Spagna, i vescovi: eutanasia e suicidio assistito sono una sconfitta sociale
Davide Dionisi - Città del Vaticano
“Vogliamo sottolineare che l’eutanasia e il suicidio assistito non sono un atto medico, ma la rottura deliberata del legame di cura, e costituiscono una sconfitta sociale quando si presentano come risposta alla sofferenza umana. In questo caso, non siamo di fronte a una malattia terminale, ma a ferite profonde che richiedono attenzione, cura e speranza”. La nota della Sottocommissione episcopale spagnola per la Famiglia e la Difesa della Vita, presieduta da monsignore José Mazuelos Pérez, commenta così il caso della 25enne Noelia Castillo Ramos, dopo che la ragazza ha ricevuto l’eutanasia.
La nota della Conferenza episcopale
Per i vescovi “la dignità della persona umana non dipende dal suo stato di salute, né dalla sua percezione soggettiva della vita, né dal suo grado di autonomia. È un valore intrinseco che esige di essere riconosciuto, protetto e promosso in ogni circostanza. Per questo, la risposta veramente umana di fronte alla sofferenza non può essere quella di provocare la morte, ma di offrire vicinanza, accompagnamento, cure adeguate e sostegno integrale”. I presuli spagnoli esprimono inoltre la loro vicinanza a Noelia e alla sua famiglia “assicurando loro le nostre preghiere, il nostro affetto e il nostro impegno a favore di una cultura dell’assistenza che non abbandoni nessuno. Allo stesso tempo” aggiungono “lanciamo un appello a tutta la società affinché rafforzi le risorse di assistenza psicologica, l’accompagnamento umano e le reti di sostegno, specialmente per le persone più vulnerabili. Quando la vita fa male” concludono “la risposta non può essere quella di accorciare il cammino, ma di percorrerlo insieme. Solo così potremo costruire una società veramente giusta, dove nessuno si senta solo o emarginato”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui