La Santa Sede: governi e organizzazioni religiose supportino insieme la famiglia
Daniele Piccini – Città del Vaticano
Lo sviluppo sociale, culturale, morale e spirituale inizia con la famiglia, “il nucleo naturale e fondamentale della società”, come la definisce la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo: chi ha a cuore il benessere degli individui deve dunque supportarla con ogni mezzo.
È il fulcro della dichiarazione resa ieri, mercoledì 4 febbraio, dall’arcivescovo Gabriele Caccia, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, intervenuto nella 64.ma Commissione per lo sviluppo sociale, a New York.
La famiglia, responsabile del benessere dei suoi membri
“La famiglia – ha evidenziato il rappresentante vaticano - è la principale responsabile del benessere dei suoi membri, in particolare dei bambini. Essa promuove inoltre valori che incoraggiano l'inclusione, la solidarietà e l'integrazione sociale. I governi dovrebbero rispettare e sostenere la famiglia e fornire assistenza adeguata quando necessario”.
Al centro di ogni sforzo dello Stato c’è la promozione del bene comune, che va perseguito sostenendo i motori dinamici di tale sviluppo: “Lo Stato deve garantire la coesione, l'unità e l'organizzazione della società – ha spiegato l’arcivescovo Caccia - per consentire il raggiungimento del bene comune con il contributo di ogni cittadino. Gli individui, la famiglia e i gruppi intermedi non possono raggiungere il loro pieno sviluppo da soli”. È proprio lo scopo delle “istituzioni politiche” fornire alle persone quelle “risorse materiali e le libertà necessarie per raggiungere obiettivi culturali, morali e spirituali”.
Il contributo delle organizzazioni religiose
Gli elementi essenziali del “benessere umano”, ha aggiunto l’osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, sono “il soddisfacimento di bisogni fondamentali quali cibo, acqua, alloggio, assistenza sanitaria e istruzione di qualità, nonché libertà”. Affinché questi beni primari possano essere assicurati agli individui, occorre “un coordinamento efficace all'interno dei governi”, dei governi tra di loro e tra governi e tutte le parti interessate, “comprese le organizzazioni religiose”. Una collaborazione che deve essere sempre orientata ai bisogni reali delle persone: “Tale coordinamento deve rispettare il principio di sussidiarietà, promuovendo la collaborazione con le comunità interessate per garantire che le politiche riflettano le esigenze e le priorità di coloro che intendono servire”, ha aggiunto l’arcivescovo Caccia.
La povertà, una malattia che genera nuove crisi
Citando l’esortazione apostolica di Papa Leone XIV, Dilexi te, monsignor Caccia ha poi puntualizzato che “risolvere le cause strutturali della povertà” è non solo urgente per motivi pragmatici – “ottenere risultati” e “ordinare la società” – ma soprattutto “per guarirla da una malattia che la rende fragile e indegna e che potrà solo portarla a nuove crisi”.
Ma non c’è solo la povertà materiale. Le “privazioni della povertà” sono anche “di natura spirituale e morale”: la dimensione spirituale deve dunque ”essere presa in considerazione”, se vogliamo che “le politiche di sviluppo sociale coordinate, inclusive ed eque” siano “efficaci”.
Proprio in considerazione di questo approccio olistico, al termine della sua dichiarazione, il diplomatico della Santa Sede ha invitato “tutti gli Stati” a tenere in considerazione “il lavoro delle organizzazioni religiose che, animate dai propri valori, offrono rassicurazione, speranza e sostegno a chi ne ha più bisogno”.
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