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Frère Matthew con Papa Leone XIV Frère Matthew con Papa Leone XIV

Frère Matthew: con il Papa una riflessione su solidarietà e dialogo in tempo di guerra

Il priore di Taizé, dopo l'udienza con Papa Leone XIV di sabato scorso, riflette sul valore dell'unità in un mondo pieno di divisioni e sulle sfide che devono affrontare i giovani: "Il pericolo più grande in Occidente oggi è l’indifferenza"

Svitlana Dukhovych - Città del Vaticano

L’unità e la pace, ma anche la sofferenza nelle regioni colpite dalla guerra, come l’Ucraina e il Medio Oriente, oltre che la creazione di percorsi di dialogo, "perché le armi non portano alla pace". Sono i temi al centro dell'udienza che frère Matthew, priore della comunità ecumenica di Taizé, ha avuto con Papa Leone XIV, che lo ha ricevuto in Vaticano lo scorso sabato 21 marzo. A colloquio con i media vaticani, frère Matthew ha spiegato che è stata la seconda udienza con il Papa, dopo quella del luglio 2025. “Il Santo Padre ha dato pieno sostegno alla vocazione della nostra comunità ecumenica, composta da fratelli di diverse confessioni cristiane. Questo segno di unità è molto importante per noi, così come l’attenzione al ruolo del Vescovo di Roma come servitore dell’unità del popolo di Dio”. Il priore ha ricordato che la comunità è nata in un periodo di guerra: “Frère Roger, il nostro fondatore, lasciò la Svizzera neutrale durante la Seconda Guerra mondiale e si trasferì a Taizé, vicino alla cosiddetta linea di demarcazione in Francia”. Proprio la Francia, ha spiegato, era divisa tra la zona occupata dai nazisti e quella ufficialmente libera. All’inizio rimase lì da solo per due anni, poi tornò in Svizzera perché la situazione era troppo pericolosa, per poi ritornare dopo la guerra con i primi fratelli. “Questa storia ci parla molto oggi: la nostra vocazione è essere presenti non solo a Taizé, dove accogliamo tanti giovani, ma anche nei punti di frattura della famiglia umana”.

Segni concreti di solidarietà

“Il pericolo più grande in Occidente  -  ha osservato il priore - oggi è l’indifferenza. Potremmo pensare che guerre lontane non ci riguardino, ma quanto accade in Ucraina o in Medio Oriente ha conseguenze dirette su di noi, non solo economiche, ma anche sulla nostra libertà di esistere come nazioni e di praticare la nostra fede. Se cadiamo nell'indifferenza, ben presto questi problemi finiranno per gravare anche sulle nostre spalle. Per questo è importante cercare segni concreti di solidarietà: mantenere i contatti, visitare chi lotta per la libertà, non dimenticare chi soffre”.  Si tratta di una sfida che non è solo odierna, eppure è importante oggi evitare lo scoraggiamento. “Quando vado in Ucraina vedo la straordinaria resilienza delle persone, anche in mezzo alla sofferenza”. Come quella vista a Zaporizhzhya, a Natale: “Abbiamo bisogno della testimonianza di chi vive queste situazioni, di ascoltare le loro storie e visitare i luoghi che raccontano la realtà di ciò che accade”.

