Una donna libanese alla Messa del Papa a Beirut dello scorso dicembre Una donna libanese alla Messa del Papa a Beirut dello scorso dicembre

Libano, il ministro degli Esteri chiede aiuto alla Santa Sede per i cristiani del Sud

Colloquio telefonico tra l’arcivescovo Gallagher e il ministro Raggi. In un post su X, il politico libanese fa sapere di aver chiesto alla Santa Sede di “intervenire e mediare per preservare la presenza cristiana” nei villaggi della zona meridionale, al confine con Israele, attualmente sotto attacco e di aver ricevuto la rassicurazione che sono in corso contatti diplomatici per fermare l’escalation e impedire lo sfollamento dei cittadini

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano

Il Libano si appella alla Santa Sede chiedendo aiuto e protezione per preservare la presenza dei cristiani nel sud del Paese, al confine con Israele, colpiti da bombardamenti incessanti e ordini di evacuazione che hanno causato una massiccia crisi umanitaria. È Youssef Raggi, ministro degli Affari Esteri del Paese dei Cedri, a far sapere tramite il suo account sul social X di aver avuto in giornata un colloquio telefonico con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali. Il dialogo tra i due è stato confermato pure dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.

Contatti diplomatici

Gallagher e Raggi, informa quest’ultimo, hanno “scambiato opinioni sugli ultimi sviluppi in Libano e sulla difficile situazione dei villaggi di confine nel sud. Ho chiesto alla Santa Sede di intervenire e mediare per contribuire a preservare la presenza cristiana in quei villaggi, i cui abitanti hanno sempre sostenuto lo Stato libanese e le sue istituzioni militari ufficiali e non sono mai venuti meno a questo impegno”.

Monsignor Gallagher, stando a quanto riferito dal politico libanese, “ha affermato che la Santa Sede sta prendendo tutti i contatti diplomatici necessari per fermare l'escalation in Libano e impedire lo sfollamento dei cittadini dalle loro terre”. Ha anche assicurato che “il Libano è sempre stato, e continua a essere, nelle preghiere di Sua Santità il Papa”.

Le parole del Papa a Beirut

Il Libano è stata infatti la tappa, insieme alla Türkyie, che Leone XIV ha scelto per il suo primo viaggio apostolico internazionale lo scorso dicembre. Viaggio durante il quale il Pontefice, tra i vari temi nei diversi pronunciamenti pubblici, ha affrontato proprio la questione dell’emorragia demografica dei cristiani nel Paese dei Cedri che ospita la più grande comunità cristiana del Medio Oriente, composta principalmente da maroniti, ma anche da ortodossi greci, melkiti e armeni. Il Papa aveva definito la permanenza dei cristiani una missione per sviluppare una “civiltà dell'amore e della pace”. E lo stesso presidente Joseph Aoun, accogliendo il Papa a Beirut, affermava che "Se i cristiani in Libano dovessero scomparire, il delicato equilibrio crollerebbe e con esso la giustizia”.

Dolore per il Medio Oriente

È di ieri poi la manifestazione di cordoglio del Papa – diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede - per quanto accade nelle regioni mediorientali, e in particolare per i tanti “innocenti”, in primis bambini, vittime dei bombardamenti. Tra loro anche il sacerdote maronita padre Pierre El Raii, ucciso ieri a Qlaya mentre cercava di soccorrere uno dei parrocchiani rimasto ferito durante un attacco che aveva colpito una casa nella zona della sua parrocchia, in montagna.

Sull’episodio era intervenuto in serata anche il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, affermando che “anche la Chiesa” non è immune dalle “sofferenze della popolazione”. Il porporato ribadiva pure l’importanza degli strumenti della diplomazia, “strumenti della parola, della ragione, della saggezza” ma che non sempre vengono accolti. “Non abbiamo strumenti coercitivi per imporre la nostra visione delle cose”, ha detto, assicurando che la Santa Sede continua ad “insistere su quelli che sono i principi fondamentali che devono reggere la convivenza civile e pacifica tra i popoli” e che continua a “parlare con tutti”. Quanto al pericolo di non avere più una presenza cristiana in Terra Santa e nel Medio Oriente in generale, Parolin ha affermato che è un rischio sempre denunciato dalla Santa Sede: "Certamente la guerra, la destabilizzazione, i conflitti, l'odio che aumenta, non favoriscono una presenza dei cristiani, quindi questo è il motivo ancora di più di preoccupazione”.

Vicinanza e preghiera

Da parte della Santa Sede era giunta ai libanesi nei giorni scorsi pure la vicinanza del cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale, che esattamente un anno fa, nel febbraio 2024, aveva visitato su mandato del Papa (allora Francesco) il Libano, reduce dalla guerra tra Israele ed Hezbollah. Il porporato si era recato nella zona sud, visitando il villaggio di Alma al-Shaab e guardando con i suoi stessi occhi la distruzione dei bombardamenti che non aveva risparmiato case e chiese. Czerny ha fatto pervenire la sua vicinanza agli abitanti del villaggio di Alma al-Shaab, ma anche di Rmeish, Ein Ebel, Debel e altre zone limitrofe assicurando loro la costante preghiera in questo momento drammatico.

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10 marzo 2026, 18:30