Maria Immacolata; e madre Maria Agnese Tribbioli, fondatrice della Congregazione delle Pie Operaie di San Giuseppe.

Juan Torres Torres e 19 compagni uccisi per la fede

Al momento del martirio, che avvenne tra l’agosto e il settembre 1936, questi sacerdoti costituivano circa la metà del clero locale, all’epoca in grande difficoltà vista la crescente limitazione della libertà di culto a Ibiza. Circostanze che spinsero la diocesi a sospendere le processioni per ragioni di sicurezza. Nonostante tale atteggiamento prudente, la tensione sociale sfociò in atti di aperta ostilità, come la profanazione della parrocchia di San Carlos nel 1934 e successivi attacchi incendiari. La persecuzione che ne seguì mirò all’eradicazione totale dell’identità cattolica delle isole, arrivando ad eliminare il prefisso “San” dai nomi dei villaggi. Juan Torres Torres, capofila della causa e il più giovane del gruppo, era un giovane umile e generoso. La sua memoria martiriale e quella dei 19 compagni si è mantenuta viva per tutti questi anni nella Chiesa locale.


Madre Clara e l’esperienza mistica

In un’altra isola spagnola, Mallorca, visse e morì madre Clara Andreu y Malferit. Nata il 4 dicembre 1596, all’età di sette anni fu condotta al monastero di San Bartolomeo a Inca, nell’entroterra dell’isola. Barbara Onofria, questo il suo nome di battesimo, vestì l’abito religioso a dodici anni ed emise la professione religiosa il 17 febbraio 1613, poco dopo aver compiuto sedici anni. Si dedicò alla cura degli ospiti e dell’infermeria del monastero, sviluppando una profonda vita spirituale e vivendo straordinarie esperienze mistiche che la accompagneranno per tutta la vita. A questo proposito il vescovo di Mallorca incaricò un religioso carmelitano di compiere un’indagine che impose diversi provvedimenti. La religiosa prese sul serio le indicazioni ricevute e le osservò. Il 16 giugno 1628 comunicò al confessore che la sua infermità sarebbe stata rapida e chiese di confessarsi, come fosse stata l’ultima volta. Una settimana più tardi entrò in agonia e ricevette l’estrema unzione. Visse in modo esemplare la virtù dell’obbedienza, soprattutto quando fu sottoposta a indagini a causa delle sue esperienze mistiche: accettò tutto con profonda umiltà, sottomettendosi alle decisioni dell’autorità ecclesiastica. La sua fama di santità rende tutt’oggi il monastero di San Bartolomeo un luogo di pellegrinaggio.

Suor Maria Petra e l’insegnamento alle novizie

Originaria di Napoli e cresciuta in una famiglia profondamente devota alla Madonna di Pompei e agli scritti di san Bartolo Longo, era invece suor Maria Petra Giordano, nata nella città partenopea il 4 luglio 1912. Dopo il trasferimento della famiglia a Roma, a causa delle divergenze del padre con il regime politico, la religiosa frequentò la chiesa di Santa Maria sopra Minerva, dove comprese la sua vocazione alla vita religiosa e chiese di entrare nel monastero domenicano di Santa Maria del Sasso, presso Bibbiena, in Toscana. Qui, ottenuta la dispensa della Santa Sede in ragione della giovane età, fu nominata maestra delle novizie e, in seguito, fu anche priora della comunità. Poiché la sua morte risale al 21 giugno 2006, la causa può contare su numerose testimonianze de visu. La religiosa visse tutta la vita ispirandosi al Vangelo.

