Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, alla Casina Pio IV Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, alla Casina Pio IV

Parolin: la salute mentale dei giovani, emergenza che richiede risposte strutturali

La crisi di senso al centro dell’intervento del segretario di Stato al convegno su salute mentale, tecnologie digitali ed educazione in corso alla Casina Pio IV in Vaticano: "La società offre ai giovani ogni mezzo ma nessun fine"

Fausta Speranza - Città del Vaticano

Il legame profondo tra l’educazione che “si trova al crocevia di tensioni molteplici”; la “crisi di senso” di “una società che offre ai giovani ogni mezzo ma nessun fine”; la “responsabilità enorme” per “decisioni” e “politiche” che “avranno effetti che si protrarranno per generazioni”. È questo il cuore dell’intervento del segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, questa mattina al convegno internazionale “Mappe di speranza per un’agenda educativa regionale: salute mentale, tecnologie digitali ed educazione” in corso oggi e domani alla Casina Pio IV. L’incontro riunisce ministri e ministre dell’educazione dei Paesi iberoamericani, insieme con esperti, accademici e rappresentanti degli organismi internazionali, per riflettere sulle principali sfide educative contemporanee. Un incontro che il cardinale Parolin ha definito “di particolare rilevanza e attualità” ricordando “la consapevolezza, sempre più diffusa nella comunità internazionale, che l’educazione non è un capitolo tra i tanti dell’agenda politica, ma un pilastro dello sviluppo umano integrale, della convivenza pacifica e della giustizia sociale”.

Un futuro più umano

In particolare, in relazione allo spazio iberoamericano, il cardinale rileva che “i sistemi educativi della regione, pur avendo compiuto progressi significativi nei decenni scorsi in termini di accesso e copertura, si confrontano oggi con sfide qualitative, che richiedono risposte nuove: la formazione integrale della persona, lo sviluppo delle competenze socioemotive, la protezione dei più vulnerabili, l’integrazione responsabile delle tecnologie digitali”. Sono “sfide che non possono essere affrontate con interventi settoriali o frammentari, ma esigono una cooperazione strutturata, multidimensionale e sostenuta nel tempo”. E sono sfide che peraltro la Santa Sede segue da sempre nel mondo nella convinzione che “l’educazione sia una delle forme più alte della carità e uno degli strumenti più efficaci al servizio della dignità umana e del bene comune”. Da qui, l’appello del segretario di Stato a “tracciare percorsi concreti, realistici, condivisi, che conducano verso un futuro più giusto e più umano”.

Il Patto Educativo Globale

È chiaro il richiamo al Patto Educativo Globale che Papa Francesco ha lanciato nel 2019 affinché tutti gli uomini e le donne di buona volontà si unissero in “un’alleanza per l’educazione capace di generare fraternità, pace e giustizia”. La prospettiva è quella indicata dalla lettera apostolica Disegnare mappe di speranza firmata da Leone XIV il 27 ottobre scorso in occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione conciliare Gravissimum educationis.  “In quel testo – sottolinea il cardinale Parolin - il Santo Padre ha ricordato che l’educazione non è un’attività accessoria, ma forma la trama stessa della missione della Chiesa nel mondo; ha invitato a costruire una ‘costellazione educativa globale’, nella quale ogni istituzione, ogni comunità, ogni soggetto educativo, come una stella nel firmamento, brilli della propria luce e, al tempo stesso, contribuisca a tracciare una rotta comune”.  Pertanto, Parolin chiarisce che sono tre “le nuove priorità che arricchiscono i percorsi del Patto Educativo Globale: la cura della vita interiore, il digitale umano e l’educazione alla pace”. Precisamente le questioni alle quali è dedicato l’incontro. 

L'emergenza dei giovani

Il tema della salute mentale merita un’attenzione particolare, ribadisce Parolin, affermando che “i dati sono eloquenti e, per molti versi, allarmanti” e che “in molti contesti questi disturbi rimangono senza diagnosi e senza trattamento adeguato, soprattutto là dove le condizioni di vulnerabilità socioeconomica sono più acute”. Al centro del problema ci sono i giovani con l’incremento di livelli di ansia, depressione e sofferenza psicologica del post-pandemia.

Di fronte alla tentazione di “ridurre il problema a una questione clinica, delegandolo esclusivamente al sistema sanitario”, il cardinale Parolin ricorda che la “Chiesa ha sempre insegnato che la persona umana è un’entità inscindibile di corpo, mente e spirito” per poi definire “mutilata” una visione educativa che trascuri una di queste dimensioni. Sarebbe “incapace di rispondere alla pienezza del bisogno umano”. Di contro, si deve ribadire “la necessità di riconoscere e coltivare questa unità: di offrire ai giovani non soltanto competenze e conoscenze, ma anche gli strumenti per comprendere sé stessi, per gestire le proprie emozioni, per costruire relazioni significative, per trovare un senso alla propria esistenza”. È ciò che la tradizione cristiana chiama «cura dell’anima» e – aggiunge il cardinale Parolin – è ciò che la sapienza pedagogica più avvertita traduce oggi nel linguaggio delle competenze socioemotive e del benessere psicologico.

