San Benedetto da Norcia San Benedetto da Norcia

Semeraro: San Benedetto, modello di autenticità per un mondo inquieto

Il cardinale prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi ha presieduto oggi a Subiaco la Messa per la festa del Transito del padre del monachesimo occidentale. L’ascolto della Parola di Dio aiuta a evitare “l’arbitrio” che porta solo “distruzione, dolore e morte”, come sta accadendo “in queste settimane” nel mondo

Vatican News

Oggi come ieri, in “un mondo inquieto”, san Benedetto invita alla “piena autenticità umana e spirituale”. Lo ha evidenziato il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei santi, celebrando  stamani, sabato 21 marzo, nell’antico monastero di Subiaco, la Messa per la festa del Transito del padre del monachesimo occidentale.

Piegare l’orecchio del cuore al Signore

Del Santo originario di Norcia e della Regola da lui voluta — che Leone XIV ha definito  “la spina dorsale della spiritualità monastica europea” (Dilexi te, n. 55) — il porporato ha messo in risalto nell’omelia il verbo “ascoltare”, ossia “piegare l’orecchio del cuore” al Padre, divenendo “responsabili” e “adulti”. “Spesso — ha spiegato Semeraro — qualcuno pensa che la vita si realizza agendo da soli, decidendo in autonomia e secondo privati criteri. Accade nella vita sociale e nella politica. A quanti esempi di arbitrio stiamo assistendo in queste settimane” da cui nascono “soltanto distruzione, dolore, morte”. Il Vangelo, invece, indica “un’altra strada: quella dell’ascolto, dell’accoglienza, del rispetto dell’altro. È lì che nasce qualcosa di nuovo; è lì che si genera spiritualmente”. E “tutto questo San Benedetto lo sapeva bene”.

La tensione verso un bene maggiore

Ma ascoltare la Parola non è sufficiente, ha proseguito il prefetto: occorre poi portarla a compimento “efficacemente”, come la stessa Regola indica. Questo avverbio — efficaciter in latino — Semeraro lo ha declinato nel “desiderio di fare un passo in avanti: perché quando la Parola di Dio la si conosce per davvero, allora ci si innamora di Lui e la vita cristiana diventa tensione”, o anche “inquietudine”, come affermava Sant’Agostino. La perfezione cristiana, dunque, “consiste nella disponibilità a raggiungere ogni volta un bene maggiore” e nel considerare ogni mèta raggiunta sempre come “una tappa”. 

L’inquietudine verso Dio

Al riguardo, il porporato ha citato le pagine della Vita di San Benedetto in cui San Gregorio Magno descrive il Transito del futuro patrono d’Europa: pur colpito da violente febbri, egli “si tenne ritto in piedi, con le mani levate al cielo. Ed è così che emise l’ultimo respiro: in atteggiamento di tensione verso Dio”.

Il ritiro dal mondo

Il cardinale  ha poi accostato la figura di Abramo a quella del Santo da Norcia: entrambi, infatti, vissero l’esperienza dell’esodo. Il primo abbandonò la sua terra, come indicato dal Signore; il secondo, “desideroso di piacere a Dio solo, si ritirò dal mondo”, fondando il monachesimo. E fu proprio questa obbedienza al Padre a permettere ad Abramo e a Benedetto “di generare dei figli — ha concluso Semeraro —. È solo nell’obbedienza a Dio, infatti, che spiritualmente si genera”.

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21 marzo 2026, 15:30