Koovakad: il concetto di fraternità non è un’idea utopica
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
Due giorni di confronto e dialogo, di scambio di esperienze verso un’unica prospettiva: sentirsi fratelli impegnati a edificare e rafforzare un legame di fraternità. È questo il senso del convegno: Buddisti, cristiani, indù, gianisti e sihk in Europa: Costruire la fraternità attraverso il dialogo e la collaborazione in programma da oggi, 23 giugno, fino a domani presso la Pontificia Università di san Tommaso d’Aquino a Roma. Nel suo indirizzo di saluto, il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo interreligioso - tra gli organizzatori dell'iniziativa - ha sottolineato che “il concetto di fraternità è spesso considerato un’idea utopica” soprattutto in questo momento in cui “è gravemente minato da crimini contro l’umanità, guerre, violenza, conflitti, divisioni, discriminazione e odio in diverse parti del mondo”. Il porporato ha rilanciato lo “spirito di Assisi” a pochi mesi dal 40.mo anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace indetta da san Giovanni Paolo II nel 1986 e nell’800.mo anniversario della morte di san Francesco, “l’apostolo della fratellanza universale”, ispiratore della enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”.
Costruire ponti
A guidare la riflessione del cardinale Koovakad anche le parole di Papa Leone XIV sulla necessità di costruire ponti tra credenti e persone di buona volontà “attraverso il dialogo e la collaborazione”. La fraternità per il Pontefice è infatti “una realtà vissuta, più forte dei conflitti, delle differenze e delle tensioni” e che rende “le culture, le sensibilità e le tradizioni un’opportunità di arricchimento reciproco”.
Un continente ricco di diversità
In riferimento all’Europa, il capo Dicastero ha ricordato che essa custodisce “un patrimonio culturale e religioso che testimonia con orgoglio la fioritura di gruppi eterogenei e la loro integrazione nel corso della storia”; una storia segnata da migrazioni, globalizzazione, da cambiamenti demografici e dalla contrazione della forza lavoro. Da qui la trasformazione del continente in “un ricco crogiolo” di etnie, lingue e tradizioni religiose. Un patrimonio, ha proseguito il cardinale Koovakad, da valorizzare per creare “una società inclusiva, coesa e armoniosa” favorendo la fratellanza e l’amicizia nel pieno rispetto della dignità di ogni essere umano e dei suoi diritti, “compreso il diritto di professare e praticare la propria religione”
Lavorare per il bene comune
L’invito del cardinale a chi vive in Europa e a chi ne ha fatto la propria casa è di lavorare insieme favorendo il bene comune “con la convinzione che la diversità culturale, religiosa e sociale sia una ricchezza umana e non una minaccia”. “Quanto più noi, persone di diverse tradizioni religiose, - ha affermato il prefetto Koovakad - ci incontriamo e scambiamo opinioni rispettando l’unicità dei reciproci contesti, delle tradizioni e delle religioni, tanto più cresceremo non solo nel nostro amore fraterno e nella stima reciproca, ma anche nel nostro impegno a lavorare e a contribuire insieme per il bene di tutti nella società”.
Promuovere la pace
In conclusione, richiamando le parole di Papa Leone, il cardinale invita ad unire le forze “per difendere e promuovere la pace, la giustizia e la fraternità umana, attraverso il dialogo, la collaborazione e l’amicizia sociale, che sono le componenti fondamentali per costruire la fraternità umana nel nostro tempo, in cui il mondo è più frammentato e polarizzato che mai!”. Poi l’augurio che questi giorni di riflessione e confronto aiutino a “trovare modi e mezzi per rafforzare i rapporti reciproci sulla base del rispetto, della fraternità, della solidarietà e della fiducia”
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