Il Borgo Laudato Si’ ricorda le vittime delle bombe sul Collegio di Propaganda Fide
Vatican News
La tragedia del 1944 ci ricorda “cosa succede quando l’odio prende il sopravvento” e oggi ricordare “significa dire con chiarezza: la guerra non è mai una soluzione”. E San Francesco, 800 anni dopo la morte, “ci ricorda che un giovane può cambiare strada e cambiare il mondo. Sta a noi decidere quale storia continuare”. Con queste parole don Manuel Dorantes, direttore amministrativo gestionale del Centro di Alta Formazione Laudato Si’, ha concluso la Marcia della Pace nel Borgo Laudato Si’, organizzata all’interno dei Giardini delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, per ricordare il bombardamento degli aerei alleati del 10 febbraio 1944, che fece tra le 500 e le 700 vittime tra le persone che avevano trovato rifugio nel Collegio di Propaganda Fide e a Villa Barberini.
Pio XII e le porte aperte a chi cercava riparo dalla guerra
Davanti a decine di giovani ospiti del Centro di Alta Formazione, cittadini e autorità civili e religiose di Castel Gandolfo e dei Castelli romani, don Dorantes ha rievocato il dramma di 82 anni fa, quando durante la Seconda Guerra Mondiale furono colpiti rifugi che ospitavano migliaia di sfollati civili in zona extraterritoriale. Persone che “cercavano solo un posto sicuro. Cercavano protezione” e che furono accolte da Papa Pio XII, ma molte “trovarono la morte”. Il direttore del Centro ha sottolineato il valore del gesto concreto di Papa Pacelli, che in mezzo alla guerra aprì i cancelli del Palazzo Apostolico, delle Ville e dei Giardini. “Non fece un discorso. Aprì delle porte. Mise a disposizione spazi. Salvò vite. È questo che fa la differenza: trasformare i valori in gesti concreti”.
Il Borgo Laudato Si’ e la scelta di San Francesco
Oggi, negli stessi luoghi, nasce e cresce Borgo Laudato si’, ha proseguito il sacerdote della diocesi di Chicago: “Dove ieri si offriva riparo, oggi si costruisce futuro: fede, formazione, sostenibilità, inclusione sociale. Non è solo continuità di luogo, è continuità di senso. Ieri si proteggeva la vita dalle bombe. Oggi si protegge la vita dall’indifferenza, dall’ingiustizia, dallo sfruttamento della terra e delle persone”. Don Dorantes ha ricordato che questo 2026 è stato proclamato da Papa Leone anno giubilare per gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi. “Francesco era un giovane come tanti di voi: aveva sogni, ambizioni, voleva emergere – ha sottolineato - Andò in guerra. Vide la violenza. E capì una cosa fondamentale: la violenza non costruisce il futuro, lo distrugge”. Per questo scelse di “vivere in modo semplice, senza armi, rispettando ogni persona e ogni creatura. In un tempo di scontri, scelse la pace. In un tempo di odio, scelse il dialogo”.
Leone XIV e la pace “disarmata e disarmante”
Quindi il direttore del Centro di Alta Formazione ha rievocato le parole di Leone XIV a favore di una pace “disarmata e disarmante”. “Disarmata: cioè libera dalla logica delle armi, della forza, del ‘vince chi è più potente’ “. Ma anche disarmante: “cioè capace di spiazzare. Di rispondere all’odio non con altro odio, ma con amore, giustizia, verità e dialogo”. E ha ricordato che la guerra inizia “quando smettiamo di vedere nell’altro un fratello o una sorella” e diventa “un nemico”, “uno da eliminare”, “uno da umiliare”.
Le scelte concrete dei giovani per costruire pace
Alle scelte concrete per costruire la pace “nelle vostre scuole, nelle vostre famiglie, nella nostra città”, don Dorantes ha dedicato un elenco. “Quando in una discussione scegli di non umiliare l’altro, anche se potresti farlo. Quando sui social non condividi un contenuto che alimenta odio o fake news. Quando difendi un compagno preso in giro invece di restare in silenzio. Quando impari ad ascoltare chi la pensa diversamente da te. Quando ti prendi cura dell’ambiente: meno sprechi, più attenzione, più rispetto. Quando nel tuo futuro professionale ti chiedi non solo ‘quanto guadagnerò?’, ma anche ‘che impatto avrò sugli altri?’ ”. Scelte coraggiose, ha aggiunto, perché: “È molto più facile reagire con rabbia. È molto più difficile fermarsi, respirare e scegliere il dialogo”.
Trasformare luoghi feriti dalla guerra in spazi di pace
Qui, a Borgo Laudato si’, ha concluso il direttore, “vogliamo imparare proprio questo: trasformare i luoghi feriti dalla guerra in spazi di pace, le differenze in ricchezza, i conflitti in occasioni di crescita. La pace inizia da qui. Inizia da ciascuno da noi”.
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