A Castel Gandolfo l'arazzo di Raffaello sulla predica di San Paolo
Lorenzo De Cesaris - Città del Vaticano
“Ateniesi (…) ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annuncio”. Sono le parole, riportate negli Atti degli Apostoli, con cui San Paolo evangelizzava nella “città piena di idoli” (At 17, 16-34). Parole che, dal 4 agosto 2026, riecheggiano nella Sala dei Papi del Palazzo Papale di Castel Gandolfo, grazie all’esposizione dell’arazzo raffigurante la Predica di San Paolo in Atene, realizzato su cartone di Raffaello Sanzio (1483-1520). Un’opera che, ancora oggi, parla ai suoi spettatori per la straordinaria attualità del suo messaggio. L’accesso all’esposizione è gratuito ed è compreso nel biglietto di visita del Palazzo Apostolico, aperto al pubblico da dieci anni, da quando Papa Francesco decise di trasformare l’antica residenza estiva dei Pontefici in un polo museale. L’esposizione, curata da Alessandra Rodolfo, Responsabile del Reparto Arazzi e Tessuti dei Musei Vaticani, con la collaborazione di Michela Gianfranceschi, offre al pubblico l’opportunità di ammirare una delle più alte espressioni dell’arte raffaellesca, caratterizzata dal rigoroso impianto prospettico e dalla straordinaria ricchezza dei dettagli.
Dalla sapienza pagana alla fede cristiana
In esso, Paolo si erge sulla destra, rialzato dai gradini dell’Areopago, il luogo in cui si amministrava la giustizia. Pur circondato da epicurei e stoici che lo consideravano un "ciarlatano" e un "predicatore di divinità straniere", l’Apostolo è raffigurato in tutta la forza della sua eloquenza e della sua fede. Sullo sfondo, alla sua stessa altezza, si staglia la statua di Marte armato, raffigurata di spalle, a simboleggiare il tramonto del culto pagano e l’avvento del messaggio cristiano. Emblema di questa conversione sono Dionigi, membro del tribunale ateniese, e sua moglie Dàmaris, rappresentati in primo piano in una soluzione compositiva tipica dell’inventiva di Raffaello.
Un capolavoro dalla storia travagliata
Oltre al suo straordinario valore artistico, l’arazzo custodisce una storia complessa. Giunto in Vaticano entro la fine del 1521, venne trafugato durante il Sacco di Roma del 1527. Solo nel 1554 fu restituito al Pontefice dal Connestabile di Francia Anne de Montmorency. Lo stemma dei Medici è ancora visibile nella bordatura, mentre lo zoccolo inferiore fu ritessuto con scene degli Atti degli Apostoli dedicate alla missione di Paolo a Corinto.
Dal laboratorio di Raffaello alla British Royal Collection
L’arazzo fu realizzato nelle manifatture fiamminghe sulla base dei cartoni preparatori di Raffaello e della sua bottega. Dopo l'uso nella bottega di Pieter van Aelst a Bruxelles, i disegni scomparvero per quasi un secolo. Riapparsi a Genova all'inizio del Seicento, furono acquistati dal principe Carlo d'Inghilterra e, trasferiti oltremanica, entrarono nelle collezioni della Corona britannica. Dopo l’esecuzione del sovrano, Oliver Cromwell ne dispose la custodia presso la Banqueting House di Whitehall; con la Restaurazione tornarono definitivamente a far parte delle collezioni della Corona britannica. Dei dieci cartoni commissionati da Leone X, soltanto sette sono giunti fino a noi e appartengono oggi alla British Royal Collection, che dal 1865 li concede in deposito al Victoria and Albert Museum di Londra. Grazie a un progetto del museo, sviluppato insieme alla Factum Foundation, i cartoni preparatori sono oggi consultabili online attraverso un percorso virtuale interattivo che permette di esplorarne ogni dettaglio in alta definizione.
Cinque secoli dopo, il compimento ideale dell'impresa
Solo sei anni fa, nel febbraio 2020, sempre sotto la curatela di Alessandra Rodolfo, i Musei Vaticani hanno celebrato il quinto centenario della morte di Raffaello ricollocando temporaneamente gli arazzi sulle pareti della Cappella Sistina, restituendo così al ciclo la sua originaria collocazione. Raffaello, infatti, morì prima di poter vedere completata la monumentale impresa dedicata alle storie di San Pietro e San Paolo.
Un messaggio senza tempo
Oggi quella memoria si rinnova con l’esposizione della scena della predica paolina nella suggestiva residenza papale affacciata sul lago di Albano. Si tratta di un’occasione rara per ammirare da vicino uno dei più preziosi arazzi dei Musei Vaticani, parte della serie concepita per il sacello papale quale completamento teologico degli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina. Un episodio che esprime una sorprendente attualità: nel mondo odierno, martorizzato da conflitti e divisioni, la predicazione di Paolo all’Areopago continua a rappresentare un modello di dialogo profondo e vivo tra culture differenti.
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