L’immagine e la soglia, George Rouy a “Conciliazione 5”

Una superficie opaca, attraversata da segni che emergono e si ritraggono. Non si lascia leggere subito. Si guarda, poi si torna indietro, si prova a ricomporre. È da questa resistenza che prende forma “Presence in Form”, la mostra di George Rouy inaugurata il 20 marzo 2026 a Conciliazione 5, primo capitolo del programma “Leggere di nuovo” curato da Donatien Grau, dedicato alla lettura come esperienza umana e culturale

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

La lettura, nel progetto ideato da Donatien Grau, non coincide con il solo libro, né con una pratica in declino. Filologo e studioso dell’antichità romana, Grau è oggi una delle figure più attive nel panorama museale europeo e porta in questo progetto un'idea precisa. “La lettura dei libri è solo una parte”, osserva. “Leggere è il modo in cui l’essere umano entra in relazione con il mondo”. È qui che il progetto trova il suo centro: interrogare una facoltà. La lettura come attività primaria della mente, come gesto che struttura il rapporto con la realtà.

Il cardinale José Tolentino de Mendonça, ,George Rouy  e Donatien Grau
Il cardinale José Tolentino de Mendonça, ,George Rouy e Donatien Grau   (©Riccardo Capobianco)

In questo senso, "Conciliazione 5" - lo spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea voluto dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, aperto sull'omonima via - diventa parte integrante del dispositivo, come punto di contatto diretto. “Il vetro tra l’opera e la strada non è un limite, ma una soglia”, dice Grau. Uno spazio di esposizione e insieme di emissione, dove l’opera si offre allo sguardo di chi passa, senza mediazioni.

Il video sull'inaugurazione della mostra

Un dipinto da leggere

La scelta di George Rouy (1994), artista britannico già presente in importanti contesti internazionali, nasce da un’intuizione. Il suo lavoro - fino a oggi legato anche alla figura - viene qui spinto verso una dimensione più radicalmente astratta. “Non sapevo esattamente come, ma sentivo che il suo lavoro aveva a che fare con la lettura”, racconta Grau.

La mostra di Conciliazione 5.
La mostra di Conciliazione 5.   (©Riccardo Capobianco)

Rouy, da parte sua, riconosce un processo che si è chiarito nel tempo. Per circa due mesi, durante la realizzazione dell’opera, la pratica pittorica si è organizzata attorno a due poli: lettura e suono. “Dividevo la giornata: da una parte la lettura, dall’altra il canto”. Gli audiolibri - dalla riflessione spirituale di John O’Donohue (Beauty), al testo mistico medievale The Cloud of Unknowing, fino alla poesia e scrittura musicale della cantutrice britannica PJ Harvey - non costituiscono un semplice accompagnamento, ma entrano nel lavoro come ritmo e durata, come condizione mentale.

Da questa immersione emerge una direzione precisa: “Il primo pensiero è stato la luce, l’illuminazione e la riflessione. Una riflessione su di sé, tra interno ed esterno”. Il dipinto nasce come superficie stratificata, attraversata da segni che si depositano, si cancellano, riemergono. Come osserva il curatore, “quest’opera riguarda una rimozione e la creazione di strati, una sorta di stratificazione continua e di rottura della superficie”. Rouy parla di un processo di decisioni continue: lasciare, togliere, interrompere, sovrapporre. L’immagine si presenta come un campo da attraversare, simile a un muro di iscrizioni consumate, dove la lettura è possibile ma non si esaurisce mai. L’artista stesso lo descrive con precisione: “All’inizio era quasi argento cromato, ma col passare del tempo ha acquisito sempre più patina, è diventato sempre più sporco, ed è proprio così com’è adesso; e quando lo guardo mi viene in mente un muro con delle iscrizioni, insomma, e sembra proprio che si tratti di iscrizioni che riusciamo a malapena a leggere, in realtà”.

Suono, corpo, voce

Accanto alla pittura, un elemento decisivo: il suono. Per Presence in Form, Rouy realizza un’opera sonora composta interamente dalla propria voce, costruita come un coro e diffusa quotidianamente nello spazio urbano, ogni giorno al tramonto, accessibile anche tramite QR code.
La voce introduce una dimensione fisica, respiratoria. “C’è qualcosa nell’espulsione del respiro”, osserva, “che è profondamente legato al corpo”. Il respiro non è metafora: è la materia stessa del suono, il gesto che precede parola e nota. Portarlo dentro il lavoro significa che la pittura e il canto condividono la stessa origine corporea, lo stesso atto di dare forma a qualcosa che altrimenti resterebbe interno. La lettura diventa ascolto, il testo si fa voce, la voce si deposita nella pittura. Ne deriva una pratica unitaria, che l’artista riconosce come tale solo ora: “Mi sembrava di vivere due vite separate - la figurazione e l’astrazione. Ora iniziano a emergere insieme”.

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/content/dam/vaticannews/multimedia/2026/marzo/21/DSC02133.jpg   (©Riccardo Capobianco)

Una soglia sul contemporaneo

Il progetto artistico dedicato all'atto del "Leggere", una riflessione della durata di un anno attraverso il lavoro di importanti artisti contemporanei, inaugurata da questo  allestimento, si inserisce in un momento preciso: l’inizio del pontificato di Papa Leone. “Abbiamo pensato alla lettura come accesso alla vita interiore”, afferma il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione. Non solo esperienza spirituale, ma anche fondamento della cultura e della civiltà. "Conciliazione 5", aperto nel 2025, si configura come un luogo di attraversamento: uno spazio espositivo e un punto di contatto diretto con il presente. “Un’antenna capace di intercettare il contemporaneo”. In Presence in Form tutto questo trova una forma visibile e sonora: un dipinto che chiede di essere letto, una voce che chiede di essere ascoltata, uno spazio che chiede di essere attraversato. Uno spazio da comprendere, non decifrare.

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"Presence in Form"
21 marzo 2026, 16:00