Czerny: la salute integrale non esiste senza la sua dimensione spirituale
Vatican News
Comprendere la salute da una prospettiva “integrale”, che garantisca accesso alle cure mediche ma non manchi di accompagnare spiritualmente quanti in stato di necessità. È questa l’esortazione posta dal cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e inviato speciale del Papa alla 34.ma Giornata Mondiale del Malato, che si celebra presso il Santuario di Nuestra Señora de la Paz, nella Diocesi di Chiclayo, in Perù, oggi, 11 febbraio. Nel suo intervento pronunciato ieri al seminario accademico, teologico e pastorale presso il teatro Moliné del collegio Santo Toribio de Mogrovejo, nella città peruviana, il porporato ha portato “il saluto affettuoso e la benedizione” di Leone XIV, “il vostro amato vescovo”, ricordando gli anni trascorsi dal Pontefice nel Paese del Sud America.
La compassione del buon samaritano, cuore del Vangelo
Dopo aver rivolto il suo saluto al nunzio apostolico in Perù, monsignor Paolo Rocco Gualtieri; al vescovo di Chiclayo, monsignor Edinson Edgardo Farfán; e al segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM), monsignor Lizardo Estrada Herrera, Czerny ha spiegato che i temi del seminario sono profondamente ispirati al messaggio del Papa per la ricorrenza odierna e conducono "al cuore del Vangelo e della missione della Chiesa". Tra di essi, ha evidenziato la compassione del buon samaritano, che invita ad amare facendosi carico del dolore dell’altro; la riflessione sul mistero della sofferenza umana, che interpella la fede e apre a una speranza incarnata; e i progressi delle cure palliative in America Latina e nel mondo, come espressione concreta del rispetto della dignità di ogni persona dal concepimento alla morte naturale. Il porporato ha inoltre sottolineato l’importanza dell’assistenza integrale al paziente, insistendo sul fatto che la dimensione spirituale non è un elemento accessorio, ma un pilastro essenziale dell’accompagnamento: se parliamo di salute integrale, ha aggiunto, la dimensione spirituale non può mancare; senza la dimensione spirituale non è integrale.
Dal discernimento all’azione concreta
Il prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha poi osservato che la Giornata Mondiale del Malato non invita solo alla riflessione e alla preghiera, ma anche a un’azione impegnata. "La sofferenza del fratello malato ci chiede vicinanza, ascolto, politiche pubbliche adeguate, formazione professionale competente e, soprattutto, un cuore sensibile che non rimanga indifferente", ha affermato. Sull’esempio del buon samaritano, ha detto, i cristiani sono chiamati a fermarsi, a prendersi cura e a farsi prossimi, specialmente dei più fragili e dimenticati.
Roma al servizio delle Chiese locali
Riferendosi alla missione del suo Dicastero, Czerny ha ricordato che la salute deve essere compresa da una prospettiva realmente integrale, con implicazioni per la totalità della persona e per l’intera società. In questo senso ha citato la Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium e ha sottolineato che il Dicastero cerca di accompagnare e sostenere le iniziative delle Chiese particolari, delle Conferenze Episcopali, degli istituti di vita consacrata, della Caritas e dei volontari, senza sostituirsi ad essi. "Roma è al servizio delle Chiese locali", ha ribadito, sottolineando che un approccio eccessivamente centralizzato rischia di soffocare le realtà e le esperienze locali. Questo orientamento, ha affermato, fa parte essenziale della riforma promossa da Papa Francesco e proseguita da Papa Leone XIV.
Creare reti e condividere buone pratiche
Il porporato ha riconosciuto le grandi sfide presenti in molti Paesi in tema di assistenza sanitaria, come le condizioni inadeguate dei servizi, la mancanza di accompagnamento spirituale e le difficoltà di accesso alle cure mediche. Di fronte a ciò, ha incoraggiato a rafforzare la collaborazione e la creazione di reti, facilitando lo scambio di buone pratiche e valorizzando tutto ciò che già produce frutti nelle comunità.
Verso un’autentica cultura della cura
Concludendo il suo intervento, l’inviato speciale del Papa ha espresso il desiderio che il seminario fosse "uno spazio fecondo di dialogo e discernimento", dal quale potessero nascere iniziative concrete capaci di rafforzare un’autentica cultura della cura. Una cultura – ha affermato – in cui il malato sia sempre riconosciuto, accompagnato e amato, trovando nella Chiesa e nella società "un volto veramente umano e misericordioso".
Umanizzare il dolore: l’impegno della Chiesa e dell’accademia
Tale visione teologica è stata arricchita dalla prospettiva di esperti come padre Alejandro de Jesús Álvarez Gallegos, che intervenendo al seminario ha sottolineato l’urgenza di una "pastorale dell’ascolto", evidenziando che l’assistenza integrale deve nascere da una carità samaritana che riconosca la dignità intrinseca del paziente al di sopra dei freddi protocolli medici. In questo senso, ha detto, l’umanizzazione della salute si presenta come un imperativo, in cui il professionista e l’operatore pastorale trasformano la vulnerabilità dell’altro in uno spazio di incontro sacro. Questo impegno si traduce concretamente nel rafforzamento delle cure palliative, ambito nel quale la dottoressa Luz Loo ha evidenziato la necessità di un’assistenza che risponda alla sofferenza multidimensionale della persona. La specialista ha insistito sul fatto che tali cure non sono una resa, ma una forma di assistenza e consolazione che garantisce che il paziente non venga abbandonato, estendendo questo supporto essenziale anche alla famiglia e al processo del lutto.
A sua volta, il dottor Guido Solari ha posto l’attenzione sulla necessità di riformare la formazione dei professionisti secondo una bioetica che resista con fermezza alla "cultura dello scarto". Durante il dibattito successivo è stato osservato che la tecnica senza la componente della compassione è priva di senso umano e per questo è imperativo promuovere una giustizia sanitaria che elimini le barriere di accesso per i più bisognosi. In tal modo, la "speranza incarnata" proposta dal cardinale Czerny prende vita nell’esigenza di politiche pubbliche che diano priorità all’ospitalità e alla cura del fratello più fragile.
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