©Francesco Gili. Courtesy dell'artista. Dicastero per la Cultura e l'Educazione ©Francesco Gili. Courtesy dell'artista. Dicastero per la Cultura e l'Educazione

La mostra di Pan Daijing a Conciliazione 5: leggere oltre il buio

Inaugurato il secondo capitolo della serie "Leggere, di nuovo", curata da Donatien Grau per il Dicastero per la Cultura e l'Educazione. La creazione dell'artista cinese indaga il tema della lettura in modo originalissimo, trasformando la galleria nell'opera stessa. Uno spazio che il visitatore deve scoprire, inoltrando lo sguardo e l'attenzione oltre l'oscurità e il rumore. L'opera sarà visitabile su via della Conciliazione, a Roma, fino al 16 ottobre

Eugenio Murrali - Città del Vaticano

Una breccia di luce nell’oscurità, una creazione che celando disvela e invita alla ricerca. Affidato all’artista cinese Pan Daijing, il secondo capitolo del ciclo del Dicastero per la Cultura e l’Educazione Leggere, di nuovo curato da Donatien Grau per Conciliazione 5, a Roma, è un’opera che non si mostra, ma si lascia decifrare solo dalla partecipazione attiva del visitatore. 
La creazione di Daijing "chiede a ognuno di noi di stare, di lasciarsi toccare" nelle nostre emozioni, ha osservato ieri sera, 2 luglio, nella Sala San Pio X, il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero, presentando l’artista e il suo lavoro. Per il cardinale il risultato è  "un modo originalissimo" di avvicinarsi alla lettura "non come decifrazione veloce di segni, ma come esperienza integrale dell’umano: un atto che coinvolge l’orecchio prima ancora degli occhi, il corpo prima ancora dell’intelletto, l’attesa prima ancora della comprensione". Ha notato il prefetto che non si tratta solo di capire, ma anche di abitare, di dimorare: "Come insegna Papa Leone XIV 'abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani, custodendo con amore quella magnifica umanità che ci è stata donata'". 

Trovare il silenzio

Il piccolo e prezioso spazio espositivo, affacciato sulla strada e continuamente accessibile allo sguardo di chi passa, non è una cornice, un contenitore: è, piuttosto, il libro stesso nel quale immergere gli occhi, la mente, l’anima. "Penso che sia un tentativo o un invito a rimanere curiosi verso sé stessi", afferma l’artista. Il suo lavoro offre l’opportunità di un attraversamento. "Perché l’opera — ha chiarito Daijing — riguarda la lettura, la riflessione, la soglia, il vedere luoghi nei quali normalmente non abbiamo la possibilità di guardare, non perché non ne abbiamo la forza, ma anche perché forse il mondo è troppo rumoroso". Per l’artista è necessario "trovare il silenzio dentro di noi". Un silenzio che per Daijing "non significa immobilità, ma anche movimento, progresso", e in questa dimensione "si può essere onesti, o si può provare a esserlo, con i propri sentimenti, con i propri sogni".Nel suo processo artistico c’è il tentativo di entrare in contatto con i diversi livelli della realtà, in un’esperienza in continua evoluzione. "È anche per questo che faccio arte — chiarisce —, perché attraverso il fare e il creare ho accesso alla comprensione, alla coscienza, alla consapevolezza e alla conoscenza di me stessa".

L'intervista al cardinale José Tolentino de Mendonça

L'allegoria della caverna

"È bellissimo e sfidante — ha detto de Mendonça —  che Pan abbia trasformato la galleria di Conciliazione 5 in una caverna, il luogo per eccellenza in cui si mette alla prova la percezione". A questo proposito il cardinale ha ricordato come la caverna di Platone sia un’allegoria della conoscenza come ascesa e uscita da uno spazio chiuso verso un altrove più  vero. "Sant’Agostino — ha continuato — offre un ulteriore contributo, descrivendo nel decimo libro delle Confessioni la caverna come la memoria". Non un luogo di ignoranza, quindi, ma un archivio dell’anima che l’uomo porta dentro di sé come risorsa e possibilità. Approfondendo l’interpretazione del lavoro, il porporato ha sostenuto che "il lessico di Pan Daijing non è mai solo informazione. È un luogo in cui il buio diventa uno strumento di conoscenza, una caverna che si abita fino in fondo, fino a farla diventare, come la memoria di Agostino, uno spazio interiore vivo". 

