Leone XIV: in un mondo ossessionato dal possesso, perdere un po’ del proprio io per l'altro

All’Angelus il Papa indica come impegnarsi nella sequela di Cristo. Occorre distaccarsi dai legami, essere disposti “a perdere” un po’ del proprio io “per fare spazio all’altro” e accogliere. L’amore “è anche perdita”, dice, “difficile” comprenderlo in questo tempo in cui “perdere sembra essere una debolezza e si è ossessionati dall’avere e dal possedere”. Solo donandosi si può “generare vita nuova” nelle relazioni”

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Distacco, perdita e accoglienza: servono per impegnarsi “in una relazione d’amore” con Cristo, “per vivere la sequela ed essere testimoni del suo Regno”. All’Angelus di oggi, domenica 28 giugno, Leone XIV, commentando il Vangelo odierno, spiega ai 20mila fedeli e pellgrini radunatisi in Piazza San Pietro per ascoltarlo, che cosa chiede Gesù a chi vuole seguirlo.

Nel momento in cui inizia a inviare in missione i suoi apostoli, il Signore li vuole liberi da qualsiasi legame. Ma per tutti vale il fatto che anche gli affetti più importanti trovano la loro pienezza  grazie all’amore che Cristo ci dona.

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Il Papa offre l’esempio della “vita matrimoniale: si può viverla pienamente solo ‘lasciando’ la casa dei genitori”. E anche quello della “crescita dei figli: li si aiuta a realizzarsi e ad essere felici educandoli a ‘camminare con le loro gambe’ e a compiere le loro scelte”. È chiaro, a questo proposito, Sant’Agostino, che in un discorso (330) dice: “È doloroso il distacco da ciò che ami. Ma anche l’agricoltore perde temporaneamente ciò che semina”. In pratica, “solo ‘perdendo’ quel seme, gettato nel terreno” l’agricoltore “potrà vederlo fiorire”, chiarisce il Pontefice.

L’amore cresce quando ci si dona

L’amore poi “è anche perdita”, nel senso che cresce quando ci si dona. “Difficile” comprendere tutto questo “specialmente in un mondo in cui perdere sembra essere una debolezza e si è ossessionati dall’avere e dal possedere”, osserva Leone.

L’amore, però, porta frutto solo nel donarsi: quando siamo disposti a perdere un po’ del nostro io per fare spazio all’altro, a perdere un po’ di tempo per ascoltare un amico, a perdere un po’ di comodità per condividere una situazione di disagio.

La logica del dono

Come insegna il Vangelo, se si trattiene la vita solo per sé stessi la si “perde”, perché in questo modo “non si apre alla gioia dell’amore e diventa sterile”. Gesù che “si è offerto, ha perduto sé stesso” e ci ha dato la “sua vita in abbondanza”, “ci invita ad abbracciare la Croce”. Così, aggiunge il Papa “se viviamo nella logica del dono, anche noi saremo capaci di generare vita nuova nelle nostre relazioni”.

L’accoglienza dei fratelli

Infine è “l’accoglienza” a contraddistinguere chi ama come Cristo. “L’amore, infatti, si esprime in scelte e azioni concrete”, fa notare il Pontefice, è fatto anche “di piccoli gesti quotidiani, come quello di offrire un bicchiere d’acqua a chi ha sete”. È ciò che emerge quando Gesù invia i suoi discepoli chiedendo loro “di andare senza provviste, cioè di essere bisognosi, perché in questo modo potranno suscitare accoglienza in coloro che incontreranno”.

Accogliendo chi viene nel nome di Gesù, si accoglie Lui e il Padre celeste che lo ha mandato. L’amore per il Signore passa sempre attraverso l’accoglienza dei fratelli.

Da qui l’invito di Leone XIV a pregare Maria “che ha amato il suo Figlio sapendolo anche perdere” per “essere testimoni umili e gioiosi dell’amore di Cristo”.

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28 giugno 2026, 12:05