Il Papa a Sant’Angelo Lodigiano, Malvestiti: visita sulle orme di santa Cabrini
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
È in fermento Sant’Angelo Lodigiano per l’arrivo di Leone XIV. Il Papa raggiungerà la cittadina dopo aver visitato Pavia e si fermerà nella basilica dei santi Antonio Abate e Francesca Cabrini, per l’adorazione del Santissimo Sacramento e la venerazione del cuore della “madre e patrona dei migranti”. Una preparazione non soltanto organizzativa, quella dei fedeli per accogliere il Pontefice, ma anche un cammino interiore animato da fede e amore con diversi incontri. Sono coinvolte le 121 parrocchie della diocesi, le relative comunità dei 60 comuni del Lodigiano e dei 10 del Sudmilano, pavese e cremonese. Ci saranno tre maxi schermi nella città natale di Francesca Cabrini per seguire la visita del Papa. Saranno collocati in piazza Duca D’Abruzzi e a piazza della Libertà. I primi a ricevere Leone XIV, che arriverà allo Stadio comunale “Carlo Chiesa” in elicottero, saranno i ragazzi dei Grest degli oratori con i giovani animatori e il loro slogan Bella Fra. La basilica parrocchiale dove sosterà il Papa raccoglierà i fedeli di Sant’Angelo, i sacerdoti, le suore cabriniane e le religiose, i rappresentati parrocchiali, i giovani e ancora i sindaci del territorio e le autorità, mentre sul sagrato daranno il benvenuto per primi al Pontefice gli ammalati e i membri delle aggregazioni ecclesiali, coi catechisti.
Nei luoghi di Francesca Cabrini, dove è custodito il suo cuore
“È un incontro con tutta la terra lodigiana, la comunità credente e non credente, che va in ascolto del pastore che ci parla di Dio e di quella pace cui tutti aspirano” ha detto in conferenza stampa il 9 giugno scorso il vescovo di Lodi monsignor Maurizio Malvestiti, ripercorrendo le tappe di preghiera che hanno preparato i fedeli il 24 aprile a Lodi, all’indomani dell’annuncio della visita; il 4 giugno nella basilica di Sant’Angelo; il 7 giugno per il Corpus Domini nella cattedrale di Lodi e ancora il 12 giugno per la solennità del Sacro Cuore di Gesù nella chiesa del Tabor di Codogno, dove è custodito il cuore di santa Francesca Cabrini. Nel ricordo della fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, che ha speso la sua vita nella carità, la visita di Leone XIV si configura “come un appello alla fede e alla speranza, da incarnare nella quotidianità e non solo nei momenti straordinari”, ha spiegato durante la veglia di preghiera del 4 giugno il vescovo di Lodi. “La aspettiamo, con fede e amore”, ha scritto il presule al Pontefice in una lettera, per ringraziarlo di avere deciso di fare tappa in diocesi.
A pochi giorni dall’incontro con il Papa, monsignor Malvestiti descrive ai media vaticani gli ultimi preparativi, auspicando che le parole che Leone XIV rivolgerà ai suoi fedeli possano incoraggiare la perseveranza nel cammino ecclesiale nella missione e nella solidarietà.
Come sta vivendo la diocesi di Lodi l'attesa della visita di Leone XIII a Sant'Angelo Lodigiano?
La Diocesi è riconoscente per la visita del Papa. Si è preparata, dal giorno dell'annuncio, il 23 aprile scorso, in tutte le realtà ecclesiali e particolarmente nelle parrocchie, con momenti significativi a livello diocesano. La veglia per le vocazioni, improntata sulla preghiera per il Papa che chiama ad amare e a servire Cristo nella Chiesa e nel mondo. Abbiamo vissuto questo primo incontro nella storica chiesa cittadina di San Francesco, avvicinando il suo nome a quello di Santa Francesca Cabrini e di Papa Robert Francis Prevost. Anche nella veglia di Pentecoste animata dalle aggregazioni laicali e dai rappresentanti parrocchiali, come nel Corpus Domini in città e in tutte le parrocchie, abbiamo espresso il grazie al Signore per il ministero di comunione di cui è principio visibile il Papa che aspettiamo ma anche disponendoci all’ascolto negli orientamenti che vorrà dare al cammino della diocesi. Infine, abbiamo fatto due trasferte: a Sant'Angelo Lodigiano e a Codogno. Questo secondo momento è stato collocato nella solennità del Sacro Cuore perché a Codogno c'è la chiesa del Tabor tanto desiderata da madre Cabrini. Sabato scorso, il sigillo alla preparazione è venuto dalle ordinazioni in cattedrale di quattro nuovi sacerdoti - tutti giovani: ci siamo scambiati l'ultimo arrivederci con Papa Leone, chiedendo al Signore di assisterlo nelle prove del Servizio Petrino alla Chiesa e all’intera famiglia umana
Lei ha invitato il Pontefice a Sant'Angelo Lodigiano già poco dopo l'elezione. Ci può raccontare di più?
