Il cardinale Parolin ad Assisi Il cardinale Parolin ad Assisi 

Parolin: i grandi della Terra ascoltino il grido di chi vuole un mondo nuovo

Il segretario di Stato vaticano, in un’intervista a fra Giulio Cesareo, direttore dell’ufficio comunicazione del Sacro Convento di Assisi, ricorda che nel “panorama preoccupante” di questi tempi non mancano “i segni di speranza”, persone che vogliono “una società nuova” dove la fede “offre concretamente indicazioni, soprattutto il tema della fraternità”

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Segni di speranza “esili” ma comunque presenti in un mondo complesso, attraversato da crisi e guerre, dove non mancano le persone che fanno sentire la loro voce e dove la fede contrasta la facile tentazione di sentirsi circondati solo da nemici, grazie soprattutto all’amore insegnato da Gesù che “si fa tutto a tutti e che cerca di costruire una realtà di pace”.

E’ la riflessione del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, contenuta nel podcast “Parole povere” sul canale youtube “San Francesco d’Assisi” pubblicata oggi, primo aprile; un’intervista realizzata da fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio Comunicazione del Sacro Convento di Assisi, lo scorso 15 marzo scorso quando il porporato ha presieduto una Messa nella Basilica superiore in occasione dell’ostensione straordinaria delle spoglie di San Francesco per l’anniversario degli 800 anni dalla sua morte.

La speranza è di chi non si rassegna

Il cardinale parla di “panorama preoccupante” riferendosi a quanto accade nei vari scenari del mondo. “Se ci guardiamo intorno – afferma - noi restiamo tutti veramente preoccupati di quello che sta succedendo”. “Ma i segni di speranza ci sono proprio nella gente”, sottolinea Parolin, che non si rassegna, “non accetta passivamente questa realtà e dice che è possibile un mondo nuovo, è possibile anche una società nuova, è possibile anche un modo di vivere e di rapportarsi nuovo”.

La fede nell’amore

Un modo nuovo che nasce da “un grande motivo di speranza”, aggiunge il segretario di Stato, “la nostra fede” che “offre concretamente delle indicazioni, soprattutto il tema della fraternità”. “Di fronte a un modo diviso come il nostro, dove c’è il pericolo di sentirsi circondati soltanto da avversari e da nemici, - ammette il cardinale - il messaggio che oggi ci viene da Francesco, che riprende il messaggio di Gesù, è quello di amare tutti, amare anche i nemici. È soltanto da questo amore che possiamo attingere la speranza: un amore che si fa tutto a tutti e che cerca di costruire una realtà di pace”.

Un grido che diventi azione politica

Per Parolin i grandi della Terra non dovrebbero restare sordi al “grido di protesta” delle persone che non si lasciano vincere dalla passività rispetto a quanto accade nel mondo. Sarebbe importante – precisa – che questo grido si trasformi “in un’azione politica” ma aggiunge che i leader mondiali “non sono molto sensibili e molto attenti alla voce che sale dalla base”. Dà speranza e fiducia il fatto di non abituarsi “a un certo modo di vivere e di intendere le relazioni personali segnate dalla violenza e della sopraffazione. C’è questa speranza – sottolinea il cardinale - che viene dal Vangelo”.

San Francesco, messaggio di speranza

Soffermandosi poi su San Francesco ricorda che il poverello di Assisi “richiama la centralità di Cristo” e in questo tempo di smarrimento, il cardinale evidenzia la necessità di “proporre persone, non tanto idee, che possono diventare davvero un punto di riferimento per la gente”. Questo spiega anche il grande flusso di pellegrini ad Assisi per l’ostensione delle spoglie del santo, perché "la gente sente il bisogno di avere davanti dei modelli e degli esempi” nella quotidianità. “Francesco è un messaggio di speranza che si mette in continuità con il messaggio che abbiamo cercato di vivere durante l’anno giubilare”.

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01 aprile 2026, 18:30