Leone XIV: non disperare, neanche nei momenti di buio. Gesù non ci abbandona mai
Daniele Piccini – Città del Vaticano
L’autentica sequela di Cristo non matura attraverso l’esaltazione di sé stessi o nella presunzione delle proprie abilità, ma grazie alla capacità di “non disperare, neanche nei momenti di buio”, quando “ci sentiamo impotenti davanti ai problemi”. Lo sottolinea Leone XIV nella catechesi che ha preceduto l’Angelus in piazza San Pietro di questa domenica, 9 agosto, XIX del Tempo ordinario. Il Papa commenta il brano del Vangelo di Matteo in cui Gesù “sul lago di Galilea, raggiunge i discepoli nel mezzo di una tempesta, camminando sulle acque”.
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La paura dopo il successo
Compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, riassume in Pontefice, il Maestro invita i discepoli “a salire in barca e a prendere il largo”, mentre lui si ritira su un monte a pregare in solitudine. Colti da una tempesta, nel mezzo del lago di Galilea, i Dodici si trovano però sotto la sferza del vento, alla mercé della violenza dei flutti, e “faticano ad avanzare”.
Dopo un’esperienza di successo, in cui erano stati protagonisti di un segno prodigioso, ora si ritrovano impotenti e spaventati di fronte alla minaccia delle onde e del vento contrario.
“Sul finire della notte”, Gesù li raggiunge camminando sulle acque agitate. Gli apostoli, prosegue il Papa, si spaventano, scambiandolo per un fantasma, ma Cristo si fa riconoscere invitandoli a non temere: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”.
L'esperienza della propria impotenza
La presenza del Maestro “cambia tutto”. Pietro vuole andare verso di lui e muove alcuni passi sulle onde per raggiungerlo, ma si “poi si spaventa, affonda e Gesù lo salva”. Quando Cristo sale sulla barca la tempesta si placa e dal cuore dei discepoli sgorga spontanea una professione di fede: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”.
Per giungere a questo, non è bastato loro aver assistito a un miracolo, né aver avuto successo davanti alla gente: hanno dovuto passare attraverso l’esperienza della loro debolezza e, in essa, riconoscere la presenza di Dio. Solo così hanno potuto aprire veramente gli occhi e il cuore alla sua vicinanza, ritrovando pace anche in mezzo alla tempesta.
Il brano del Vangelo di questa domenica, conclude Leone XIV, insegna che Gesù non ci abbandona, “se lo accogliamo umilmente nella barca della nostra vita”. Nella relazione con Lui – con la preghiera, i Sacramenti e l’ascolto della Parola – possiamo trovare pace, “luce e forza per il nostro cammino”.
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