Roche: san Newman, esempio della ricerca della verità che illumina e salva
Cardinale Arthur Roche *
Il 1o novembre 2025 Papa Leone XIV ha celebrato in Piazza San Pietro la Solennità di Tutti i Santi alla presenza dei rappresentanti del mondo educativo giunti a Roma per l’Anno Santo: in tale occasione ha proclamato il presbitero san Giovanni Enrico Newman Dottore della Chiesa e «co-patrono, insieme a san Tommaso d’Aquino, di tutti i soggetti che partecipano al processo educativo» (Papa Leone XIV, Omelia).
Il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha emanato un Decreto a nome del Santo Padre (Prot. N. 760/25, in data 9 novembre 2025, festa della Dedicazione della Basilica Lateranense), con il quale san Giovanni Enrico Newman, presbitero e dottore della Chiesa, è stato iscritto nel Calendarium Romanum Generale il 9 ottobre, con il grado di memoria facoltativa. Insieme al Decreto sono stati pubblicati, in lingua latina, i testi da inserire in tutti i Calendari, nel Missale Romanum, nella Liturgia Horarum e nel Martyrologium Romanum. Spetta ora alle Conferenze Episcopali tradurre, approvare e, dopo la confirmatio/recognitio di questo Dicastero, pubblicare i testi liturgici per tale celebrazione, come previsto dalle norme vigenti (cfr. Lettera Apostolica in forma di Motu proprio Magnum principium).
L’inserimento di san Giovanni Enrico Newman nel Calendarium Romanum Generale a motivo della sua proclamazione come Dottore della Chiesa universale, ha lo scopo di proporre la sua figura come straordinario esempio della costante ricerca della verità che illumina e salva. Nell’omelia della Celebrazione Eucaristica durante la quale si è svolto il Rito della Proclamazione di san Giovanni Enrico Newman, Papa Leone XIV ha ricordato che «il riferimento all’oscurità che ci circonda ci richiama uno dei testi più noti del Santo … l’inno Guidami, luce gentile». E ha proseguito: «È compito dell’educazione offrire questa Luce Gentile a coloro che altrimenti potrebbero rimanere imprigionati dalle ombre particolarmente insidiose del pessimismo e della paura. Per questo vorrei dirvi: disarmiamo le false ragioni della rassegnazione e dell’impotenza, e facciamo circolare nel mondo contemporaneo le grandi ragioni della speranza». Il compianto Papa Francesco, nell’Enciclica Dilexit nos, sottolineava altresì un altro fatto significativo della vita di san Giovanni Enrico Newman che «scelse come proprio motto la frase Cor ad cor loquitur, perché, al di là di ogni dialettica, il Signore ci salva parlando al nostro cuore dal suo Sacro Cuore. Questa stessa logica faceva sì che per lui, grande pensatore, il luogo dell’incontro più profondo con sé stesso e con il Signore non fosse la lettura o la riflessione, ma il dialogo orante, da cuore a cuore, con Cristo vivo e presente» (n. 26).
Nei testi liturgici per questa celebrazione, la Colletta ci rivela l’essenza del percorso spirituale del Santo: Dio lo ha guidato con la sua “luce gentile” fino a condurlo nella pace della sua Chiesa. Quel suo viaggio diventa un’ispirazione e un motivo di supplica anche per noi che desideriamo essere portati fuori dalle ombre e dalle apparenze, per giungere alla luce piena della verità.
La proposta delle letture bibliche vuole illuminare alcune caratteristiche della vita e della persona del Santo. La prima lettura, tratta dal Libro del Siracide, presenta un uomo che, per volontà del Signore, viene colmato con lo spirito d’intelligenza (cf. Sir 39, 8-14). Il Salmo (Ps 39, 2 et 4ab. 7-8a. 8b-9. 10) con il suo ritornello – Ecco, io vengo, Signore, per fare la tua volontà – fa esprimere all’assemblea il desiderio di vivere, come il Santo, la piena docilità al volere di Dio, anche nelle situazioni avverse. Il brano evangelico, preceduto dall’acclamazione con la quale l’assemblea riconosce e accoglie l’unico Padre che è nei cieli e l’unico maestro, il Cristo (cf. Mt 23, 9b. 10b), è tratto dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13, 47-52) nel quale il Regno di Dio è paragonato a una rete gettata in mare che raccoglie ogni genere di pesci. Può comprendere la parabola del Regno solo chi si fa discepolo, diventando così come un padrone di casa che “estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”. Giovanni Enrico Newman si è fatto discepolo alla ricerca della verità di Dio: per questo è diventato per la comunità dei credenti un dottore della fede, capace di tirar fuori dal suo tesoro cose nuove e cose antiche, attingendo dall’intero tesoro della rivelazione, da cui la sapienza dei Santi non finisce mai di attingere.
Nella Liturgia delle Ore viene proposta, dopo la nota agiografica, come seconda lettura dell’Ufficio delle Letture un brano tratta dall’Apologia pro Vita Sua, opera scritta dal Santo nel 1864, nella quale egli racconta la propria esperienza di conversione al cattolicesimo, paragonandola a una nave che entra in porto dopo aver lasciato alle spalle il mare agitato.
Infine, il Martyrologium Romanum colloca l’elogio per il Santo dottore al primo posto tra i Santi ricordati il 9 ottobre. L’inserimento di questa celebrazione nel Calendarium Romanum Generale ci aiuta a contemplare san Giovanni Enrico Newman come un uomo condotto dalla “luce gentile” della grazia di Dio a trovare pace nella Chiesa cattolica. I suoi contributi di grande rilievo teologico ed ecclesiologico, così come le sue composizioni poetiche e devozionali, continuano ad ispirare il cammino spirituale e intellettuale dei fedeli, mentre la sua costante ricerca per uscire dalle ombre e dalle apparenze e giungere alla pienezza della verità, rimane un esempio luminoso per ogni discepolo del Risorto.
* Prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti
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