Il frate agostiniano in ginocchio, chiave di lettura delle Logge

L'identificazione dell'agostiniano Egidio da Viterbo in uno stucco della quinta campata conduce a una nuova lettura del capolavoro vaticano: un vasto programma teologico pensato per celebrare Leone X come compimento della storia sacra. La studiosa Stefania Pasti: “Le Logge sono lo specchio di un’epoca”. Intanto i Musei Vaticani annunciano l’inizio di un articolato restauro

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

Da oltre cinque secoli è lì, inginocchiato davanti a Leone X, quasi nascosto nell'esuberanza di stucchi, grottesche e decorazioni che popolano le Logge di Raffaello. Secondo la studiosa Stefania Pasti, esperta di arte rinascimentale e autrice di numerose pubblicazioni, proprio quel frate agostiniano raffigurato nella quinta campata custodisce la chiave di lettura dell'intero ciclo decorativo inaugurato dal Papa Medici nel 1519. Un enigma che troverebbe soluzione nel nome di Egidio da Viterbo, teologo, cardinale e autore di un vasto trattato profetico destinato a ispirare il programma iconografico delle Logge.

Ascolta l'intervista a Stefania Pasti

“Sono sempre stata convinta che le grandi opere d'arte pubbliche e di carattere religioso abbiano un senso e un filo conduttore”, spiega ai media vaticani. “Soprattutto quando il committente è un Papa e l'opera è destinata a una funzione pubblica. Così, dopo aver esaminato varie opere frutto della collaborazione tra Raffaello e Leone X, sono arrivata alle Logge e ho trovato quale è questo filo conduttore”.

Ippolito Romano, Egidio da Viterbo e la sorella Pacifica inginocchiati di fronte a Cristo e ai Santi Pietro e Paolo, 1537, olio su tavola, Viterbo, chiesa della Santissima Trinità
Ippolito Romano, Egidio da Viterbo e la sorella Pacifica inginocchiati di fronte a Cristo e ai Santi Pietro e Paolo, 1537, olio su tavola, Viterbo, chiesa della Santissima Trinità

Il volto ritrovato di Egidio da Viterbo

Nella figura presente nello stucco della quinta campata, sostiene Pasti, risiederebbe la chiave interpretativa dell’intero ciclo decorativo. Attraverso il confronto con una tavola del 1537 conservata nella chiesa della Trinità a Viterbo, la studiosa la identifica con il teologo e predicatore del Cinquecento, generale degli agostiniani, raffinato umanista, creato cardinale proprio da Leone X e futuro patriarca latino di Costantinopoli.

Giovanni da Udine, Egidio da Viterbo in ginocchio davanti al papa sullo sfondo delle Logge, 1518-1519 ca., medaglione in stucco, pilastro ester- no della quinta campata delle Logge di Raffaello
Giovanni da Udine, Egidio da Viterbo in ginocchio davanti al papa sullo sfondo delle Logge, 1518-1519 ca., medaglione in stucco, pilastro ester- no della quinta campata delle Logge di Raffaello

«Mi sono chiesta chi fosse questo signore», racconta. «Compare in un'altra opera, una tavola che si trova a Viterbo. Rappresenta lo stesso identico prelato, di profilo, nello stesso atteggiamento, con questa barba lunga e a punta rigida. È la stessa persona: è Egidio da Viterbo».

Confronto fra la figura di Egidio nel medaglione delle Logge con quella della tavola viterbese
Confronto fra la figura di Egidio nel medaglione delle Logge con quella della tavola viterbese

La presenza dell'agostiniano all'interno delle Logge assumerebbe così un significato decisivo. Non si tratterebbe di un semplice omaggio, ma dell'indicazione visibile della fonte intellettuale che ha ispirato l'intero programma decorativo.

Quel rotolo che racconta la storia 

Il dettaglio più importante è il rotolo che il frate porge al Pontefice. Secondo Stefania Pasti, alluderebbe all'Historia viginti saeculorum, il grande trattato che Egidio da Viterbo iniziò a scrivere subito dopo l'elezione di Leone X nel 1513 e concluse proprio negli anni in cui Raffaello e la sua bottega lavoravano alle Logge.

“Egidio viene preso da un entusiasmo straordinario per l'elezione di Leone X”, spiega la studiosa. “Dopo le guerre di Giulio II tutti aspettavano un pacificatore. Egidio vede nel nuovo Papa il princeps pacis, colui che avrebbe riportato sulla terra una nuova età dell'oro. Latinista, grecista e soprattutto ebraista, Egidio, profondamente cristiano, fu uno dei maggiori studiosi della Cabala ebraica. Attraverso lo studio dei numeri e della combinazione delle lettere del Pentateuco lesse la storia dell'umanità e il pontificato di Leone X all’interno di un articolato disegno provvidenziale. “Leone X è il leone della tribù di Giuda a cui Giacobbe assegna la vittoria prima di morire nel suo testamento. Quindi è il designato”. Le figure veterotestamentarie diventano così prefigurazioni del Papa Medici.