L'importanza della preghiera

Riguardo all’indifferenza, frère Matthew ha osservato che si tratta di una condizione che tutti, anche i cristiani possono provare, essendo comunque umana, ma è fondamentale capire come  tornare al Vangelo: “Gesù ci chiede di amare il prossimo come noi stessi, il che significa non cadere nell’indifferenza di fronte a chi soffre. Egli ci dice: 'Tutto ciò che fate al più piccolo dei miei fratelli o delle mie sorelle, lo fate a me'. C’è un legame diretto tra la nostra attenzione verso chi soffre e la nostra attenzione verso Cristo”. Lo stesso Papa Leone lo ha espresso chiaramente nel Dilexi te: i poveri non possono essere separati da Cristo. “La povertà e la sofferenza che vediamo oggi, soprattutto in situazioni di guerra, rappresentano un imperativo per noi. Non tutti possono andare in Ucraina o in Medio Oriente, ma tutti possono pregare. La preghiera ci mantiene vigili, ci impedisce di dimenticare e può ispirarci modi concreti per aiutare gli altri: rifugiati, persone vulnerabili o chi ha dovuto lasciare la propria casa. Pregare è un gesto possibile per tutti”. Certo, la “disconnessione emotiva” è un pericolo che ogni uomo può correre: “Dobbiamo accettare che ognuno ha una capacità diversa di sopportare il dolore: non significa essere cattivi o indifferenti, ma semplicemente avere dei limiti. Lo vedo anche con i miei fratelli: alcuni sono così colpiti dalla sofferenza che perdono libertà interiore, e hanno bisogno di qualcuno che li accompagni”. Per tutti, però, ha concluso il priore della comunità di Taizé, c’è sempre la possibilità di ricordare queste situazioni nella preghiera.

Il desiderio di Dio

Durante l’incontro con il Papa, frère Matthew ha parlato anche dei giovani, in paricolare di quelli che si sentono soli nonostante siano connessi attraverso i social network. Tanti di loro frequentano la Comunità. “È sorprendente: chi viene a Taizé  lo fa spinto dal desiderio di comunità - ha spiegato il sacerdote - anche se non l’ha mai sperimentata prima. Molti provengono da situazioni di isolamento e nei primi giorni faticano a entrare in contatto con gli altri. Ma quando capiscono che l’ambiente è sicuro, qualcosa si apre dentro di loro”. Anche la preghiera tre volte al giorno li sostiene e, quando si chiede loro cosa li abbia toccati di più, la grande maggioranza parla del silenzio durante il raccoglimento. “In un mondo pieno di stimoli e notifiche - ha affermato ancora frère Matthew -  il silenzio risveglia un desiderio profondo, innato, di stare alla presenza di Dio, anche se molti giovani non hanno le parole per esprimerlo. Percepiscono intuitivamente di trovarsi alla presenza di qualcuno più grande di loro. Il nostro compito è ascoltarli e aiutarli a dare voce a ciò che vivono”. Ciò che fa la comunità ecumenica, che si trova spesso davanti a persone provenienti da famiglie di non credenti, è semplicemente aprire loro le porte. “I giovani scoprono che condividono aspirazioni comuni e che possono camminare insieme anche se non la pensano allo stesso modo, il che è una grande sfida nel mondo di oggi. Noi offriamo uno spazio. Non siamo lì per controllare ciò che ognuno pensa, fa o dice. C’è un rischio in questo, ma è un rischio che vale la pena correre”. 

Il prossimo incontro dei giovani a Łódź

Il prossimo Incontro europeo dei giovani verrà organizzato a Łódź, in Polonia. La scelta del Paese influisce sull’incontro o sul suo carattere, ha detto il priore della Comunità di Taizé: “Nei nostri incontri europei di fine anno cerchiamo sempre più di ascoltare la Chiesa locale. A Parigi era molto chiaro che le diverse diocesi volevano partecipare. Era importante distribuire l’ospitalità tra le diocesi e tenere conto di alcune particolarità locali. Ad esempio, ci sono stati momenti di adorazione, cosa che non avevamo mai avuto prima nei nostri incontri europei. Questo fa davvero parte della tradizione cattolica ed è molto forte in Francia in questo momento. Abbiamo visto la necessità di adattarci. Sicuramente in Polonia ci saranno richieste simili”. Probabilmente, molti giovani ucraini aderiranno all’incontro, perché è vicino e sono molti gli ucraini che vivono ora in Polonia. “Penso anche che la decisione di spostarci nuovamente più verso est sia stata in parte influenzata dal fatto che a Parigi c'erano un migliaio di giovani ucraini - ha concluso frère Matthew -. Offrire loro uno spazio in cui sentano di far parte davvero della famiglia europea è molto importante in questo momento”.

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24 marzo 2026, 16:03