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La vicinanza della CEI alle Chiese del Medio Oriente

A conclusione della sessione primaverile del Consiglio permanente dei vescovi italiani emerge un forte richiamo alla pace, alla responsabilità ecclesiale e alla necessità di comunità più accoglienti e missionarie. Focus su giovani, sinodalità e riforme pastorali

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Si è svolta a Roma, dal 23 al 25 marzo 2026, la sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, guidata dal cardinale Matteo Zuppi. Al centro del confronto tra i vescovi, la consapevolezza di vivere un’epoca segnata da profonde ferite: conflitti armati, crisi del diritto internazionale, divisioni sociali e smarrimento diffuso, soprattutto tra le nuove generazioni. In questo contesto, la Chiesa italiana avverte con urgenza il compito di rinnovare il proprio impegno missionario, adottando uno stile fondato su prossimità, ascolto e fraternità.

Non assuefarsi al conflitto

Accogliendo gli spunti offerti dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza epoiscopale, i vescovi hanno rinnovato la loro vicinanza alle Chiese del Medio Oriente, segnate dalla violenza, dall’insicurezza e dalla paura. Hanno condiviso la preoccupazione per uno scenario internazionale in cui la guerra continua a presentarsi come strumento ordinario di risoluzione delle controversie, con conseguenze drammatiche per intere popolazioni e con ricadute a livello globale, tra cui la crisi energetica che rischia di pesare sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili. È stato ribadito con forza che non ci si può assuefare alla guerra né al linguaggio che la giustifica o la banalizza. Da qui l’invito a educare alla pace, sostenere la diplomazia e rilanciare il ruolo dell’Europa come promotrice di diritti, giustizia e libertà. Non manca anche una critica esplicita alla corsa agli armamenti, definita uno “scandalo”, e l’incoraggiamento a costruire una “pace disarmata e disarmante”. In questo orizzonte, i presuli hanno richiamato l’importanza della Colletta per la Terra Santa del Venerdì Santo, come segno concreto di solidarietà e di comunione ecclesiale.

L'importanza dei giovani in una società fragile

Un altro nodo affrontato riguarda la condizione delle comunità cristiane, chiamate a confrontarsi con una società attraversata da solitudini, fragilità familiari e nuove povertà. I vescovi sottolineano la necessità di creare comunità autentiche, capaci di accogliere, accompagnare e rendere visibile una carità concreta, che non si limiti all’assistenza. Emergono però anche difficoltà: trasformare i bisogni individuali in esperienze condivise di fede resta una sfida aperta. Da qui l’invito a una maggiore creatività pastorale e a una corresponsabilità più diffusa tra i fedeli. Uno sguardo particolare è stato dedicato ai giovani, descritti come segnati da precarietà e inquietudine, ma anche desiderosi di autenticità e punti di riferimento credibili. La Chiesa è chiamata a offrire loro accompagnamento e speranza, attraverso una presenza più incisiva e capace di dialogo. Servono adulti autorevoli e comunità in grado di orientare, senza giudicare, in un tempo di forte incertezza.

Riconciliazione e unità contro le polarizzazioni

In una società sempre più divisa, i vescovi rilanciano il valore dell’unità come tratto costitutivo della vita ecclesiale. Per questo la Chiesa è chiamata a presentarsi nella vita del Paese come presenza viva e libera, pronta a collaborare al bene comune, senza ridursi a logiche di schieramento e senza rinunciare alla propria libertà di parola quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, la giustizia e la pace.

Sinodalità e riforme: le priorità del futuro

Ampio spazio è stato dedicato all’esame delle Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia e ad alcune determinazioni per la ricezione del Cammino sinodale, in vista della prossima Assemblea Generale. Nel confronto è emerso l’apprezzamento per un testo che si colloca in continuità con il Documento di sintesi del Cammino sinodale, senza sostituirlo né sovrapporsi al discernimento delle Chiese locali, ma offrendo alcune priorità condivise per il prossimo tratto di cammino. Tra le priorità individuate emergono la conversione missionaria, la trasmissione della fede e una maggiore corresponsabilità ecclesiale. La fede, infatti, non può più essere data per scontata in una società che non fa più riferimento automatico al Vangelo. Per questo si punta su nuove forme di annuncio, sulla formazione permanente e su una revisione delle strutture ecclesiali in chiave più missionaria. Tra le decisioni operative, i vescovi hanno avviato una riflessione sulla revisione dei percorsi di iniziazione cristiana e approvato nuove linee sull’identità di padrini e madrine, intesi come ponte tra famiglia e comunità. 

Livatino patrono dei magistrati

Oltre a fare il punto sul percorso organizzativo per il XXVIII Congresso eucaristico nazionale, da tenersi ad Orvieto nel 2027, il Consiglio permanente ha approvato l'istanza relativa all'elezione del Beato Rosario Livatino a Patrono dei magistrati. Secondo la procedura vigente, la parola passa ora all'Assemblea Generale in vista della successiva conferma da parte del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Nell’accogliere la proposta, i vescovi hanno sottolineato l’attualità del messaggio di Livatino, secondo quando espresso nel decreto sul suo martirio: è stato “ucciso dalla violenza di vere e proprie ‘strutture di peccato’ di stampo mafioso, i cui esponenti furono mossi dall’odio per la fede di questo giovane uomo desideroso di giustizia, ossia di questo giudice cristiano che tanto amava il Signore”.

Novità sulla gestione dei fondi dell'8xmille

I vescovi hanno approvato un documento dal titolo Gestione dei fondi 8xmille nella Chiesa cattolica. Principi normativi, criteri pastorali, responsabilità amministrativa e rendicontazione. Il testo si articola attorno a quattro principi cardine – trasparenza, rendicontabilità, tracciabilità e comunicabilità – che costituiscono non solo requisiti tecnico- amministrativi, ma espressione concreta dello stile sinodale nella gestione dei beni destinati alla missione della Chiesa. L’obiettivo è offrire alle Diocesi un modello uniforme e aggiornato per la gestione dei fondi 8xmille.

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25 marzo 2026, 15:54