Le Logge vaticane
Le Logge vaticane

Una nuova lettura delle Logge

Le Logge dunque non sono semplicemente una spettacolare galleria biblica. Patriarchi, profeti, re d'Israele, simboli medicei partecipano a un unico racconto teologico. Tutta la decorazione convergerebbe verso la celebrazione di Leone X, realizzazione delle promesse divine.

Incontro di Abramo e Melchisedec, affresco, particolare della quarta volta delle Logge con le storie di Abramo
Incontro di Abramo e Melchisedec, affresco, particolare della quarta volta delle Logge con le storie di Abramo

"La parte biblica è quella più facile", osserva Pasti. "Si trova una corrispondenza perfetta nel testo di Egidio. Le grandi vittorie alate che stanno al centro delle volte significano che tutti gli episodi raffigurati sono prefigurazioni della gloria e della vittoria del Papa Medici".

La corrispondenza emerge anche nei singoli episodi biblici. Secondo la lettura proposta da Egidio da Viterbo, Abramo, Melchisedec, Mosè, Giosuè e Salomone non sono soltanto protagonisti della storia sacra, ma figure che annunciano il pontificato di Leone X. Le promesse rivolte ai patriarchi troverebbero il loro compimento nella Roma cristiana tra il 1513 e il 1521. Le Vittorie alate che sorreggono gli emblemi medicei al centro delle volte alluderebbero proprio al compimento delle promesse divine nella persona del Successore di Pietro di casa Medici. Particolarmente significativo è il caso di Melchisedec, il sacerdote che offre pane e vino ad Abramo. Egidio lo interpreta come una prefigurazione e si rivolge direttamente a Leone X attribuendogli simbolicamente quell'eredità spirituale. 

Storie di Davide, affresco e stucco, undicesima volta delle Logge.
Storie di Davide, affresco e stucco, undicesima volta delle Logge.

L'identificazione di Egidio da Viterbo consentirebbe quindi di leggere le Logge come un progetto unitario, concepito nella collaborazione tra Leone X, il suo teologo di fiducia e il suo artista prediletto: Raffaello Sanzio.

I miti pagani e i “semi del Verbo”

La ricerca della studiosa non si limita agli episodi biblici. Anche il vastissimo repertorio di grottesche, figure mitologiche e richiami all'antichità classica, che caratterizzano gli affreschi di Raffaello, troverebbe una spiegazione nel pensiero dell'agostiniano. In continuità con la dottrina patristica dei semi del verbo, Egidio da Viterbo era infatti convinto che frammenti della verità divina fossero presenti ida sempre nella storia dell’umanità. Già prima dell’avvento di Cristo, nel quale la storia trova il suo compimento.

“La rivelazione che gli ebrei e successivamente i cristiani hanno avuto in maniera esplicita, è in qualche modo arrivata per frammenti anche ai pagani. La lettura deve essere sempre cristiana, Dio è arrivato anche lì», afferma Pasti. «Non c'è nessun posto dove Dio può non essere arrivato".

La costruzione del tempio, affresco, particolare della dodicesima volta delle Logge con le storie di Salomone
La costruzione del tempio, affresco, particolare della dodicesima volta delle Logge con le storie di Salomone

Lo specchio dell'età di Leone X

La rilettura proposta dalla studiosa restituisce alle Logge anche il loro significato storico. Inaugurate nel 1519, esse rappresentano il momento culminante dell'ottimismo dell'età leonina, quando si immaginava l'avvento di una nuova stagione di pace, prosperità e rinnovamento spirituale.

Un sogno destinato però a infrangersi rapidamente subito dopo la morte di Raffaello nel 1520 e quella di Leone X nel 1521: “Dopo la sede vacante viene eletto un papa straniero Adriano VI, completamente sconosciuto. Una terribile pestilenza flagella Roma fra il 1522 e il 1524. Sotto Clemente VII, nel 1527, i Lanzichenecchi compiono l’incredibile orrore del Sacco, inimmaginabile per una città inespugnata da 1100 anni. Come se non bastasse, nel 1528 avviene una terribile inondazione del Tevere che provoca un’ulteriore strage”. Nell’ultima opera di Egidio da Viterbo, la Shekinah, si riflette l’angoscia di questi anni, con tutte le domande di senso che tante sciagure suscitarono nell’umanità. “Le Logge sono lo specchio, un compendio di un'epoca”, osserva la studiosa. 

Ultima Cena, affresco, particolare della tredicesima volta delle Logge con le storie di Gesù
Ultima Cena, affresco, particolare della tredicesima volta delle Logge con le storie di Gesù

L'attualità del restauro

Il progetto di restauro dell'ala ovest della Seconda Loggia sarà al centro nei prossimi cinque anni di un articolato intervento conservativo condotto dalle maestranze dei Musei Vaticani. Oltre venti i restauratori coinvolti su circa 1.300 metri quadrati di superficie decorata. I lavori saranno presentati il 24 giugno 2026 e sono destinati a restituire leggibilità e splendore a uno dei massimi capolavori del Rinascimento. Forse consentiranno anche di guardare con occhi nuovi quel frate inginocchiato di cinquecento anni fa.

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22 giugno 2026, 12:00