Indubbio il ruolo della scuola e delle famiglie. La scuola “deve aspirare ad essere un luogo di protezione, riconoscimento, di cura”, un ambiente nel quale “ogni studente si senta visto, ascoltato, accompagnato”. E proprio per queste deve poter avere “le risorse necessarie”. A proposito del “ruolo fondamentale delle famiglie e delle comunità locali”, il cardinale Parolin precisa: se la famiglia è “sostenuta e accompagnata, rappresenta il più potente fattore di protezione per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti”. Ma se “lasciata sola di fronte alle pressioni economiche, sociali e culturali, la sua capacità protettiva si indebolisce e il rischio di disagio aumenta”.

La persona prima dell’algoritmo

Si aggiunge la questione del rapporto tra educazione e tecnologie digitali. Si tratta – ricorda il cardinale - del tema che la Lettera Apostolica di Papa Leone XIV affronta con lucida consapevolezza, invitando a promuovere un "digitale umano" che metta la persona prima dell’algoritmo e armonizzi le diverse forme di intelligenza: tecnica, emotiva, sociale, spirituale ed ecologica. Il punto è che se le tecnologie digitali rappresentano un’opportunità straordinaria per l’educazione “soprattutto in una regione vasta e diversificata come l’Iberoamerica” in particolare “per ridurre le disuguaglianze educative”, al tempo stesso “l’esposizione intensiva agli ambienti digitali, soprattutto in assenza di adeguati strumenti critici e di accompagnamento educativo, può generare effetti profondamente negativi sulla salute mentale dei giovani”. Parolin parla di “frammentazione dell’attenzione, dipendenza dagli schermi, cyberbullismo, isolamento sociale, sovraccarico informativo, esposizione a contenuti inadeguati o dannosi”.  La sfida non è quella di accettare o rifiutare le tecnologie, ma di governarle che significa “investire nella formazione digitale degli insegnanti, nello sviluppo di curricoli che integrino le competenze digitali con le competenze socio-emotive”.

Il rischio esplicitato è che rimanga ai margini proprio la questione che Parolin definisce centrale: “La dimensione della vita interiore e della ricerca di senso”. Anche in questo caso viene in aiuto la citata lettera apostolica che parlando della “cura della vita interiore” interpella ogni sistema educativo.

La speranza, virtù attuale

È proprio la convinzione che la crisi della salute mentale tra i giovani non sia solo crisi clinica, ma “crisi di senso” che può aiutare a comprende meglio gli orizzonti di speranza possibili.  “Molti giovani si sentono disorientati non perché manchino loro informazioni o strumenti, ma perché manca loro un orizzonte di significato entro il quale collocare la propria vita, le proprie scelte, le proprie speranze”, afferma Parolin. “una società che offre ai giovani ogni mezzo ma nessun fine; ogni connessione ma nessuna relazione autentica; ogni risposta ma nessuna domanda profonda, è una società che, nonostante le apparenze, li abbandona”. Peraltro, “in un mondo segnato da conflitti, da disuguaglianze, da una crisi ecologica che minaccia il futuro delle giovani generazioni, la speranza è una virtù eminentemente attuale”, riconosce Parolin. È “il fondamento di ogni impegno per il bene comune, di ogni investimento nell’educazione, di ogni cura per le persone più fragili”. Disegnare mappe di speranza, come ci chiede il Santo Padre, - spiega - significa esattamente questo: tracciare percorsi concreti, realistici, condivisi, che conducano verso un futuro più giusto e più umano. Il fine ultimo è sempre il servizio al bene comune.

Inoltre, se “l’educazione è il terreno privilegiato di questa speranza”, “l’educazione ha il compito e il privilegio di aprire orizzonti di senso”. Non si tratta di imporre risposte preconfezionate - ribadisce Parolin -  ma di “accompagnare i giovani nella scoperta delle domande che abitano la loro interiorità, nel confronto con le grandi tradizioni di pensiero e di spiritualità dell’umanità, nello sviluppo di quella capacità di riflessione e di discernimento che è il fondamento di ogni autentica libertà”.

Investimenti e cooperazione

Nella consapevolezza della “responsabilità enorme” e, al tempo stesso, del “privilegio straordinario” della politica, il cardinale Parolin a ministri e ministre chiede di “portare nelle vostre capitali, nei vostri Parlamenti, nei vostri Consigli dei ministri, la consapevolezza che la salute mentale dei giovani è un’emergenza che richiede risposte strutturali: investimenti adeguati, cooperazione interministeriale, integrazione tra politiche educative e sanitarie, formazione e sostegno per gli insegnanti, coinvolgimento delle famiglie e delle comunità”. In definitiva, l’auspicio essenziale: “Possa questo incontro essere davvero ciò che il suo titolo promette: un’occasione per disegnare nuove mappe di speranza, affinché i nostri giovani possano trovare nella scuola, nella comunità, nella società, gli strumenti e gli orizzonti di cui hanno bisogno per vivere una vita piena, libera, significativa. Come ha scritto Papa Leone XIV: "Siate servitori del mondo educativo, coreografi della speranza». Sia questo il nostro impegno comune”. 

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29 maggio 2026, 13:35