L'opera di Pan Daijing allo spazio "Conciliazione 5"
L'opera di Pan Daijing allo spazio "Conciliazione 5"   (©Francesco Gili. Courtesy dell'artista - Dicastero per la Cultura e l'Educazione)

Un patto con lo sguardo

Il risultato del lungo e rigoroso processo vissuto da Daijing non è un’arte didascalica, aggravata da spiegazioni, ma "un patto con il nostro sguardo", che richiede fiducia, "un’intelligenza che non si esibisce, ma si mette al servizio di ciò che deve accadere tra uno sguardo e l’altro". Il cardinale ha inoltre evidenziato nella postura dell’artista e del curatore "il coraggio di non spiegare tutto", come anche "l’intelligenza di non imporre, la generosità di lasciare sempre a chi guarda, ascolta o legge lo spazio per attraversare in modo consapevole il proprio tempo interiore".

L'intervista al curatore Donatien Grau

Un'indagine sulla vita

La ricchezza dell’esperienza artistica di Daijing intreccia arte visiva, musica, suono, cinema, performance. "La sua opera — ha osservato il curatore Grau — abbraccia molte forme d’arte, senza limitarsi a nessuna di esse. Direi anzi che l’arte di Pan è l’arte stessa. È la vita come artista, come ricerca, come processo, come destino. Il percorso di Pan è stato un continuo processo di scoperta di sé e del mondo, un’indagine sulla vita come struttura metafisica". Il lavoro di Daijing, fatto di scultura, video, suono, in dialogo con l’architettura e lo spazio, pone in relazione la dimensione pubblica e quella intima. La galleria, o meglio la finestra sulla strada, è a disposizione di tutti, ma per leggervi dentro, bisogna riconoscerla, lasciarsi attrarre, decidere di attraversare l’oscurità che è intorno, accendere il proprio sguardo, anche interiore, per incontrare quello dell’artista, tra strati, riflessi, mise en abîme. Nella sua presentazione il curatore ha menzionato lo scrittore Marcel Proust, che diceva: "Ogni lettore, mentre legge, è il lettore di sé stesso". Di sé stesso, nel caso di Daijing, ma "come ponte verso l’umanità", ha precisato Grau, aggiungendo: "l’autore non è morto, come diceva Roland Barthes, ma non è più solo. È uno sguardo rivolto a noi, alla strada, alla vita".

L'opera di Pan Daijing
L'opera di Pan Daijing   (©Francesco Gili Courtesy dell'artista Dicastero per la Cultura e l'Educazione)

L'artista come filtro

Come è emerso dal dialogo tra curatore e artista subito precedente all’inaugurazione del secondo capitolo di Leggere, di nuovo, la lettura è un sistema molto complesso di relazione con sé stessi, prima di tutto e con il mondo.  "Credo che leggere — ha asserito l’artista — sia molto più che approcciarsi alla letteratura. Significa anche leggere i pensieri, leggere il silenzio, leggere l’impossibilità di comprendere e ciò che questo ci fa provare, ed entrare in contatto con il mondo, che è pieno di cose che abbiamo paura di comprendere o che non siamo in grado di comprendere". Nel confronto è affiorata anche l’immagine dell’artista come filtro. Interrogata su questo punto Daijing ha risposto: "Mi sento come un filtro. In questo momento, in questo processo, non so bene che tipo di filtro possa essere, perché non dipende da me. Si tratta soprattutto di rimanere immobili, rimanere presenti, stare con quelle cose che, al di là di ciò che si sente con le orecchie, poi affiorano, magari in un punto del corpo. Potrebbe essere il cuore, potrebbero essere le viscere, ed è questo che io, in quanto filtro, dovrei presentare, dovrei distillare da ogni minuto in cui mi trovo immersa in tutto questo, e questo vale per quasi tutto ciò che faccio artisticamente".

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L'inaugurazione del secondo capitolo di "Leggere, di nuovo"
03 luglio 2026, 14:00