Leone XIV: la guerra non è mai benedetta da Dio. La pace, un dovere di giustizia
Lorena Leonardi - Città del Vaticano
La condivisione nella fede della vera libertà, seguendo l’esempio dei santi Pietro e Paolo; il dono della pace nell’unità, nonostante le tensioni internazionali e la guerra che "non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio"; la concordia nell’obbedienza, capace, mentre appassiscono le ideologie del mondo, di far fiorire nella Chiesa intesa fraterna, carità e slancio missionario. Sono le tre indicazioni di lavoro tracciate da Leone XIV dall'altare della Cattedra in San Pietro stamane, venerdì 26 giugno, durante la Messa di apertura del Concistoro.
Rivolgendosi ai cardinali giunti in Vaticano in occasione dell’appuntamento — il secondo convocato dal Papa, dopo quello dello scorso gennaio — le cui sessioni iniziano stamani in Aula Paolo VI e terminano domani sera, il Pontefice rimarca: “Veniamo a celebrare questa Eucaristia provenendo da ogni parte del mondo: insieme alla nostra vita, offriamo dunque a Dio le comunità e i popoli che portiamo nel cuore, così come i progetti e le esperienze pastorali, liete e faticose”.
Sulle orme di Pietro e Paolo
Una “varietà di affetti e di pensieri” che si concentra in Cristo, “vite vera” da cui fluiscono grazia e verità, “linfa feconda” per il Concistoro, che s’inaugura nella significativa vigilia della solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo.
Sostiamo insieme in questa memoria, che ricorda le colonne della Chiesa cattolica e romana, i due missionari martiri la cui predicazione fece tutt’uno con la loro vita, al punto da diventare parte delle Sacre Scritture.
Torna alla metafora iniziale, Leone XIV, riflettendo nella sua omelia sulle parole di San Paolo ai Corinzi e sui “diversi carismi” —i ministeri e le attività ecclesiali — simili ai “tralci dell’unica vite” —il Signore che infonde lo Spirito Santo nella sua Chiesa — secondo una “organica unità” cui corrisponde il criterio del bene comune, “che fa buoni e gustosi tutti quei servizi ecclesiali”.
Nella fede la vera libertà
Di qui, la prima delle tre indicazioni offerte per il discernimento dei lavori al via: in primis, dice il Papa, “l’esempio dei santi Pietro e Paolo ci incoraggia a condividere nella fede la vera libertà”. È proprio la relazione con il Signore Gesù a liberare da peccato e paura.
La fede è quella virtù, mai scontata, che dà vita alla Chiesa, perché corrisponde alla grazia che nutre i tralci dell’unica vite. La Chiesa viva è la Chiesa che crede, per il dono dello Spirito Santo riversato nei nostri cuori: questa Chiesa porta molto frutto.
Il dono della pace nell’unità
Quindi, dal Vescovo di Roma l’esortazione a chiedere “il dono della pace nell’unità”. Mentre viene diramato a tutti i popoli l’invito alla fede, nella quale si è “davvero liberi”, tensioni internazionali e conflitti “feriscono gravemente la famiglia umana”, rammenta il Papa: tuttavia, prosegue, “non mancano, anzi, si moltiplicano nella Chiesa e nel mondo iniziative ed esperienze che richiamano al rispetto della dignità umana, della giustizia, del diritto, semplicemente dell’umano”.
Quest’ultimo aspetto, rimarca il Pontefice, “è motivo di speranza”, perché “attesta la bellezza dell’opera di Dio”, della cui gloria nel mondo l’uomo è segno. E quando questo segno viene ferito, sottolinea, “tutti siamo feriti”. Quando è corrotto, “tutti ne soffriamo”. Quando è ucciso, “tutti ci sentiamo lacerati”.
Perciò la guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche.
Il Vangelo parla a tutti
Quella della famiglia umana è una unità, chiarisce il Papa, che “precede i singoli popoli e Stati”. E, chiarisce, “non si tratta solo di un dato biologico: è un principio etico”. La pace è un “dovere di giustizia”, spiega, “perché siamo un’unica famiglia umana, una magnifica humanitas che trova in Cristo il proprio Capo e Redentore”.
Riallacciandosi dunque all’enciclica promulgata lo scorso 15 maggio, Leone XIV ne sottolinea la permanenza sul solco tracciato da San Paolo VI con la “civiltà dell’amore” nonostante Guerra fredda, corsa agli armamenti e forti squilibri economici caratterizzassero quel tempo. Anche oggi è possibile immaginare una “via alternativa”: così la testimonianza cristiana diventa “profezia di un mondo nuovo, evangelizzazione e servizio, progetto culturale e sociale che promuove integralmente lo sviluppo umano”.
Mentre annuncia il Vangelo, tra gioie e persecuzioni, la Chiesa non è mai di parte: è per tutti, e a ciascuno rivolge l’identica parola di conversione e di salvezza.
La Chiesa non appassisce
“La concordia nell’obbedienza” è la terza indicazione tracciata al Papa: l’attuazione del Sinodo, evidenzia, “invita tutti a procedere nell’unità della fede, nella promozione della pace, nell’obbedienza alla Parola vivente, che è Gesù”. Fattosi uomo, l’unico Verbo si esprime “in tutte le lingue”; morto e risorto è la vite vera che “porta frutto mediante tutte le culture che i cristiani trasformano dall’interno”.
Così, mentre appassiscono le ideologie del mondo, lo Spirito Santo fa fiorire nella Chiesa l’intesa fraterna, la carità, lo slancio missionario.
Il primato di chi ascolta
Ecco che, nel lavoro comune, la collegialità “fa sintesi della sinodalità alla quale tutti i battezzati partecipano, nell’unità del popolo di Dio”, sottolinea il Papa, evidenziando che sinodalità e collegialità sono “forme della fraternità cristiana”. In questa luce, l’aiuto che proviene dai porporati “nell’esercizio del ministero petrino, trova in me chi chiede, non chi comanda”, conclude il Papa, perché l’autorità del primato “è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro”.
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