Zimbabwe, i vescovi in difesa della vita nascente
Giovanni Zavatta - Città del Vaticano
"Vi chiediamo di rispettare la vostra responsabilità costituzionale di proteggere il più possibile il diritto alla vita dei bambini non ancora nati": è l’appello, rivolto ai senatori dello Zimbabwe, contenuto in un messaggio che la Conferenza episcopale del Paese africano ha diffuso nei giorni scorsi in vista dell’esame, il 10 febbraio, di una proposta di legge (già approvata dall’Assemblea nazionale) che potrebbe ampliare e facilitare l’accesso all’aborto. Il messaggio, intitolato 'Un appello alla coscienza: difendere le vite innocenti', ha guidato la Giornata di preghiera per la vita celebrata venerdì 6 febbraio ed è stato letto ieri in tutte le chiese durante la messa domenicale.
Più aiuti per donne e bambini
I vescovi cattolici, tra cui il presidente Paul Horan, esortano i legislatori a respingere il provvedimento e a esercitare il loro "solenne dovere" di proteggere la vita prenatale promulgando norme che favoriscano il parto rispetto all’interruzione volontaria di gravidanza. Da parte sua l’episcopato esprime la volontà di collaborare con i parlamentari per elaborare leggi di supporto che prevedano "alternative moralmente accettabili all’aborto, tra cui un’assistenza prenatale solida, consulenza e un sostegno continuo per donne e bambini vulnerabili". I presuli inoltre invitano tutti i cristiani e le persone di buona volontà a prendere una posizione ferma contro il disegno di legge proposto, sottolineando che esso "colpisce al cuore il patrimonio morale africano e cristiano". Coloro che "venerano la vita umana come dono di Dio, che ci ha creato a Sua immagine e somiglianza, hanno valide ragioni per opporsi alla legalizzazione dell’eliminazione dei bambini non ancora nati".
Cosa prevede la legge
Alla fine del 2025 l’Assemblea nazionale ha approvato una serie di emendamenti riguardanti la legge sui servizi medici; alcune modifiche tendono ad allineare la parte sull’interruzione della gravidanza del 1977 con la Costituzione del 2013. Le nuove norme consentirebbero fra l’altro alle ragazze minori di 18 anni di accedere, su richiesta, all’aborto nel primo trimestre anche senza il consenso dei genitori, e allargherebbero in generale i requisiti legali per l’interruzione fino a venti settimane nei casi che comportano rischi per la salute, gravi anomalie fetali, stupro o incesto. I favorevoli dicono che le riforme potrebbero ridurre gli aborti non sicuri e rafforzare i diritti riproduttivi; i contrari sostengono che il disegno di legge indebolisce le protezioni per i non nati e potrebbe portare ad abusi.
La difesa della vita
La Conferenza episcopale avverte che la proposta di legge mira a rendere l’aborto "facilmente accessibile, anche senza la conoscenza o il consenso dei genitori o tutori nel caso di minori, e persino senza il coinvolgimento del coniuge". Ciò rappresenta, è scritto nella dichiarazione, "una grave banalizzazione di un atto che comporta la deliberata interruzione di una vita umana solo perché quella vita non è in grado di difendersi". Un cambiamento che "si discosta da garanzie legali consolidate e mina la dignità della famiglia". E "mentre rendiamo grazie per l’abrogazione della pena di morte in Zimbabwe — concludono i vescovi invitando le comunità cristiane alla riflessione — preghiamo altresì affinché i bambini ancora nascosti nel grembo materno non subiscano la stessa sorte semplicemente perché i loro volti sono invisibili e le loro voci inascoltate".
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