Dall’Ucraina a Roma, la gioia dei ragazzi in pausa dalla guerra

Una trentina di giovani ucraini di Kharkiv sono giunti nella capitale italiana per passare alcuni giorni lontano dal conflitto che infiamma la loro terra da oltre 4 anni. Tra gite al mare, escursioni al lago e visite a San Pietro, i ragazzi hanno vissuto esperienze preziose. Nella Basilica di Santa Sofia, il Dicastero per il Servizio della Carità ha donato loro Bibbie in ucraino e alcune felpe regalate dal Governatorato

di Greta Giglio

“Da grande voglio essere prima di tutto felice. Vorrei studiare matematica e dedicarmi all’arte”. Katerina ha 16 anni, viene dall’Ucraina e sta passando in Italia alcune settimane insieme a un gruppo di trenta giovani tra i 10 e i 18 anni accompagnati da sei educatori. La Caritas di Kharkiv ha organizzato questo viaggio con alcuni volontari di Como e di Roma, nella capitale sono stati accolti dal 6 al 12 giugno dalle famiglie della parrocchia di San Giuseppe da Copertino, nel quartiere della Cecchignola. Un progetto nato dal desiderio di far vivere a questi ragazzi e ragazze giorni di spensieratezza, lontani dalla guerra e dai suoi orrori. Con loro il direttore della Caritas di Kharkiv, padre Andriy Nasinnyk: “Essere qui – afferma - rappresenta una speranza per i loro sogni sul futuro”.

Alcuni momenti delle gite effettuate dai ragazzi
Alcuni momenti delle gite effettuate dai ragazzi

Le giornate piene di vita trascorse a Roma

Gite al mare e al lago, passeggiate nel centro storico di Roma, serate passate con altri ragazzi della parrocchia. Sono esperienze apparentemente semplici, ma in realtà preziose per i giovani ucraini. Denis, 13 anni, in questi giorni ha visto per la prima volta il mare. Con lo scoppio della guerra, la sua famiglia è stata sfollata dalla città di Vovchansk, al confine con la Russia. “A casa avevo un cane e un gatto. Abbiamo perso molto” racconta Denis. Vicino a lui siede suor Oleksia Pohranychna, religiosa della congregazione di San Giuseppe e volontaria in prima linea della Caritas di Kharkiv. “Per tutti noi sono giornate così serene, belle e piene di vita” dice la religiosa. “Al mare i ragazzi hanno passato tutto il tempo a nuotare e a giocare anche con i coetanei italiani, pur non parlando la stessa lingua”.

Una targa per ringraziare del bene ricevuto

Tra i luoghi visitati anche la Basilica di Santa Sofia, chiesa nazionale degli ucraini a Roma. Un modo per sentire che la loro fede è presente ovunque ed è sempre con loro. Don Marco Semehen, rettore della Basilica, racconta con gioia l’incontro: “Accoglierli è stato un dono. Abbiamo pregato insieme e abbiamo acceso le candele chiedendo la pace”. Santa Sofia ha un legame molto stretto con Kharkiv non solo come chiesa nazionale, ma anche perché è attiva nell’ambito umanitario con l’invio di aiuti, grazie alle donazioni dell’Elemosineria Apostolica che opera per conto di Papa Leone.

La targa consegnata a monsignor Mbena in rappresentanza dell'Elemosiniere monsignor  Luis Marín de San Martín
La targa consegnata a monsignor Mbena in rappresentanza dell'Elemosiniere monsignor Luis Marín de San Martín

“Abbiamo avuto la visita di monsignor Romanus Mbena, capo ufficio del Dicastero per il Servizio della Carità, insieme a due officiali. Monsignor Mbena ha parlato con i ragazzi. Un gesto importante per loro perché segno di un’amicizia e una presenza concreta”. Nell’ambito della continua collaborazione tra la chiesa ucraina e il Dicastero per il Servizio della Carità, il vescovo di Kharkiv -Zaporizhzhia, monsignor Pavlo Honcharuk, ha fatto dono all’Elemosiniere, monsignor Luis Marín de San Martín, di una targa firmata anche dal sindaco del villaggio di Shevchenkivske come segno di ringraziamento per l’opera di assistenza e sostegno da parte del Papa. A sua volta l’Elemosineria ha regalato 50 Bibbie in ucraino e delle felpe donate dal Governatorato.

Le Bibbie donate ai ragazzi
Le Bibbie donate ai ragazzi

Costruttori di pace

Un gesto di vicinanza per essere accanto a questi ragazzi segnati dalla guerra ma che, secondo il rettore della Basilica di Santa Sofia, don Marco Semehen, con il tempo avranno fiducia in chi li circonda perché attraverso di loro tengono viva la speranza in un domani migliore. “Ho chiesto che la sapienza divina li guidi - afferma - affinché siano costruttori di pace. Ho chiesto loro di dedicare la vita a essere brave persone e bravi cristiani, per costruire ponti e per guarire le ferite in futuro”.

Giochi e momenti di relax per i 30 ragazzi venuti dall'Ucraina
Giochi e momenti di relax per i 30 ragazzi venuti dall'Ucraina

I nuovi ricordi di felicità dei giovani ucraini

Tra ucraini e italiani si creano legami importanti, anche grazie alle famiglie che ospitano i ragazzi. “Per me sono i miei secondi genitori” dichiara Fedir con un sorriso. È un viaggiatore nato: partecipa ai viaggi organizzati dalla Caritas di Kharkiv da quando aveva 7 anni. “Quello che mi piace di più qui è che non stiamo mai fermi. Abbiamo fatto una gita a Castel Gandolfo in mezzo al bosco e, anche se è stato un po’ faticoso, per me che amo arrampicarmi è stato bello”. Per Polina, la salita a Castel Gandolfo è stata indimenticabile: “Mi piacciono queste passeggiate, anche in città. Ho fatto amicizia con tante persone e la famiglia che mi ospita è così gioiosa, mi accoglie sempre sorridendo”. Nei luoghi che visitano costruiscono nuovi ricordi, come nella Basilica di San Pietro. Zlata non vi era mai entrata prima e per lei è stato un momento molto importante. “Ho 14 anni e sto conoscendo Dio, questa visita mi ha fatto bene. In Ucraina è molto difficile vivere per le notizie che arrivano e per la paura degli attacchi. Prego sempre per tutti i miei amici e i miei cari”.

I ragazzi mentre fanno una escursione tra i boschi
I ragazzi mentre fanno una escursione tra i boschi

“Essere qui per loro è un dono”

Suor Oleskia racconta che la quotidianità a Kharkiv è molto diversa da quella che stanno vivendo in Italia. “Le giornate non sono così. La guerra impone le sue regole e anche solo fare una passeggiata non è semplice. Non sai mai cosa può capitare: un drone, un missile, una mina”. Definisce un dono questo viaggio in Italia, che può ricaricare la mente e lo spirito dei giovani. “Voglio esprimere un ringraziamento anche da parte dei loro genitori per queste giornate di tranquillità e di pace”. Anche don Andriy Nasinnyk è grato per l’accoglienza e l’affetto che i ragazzi hanno ricevuto. “Essere qui consente loro di non pensare sempre e solo alla guerra” dichiara ai media vaticani, “tutto questo alimenta la speranza. Come cristiani abbiamo sempre questa speranza”. Anche se la loro quotidianità è scandita dal conflitto, tutti questi giovani studiano, hanno piani e sogni per il futuro. Segno che la vita continua e che la speranza si rinnova.

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La consegna dei doni da parte del Dicastero per il Servizio della Carità
19 giugno 2026, 11:37