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Città del Guatemala, il pattugliamento delle strade Città del Guatemala, il pattugliamento delle strade

Guatemala, i vescovi: guardare al futuro con speranza nonostante le gravi difficoltà

Dopo le rivolte carcerarie e gli attentati delle gang agli agenti di polizia, la Conferenza episcopale del Paese dell'America centrale lancia l'allarme sulla ingestibilità del sistema carcerario e chiede trasparenza e legalità per le elezioni di secondo livello che si svolgeranno a breve. Monsignor Rodolfo Valenzuela Núñez, vescovo di Vera Pax: Il personale delle carceri non riceve stipendi adeguati e questo porta all’accettazione di tangenti. Serve una vera conversione"

Federico Piana - Città del Vaticano

“La crescente crisi nelle carceri in diverse località, con il suo seguito di morti e feriti, così come la paura diffusa tra i cittadini, mostra l’ingestibilità del sistema penitenziario proprio quando le elezioni di secondo grado sono alle porte”. Al termine della loro plenaria annuale, qualche giorno fa, i vescovi del Guatemala sono tornati ad esprimere tutto il dolore della Chiesa locale per le rivolte scoppiate lo scorso 17 gennaio in diverse carceri della nazione centroamericana alle quali sono seguiti diversi attentati costati la vita ad 11 agenti di polizia: tutto orchestrato da Barro 18, una delle gang più potenti e pericolose del Paese che aveva l’obiettivo di ottenere dallo Stato l’ammorbidimento delle condizioni carcerarie di molti suoi membri detenuti.

Dolore e sgomento

“Esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime della violenza e ribadiamo il nostro desiderio di rafforzare la pastorale penitenziaria” hanno scritto i vescovi nel loro documento finale. Il fenomeno delle rivolte carcerarie, in Guatemala, non è poi tanto recente. “Si verifica da decenni e negli ultimi anni si è aggravato con l’arresto di bande di narcotrafficanti”, denuncia ai media vaticani monsignor Rodolfo Valenzuela Núñez, vescovo di Vera Paz, Cobán e da poco ex presidente della Conferenza episcopale dopo aver lasciato il posto a monsignor  Bernabé de Jesús Sagastume Lemus, vescovo di San Marcos, eletto proprio in questa plenaria. “Il personale delle carceri – continua monsignor Valenzuela – non riceve stipendi adeguati e questo porta all’accettazione di tangenti che creano leadership tra i detenuti. Le autorità, allora, si piegano a manipolare la legge. E i giudici e il personale incaricato di amministrare la giustizia non sono sempre onesti. Noi invitiamo a una conversione, intesa come cambiamento di mentalità, verso il bene comune”.

Stabilità democratica

L’importanza delle elezioni di secondo grado, che porteranno alla nomina dei magistrati della Corte suprema elettorale e della Corte costituzionale, alla scelta del Controllore generale dei conti, del Procuratore generale e del Capo del Ministero pubblico, si svolgeranno in un clima sociale e politico incandescente, dove i temi della sicurezza e della legalità non potranno essere del tutto ignorati. Ecco perché la Conferenza episcopale ha esortato “le Commissioni di candidatura, il Congresso della Repubblica e gli altri organismi coinvolti ad agire con onestà, senso sociale, responsabilità costituzionale, rispetto dello Stato di diritto, adesione al quadro giuridico, trasparenza e pluralismo politico al fine di selezionare professionisti che dimostrino capacità, idoneità e onestà”. In gioco c’è la stabilità democratica, la certezza giuridica e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni pubbliche. In questo frangente, l’impegno dei laici cristiani diventa essenziale, sostengono i vescovi. “Ci sono – spiega Valenzuela - professionisti cristiani cattolici, ma anche evangelici che devono essere incoraggiati a correre il rischio di partecipare. E noi insistiamo nell’incoraggiamento: ognuno deve agire secondo il proprio carisma e ognuno con la libertà dei figli di Dio”.

Riforme urgenti

C’è anche un’altra cosa che sta molto a cuore alla Chiesa locale: la riforma della legge sull’ordine pubblico datata 1965 e che sembra non rispondere più alle attuali emergenze sociali. Una richiesta che i vescovi hanno messo nero su bianco nel loro documento finale. Sostiene monsignor Valenzuela che “se nel 1965 il problema sociale più grave era lo scontro tra guerriglia ed esercito, ora le cose sono cambiate: da tenere a bada ci sono la criminalità organizzata, anche con collegamenti internazionali, e le gang, sempre più aguerrite. E poi si debbono riformare anche le norme relative alla garanzia della libera espressione del pensiero, garanzia che oggi deve fare i conti con i social network e l’Intelligenza Artificiale”.  I vescovi indicano come modello di impegno cristiano e fedeltà ai principi morali la figura di padre Augusto Ramírez Monasterio, quel sacerdote professo dell’Ordine dei Frati minori per la cui annunciata, prossima, beatificazione hanno espresso profonda e sentita gioia.

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04 febbraio 2026, 13:54