Madre Maria Teresa e il conforto a migranti e ammalati

Dalla frazione di Hanover, nei pressi di Utica, nello Stato di New York, proveniva madre Maria Teresa Tallon, fondatrice della Congregazione delle Visitatrici Parrocchiane di Maria Immacolata. Nata il 6 maggio 1867 e figlia di immigrati irlandesi, ancora molto giovane confidò alla madre il desiderio di appartenere totalmente a Dio. Nonostante alcune diffidenze da parte degli stessi familiari, venne accolta nella Congregazione delle Suore della Santa Croce e Notre Dame, nello Stato dell’Indiana. A San Francisco, dove era stata assegnata, scoppiò un’epidemia di difterite, che la religiosa contrasse assistendo i malati. Anche durante il ricovero ospedaliero continuò a visitare e confortare gli altri pazienti. Una volta guarita, riprese l’insegnamento presso la parrocchia di St. Paul a Manhattan. Fu proprio lì che, nel 1908, maturò la chiamata a fondare una nuova comunità religiosa di donne “contemplative per la strada”: le Visitatrici Parrocchiali di Maria Immacolata. Nel 1951, all’età di 84 anni, accettò con obbedienza di lasciare il governo della congregazione. Il 10 febbraio 1954 una brutta caduta le provocò delle infermità che la condussero alla morte il successivo 10 marzo. L’intera esistenza della religiosa fu centrata su Dio e sulla missione per l’istruzione dei bambini e degli adulti più trascurati.


La missione di Júlio Emílio Alberto De Lombaerde

Dal villaggio di Beveren-Leie in Belgio proveniva invece Júlio Emílio Alberto De Lombaerde, sacerdote professo della Congregazione dei Missionari della Sacra Famiglia. Nasce il 7 gennaio 1878. È fondatore della Congregazione delle Figlie del Cuore Immacolato di Maria, della Congregazione dei Missionari di Nostra Signora del Santissimo Sacramento e della Congregazione delle Suore di Nostra Signora del Santissimo Sacramento. Intorno ai diciassette anni, ascoltando l’omelia di un vescovo africano, maturò il desiderio di diventare missionario, che realizzò entrando come postulante nella Società dei Missionari di Nostra Signora d’Africa. Partì quindi per Maison-Carrée, presso Algeri, e nel 1910 tornò in Belgio, dove ricevette dai superiori l’incarico di fondare e dirigere la Scuola apostolica a Wakken. Nel settembre del 1912 partì alla volta del Brasile, dove si stabilì dedicandosi al ministero pastorale, alla formazione scolastica e alla catechesi nelle regioni più impervie dell’Amazzonia. Il 19 agosto 1941 gli venne conferita la cittadinanza brasiliana e durante la cerimonia, alla presenza delle autorità civili, parlò dell’amore che nutriva per il Paese. Il 24 dicembre 1944, mentre si recava a Vargem Grande, rimase coinvolto in un grave incidente automobilistico che ne causò la morte. Nel corso della sua vita, il sacerdote fu animato da un intenso ardore apostolico e da uno spirito forte e combattivo, sostenuto dalla preghiera e da una fiducia incondizionata in Dio.

Madre Maria Agnese e la carità nel pieno della guerra

Infine, la storia di madre Maria Agnese Tribbioli, nata a Firenze il 20 aprile 1879 senza il riconoscimento del padre naturale. A causa delle difficoltà economiche familiari, fu inviata presso il Patrocinio di San Giuseppe, dove maturò la vocazione fino a emettere la professione religiosa. Lo scoppio della prima guerra mondiale e altre difficoltà convinsero la religiosa a lasciare l’opera e a fondare la Congregazione delle Pie Operaie di San Giuseppe, che venne accolta nella diocesi di Imola. Numerose le iniziative di carità portate avanti nel corso della Seconda guerra mondiale, tra le quali l’accoglienza di un gruppo di ebrei e il successivo scontro con i soldati tedeschi. Per questo suo impegno, dopo la morte sarà riconosciuta come “Giusta tra le Nazioni”. Nel 1958 si manifestarono i primi problemi cardiaci, che sei anni più tardi la portarono alla morte, avvenuta il 27 febbraio 1965 all’età di 85 anni. La religiosa ha vissuto la fede traducendola in numerose opere di carità ispirandosi in particolare allo stile povero e semplice di san Francesco d’Assisi.

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18 giugno 2026, 12:18