Pietro Bartolo. Pietro Bartolo.  

Il Papa a Lampedusa, Bartolo: un riconoscimento per l'isola, basta morti

Il medico da decenni è impegnato per tutelare i diritti dei migranti in questo lembo di terra lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Dopo il suo impegno al Parlamento europeo ha fondato Rete Lampedusa, un organismo per coordinare le associazioni che danno assistenza a chi lascia l’Africa per venire in Europa. Nelle sue parole, il ricordo dei troppi naufragi avvenuti

Alessandro Guarasci - Città del Vaticano

Pietro Bartolo guarda alla visita di Papa Leone a Lampedusa “con molta fiduciamolta speranza, affinché la situazione per i migranti possa cambiare davvero”. Per lui è un momento fondamentale sarà quando il Molo Favarolo, luogo dove approdano i migranti salvati, sarà dedicato a Papa Francesco. Dal 1992 al 2019 è stato responsabile del presidio sanitario e del poliambulatorio di Lampedusa, e quell’esperienza lo ha profondamente cambiato: “Ho visto tantissime persone morte e questo è un record che mi fa tanto male, ancora ora quando ne parlo, e sto male, devo dire… perché sono persone… Donne, uomini, bambini… Quante ispezioni cadaveriche ho fatto! Quanti Alan Curdi ho visto (il bambino curdo di tre anni trovato morto nel 2015 in Grecia vittima di un naufragio, ndr). Ma ora nessuno si indigna più”.

Lampedusa è sempre pronta ad accogliere

Dunque una visita nel cuore della rotta centrale del Mediterraneo, solcata ogni anno ad almeno 66 mila migranti. “La sensibilità di questo Papa nei confronti delle migrazioni, per quanto mi riguarda, è un riconoscimento a quello che Lampedusa e i lampedusani hanno fatto. Sarà un momento che farà bene a tutti. Per effetto della lontananza – dice Bartolo - per noi è stato sempre difficile ascoltare il Pontefice. Quindi si può immaginare la grande partecipazione, perché per noi tutto quello che viene dal mare è benvenuto”. Nelle parole, di questo medico che ha vissuto sulla propria pelle il dramma delle migrazioni, è ancora vivido il ricordo della visita di Papa Francesco a Lampedusa nel 2013. Quello fu un momento cruciale che ricordò a tutto il mondo che dietro i nomi di chi lascia l’Africa per venire in Europa, ci sono storie, speranze, dolori.

Il senso di Rete Lampedusa, network per dare speranza a chi parte

Bartolo, una volta scaduto il mandato di parlamentare europeo, ha deciso di dare ancora più forza al proprio impegno a favore dei migranti, e ha fondato Rete Lampedusa. Si tratta di un’unione tra associazioni, movimenti, cooperative per dare assistenza a tutti coloro che arrivano in Europa in cerca di aiuto, protezione, lavoro. “Il Giubileo della Speranza – dice Bartolo - è quello che ci deve sostenere. Le cose devono cambiare, non è possibile ancora continuare in questo modo, criminalizzando queste persone, donne, uomini e bambini, perché se potessero arrivare regolarmente, tutte queste morti, tutte queste sofferenze, tutte queste tragedie si eliminerebbero. Certamente bisogna parlare con una voce unica, perché l'obiettivo principale di Rete Lampedusa è mettere insieme tutte le organizzazioni, tutte le associazioni del terzo settore, cooperative, che operano proprio nel campo della migrazione, ma che si occupano anche delle persone più fragili”.

Ascolta l'intervista a Pietro Bartolo.

Formazione e accoglienza certa, per far arrivare i migranti in piena sicurezza

I motivi che spingono le persone a migrare sono tanti. I migranti internazionali nel mondo sono circa 304 milioni, secondo le stime delle Nazioni Unite. Questo numero corrisponde a circa il 3,7% della popolazione globale, un dato quasi raddoppiato negli ultimi trent'anni. La maggior parte si sposta per lavoro o comunque per un futuro migliore per sé o per la propria famiglia, ma crescono coloro che lasciano la propria casa perché devono fronteggiare i cambiamenti climatici. Bartolo sembra credere poco alle strategie messe in atto dalle nazioni industrializzate. “Spesso ho sentito dire aiutiamoli a casa loro, oppure ho sentito dire Piano Mattei. Sono tutte bolle, bolle vuote, vuote, e con questo progetto, con questa Rete Lampedusa nel piccolo, li facciamo venire in tutta sicurezza, dopo aver preso accordi con le imprese, con l'industria, con il commercio che hanno bisogno di tutte queste persone, grazie anche a un percorso di formazione. E magari dopo due, tre anni, quattro, quando desiderano, e dopo aver appreso tutta quel know-how, se vogliono li aiutiamo a ritornare e ad aprire imprese e attività economiche a casa loro”.

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02 luglio 2026, 10:00