Nel primo incontro con tutti i vescovi italiani, il 17 giugno 2025, nell'Aula delle Benedizioni, dal Palazzo Apostolico, ho salutato personalmente il Papa e io gli ho subito detto: “Santità, quando andrà da Sant'Agostino, come è doveroso, dovrà altrettanto, doverosamente, fermarsi nella diocesi di Lodi: siamo confinanti e a chiederglielo è la sua concittadina”. L'ho visto positivamente impensierito e ho pensato che santa Francesca Cabrini avrebbe ottenuto la visita. Poi, il 6 settembre 2025, al pellegrinaggio diocesano per il Giubileo - eravamo un buon gruppo, circa 800 fedeli - coi sacerdoti e i seminaristi riuniti per il ricordo fotografico gli ho consegnato la lettera per confermare l'invito. Avevo tanti testimoni e gliel'ho ricordato, arguendo dal suo sorriso una benevola disponibilità.
Ci sono diversi legami tra Sant'Angelo Lodigiano e Papa Leone XIII. Nella cittadina della provincia di Lodi è nata santa Francesca Saverio Cabrini, esortata da Leone XIII a recarsi in missione nelle Americhe, dove poi si è prodigata per i migranti e ha fondato scuole, convitti, orfanotrofi, case di riposo, ospedali a New York. Una donna infaticabile, insomma, che è morta, poi, a Chicago, città natale di Robert Francis Prevost. Inoltre, santa Francesca Saverio Cabrini è stata beatificata, nel 1938, il 13 novembre 1938, giorno in cui è nato Sant'Agostino. Come percepite tutte queste coincidenze?
Ci sorprendono a livello spirituale, soprattutto. Alcune biografie di santa Francesca Cabrini raccontano che Papa Leone XIII, nell’affidarle il mandato per la missione, pare l'abbia chiamata col semplice cognome: “Cabrini, devi andare non in Oriente, ma in Occidente”. La scena è raffigurata nella volta della basilica parrocchiale di Sant'Angelo. La missione nelle Americhe è la prova di quanto sia feconda l’obbedienza ecclesiale. Madre Cabrini ha ricevuto addirittura la cittadinanza americana divenendone la prima Santa. Io sono stato con i lodigiani sulle sue orme negli Stati Uniti. A Chicago abbiamo visitato la sua stanza custodita com'era a sua memoria. Ma commuove, soprattutto, il legame con sant'Agostino. Il richiamo al 13 novembre è una cosa simpatica, ma è ben più importante il tema del cuore. Era inquieto anche il cuore di santa Francesca, per l'amore che portava a Cristo Gesù, e voleva ripararlo alleviando l'estrema povertà dei migranti. Nelle Confessioni Sant’Agostino scrive che il cuore è inquieto finché non riposa in Dio, e Francesca Cabrini non riposava mai, perché voleva che riposasse il cuore di Gesù grazie alla vicinanza ai suoi amici speciali: i migranti privati di dignità umana e cristiana.
“Bella Fra” è lo slogan dei ragazzi e dei bambini Grest 2026 della Diocesi di Lodi. Lei ha proposto che sabato abbia un triplice significato, ce lo può spiegare?
“Fra” è abbreviazione di Francesco ma anche i frati si chiamano col diminuitivo “fra”, e forse san Francesco d’Assisi era chiamato fra Francesco. Il Poverello è la figura di riferimento del Grest di quest’anno a motivo degli 800 anni del suo ritorno al Padre. Ma si può applicare a santa Francesca e ora persino al Papa a motivo del suo nome di battesimo “Francis Robert Prevost”, ora Leone XIV. Quindi sabato io tornerò da Pavia, dove tutti i vescovi lombardi saluteranno il Papa, e correrò allo stadio di Sant’Angelo Lodigiano per puntualizzare questi tre “Fra”. Spero che il Papa possa dire qualche parola, prima di impartire la benedizione apostolica a tutti i ragazzi dei centri estivi, con i loro animatori e con i giovani. Magari tenteremo nell'inglese faticoso di santa Francesca Cabrini, come attestano gli storici, di salutarlo dicendo in coro: “Holy Father, thank you, and bless us”. Stiamo facendo le prove. Ma è un segreto pontificio!
Quali frutti si augura dalla visita del Papa per la sua diocesi?
La conferma nella fede che il è compito peculiare del Papa; il risveglio della missione, come responsabilità di tutti i battezzati, e per primi i sacerdoti e i diaconi. Quindi, nel mio saluto, dirò che stiamo pregando perché i ragazzi e i giovani, nella parola del Papa, sentano l’appello speciale di Gesù: “vieni e seguimi”. Infine la solidarietà. Fede, missione, solidarietà come sentieri alla santità, che non teme “le cose nuove”. Non le temevano Agostino e Francesca Cabrini. Il nuovo porta con sé fatiche, ma anche opportunità. Noi, discepoli di Cristo, dobbiamo ricordare che il suo Vangelo è novità.
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