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Il sud del Libano attacco dai raid israeliani Il sud del Libano attacco dai raid israeliani

In Libano l'11 marzo i funerali di padre Pierre El Raii, ucciso da un bombardamento

È il momento del dolore e della preghiera nella comunità cattolica del Paese dei cedri, che piange la morte del parroco maronita di Qlayaa. Il patriarca Béchara Boutros Raï parla del “martirio” del sacerdote: è una ferita che rivela “la tragedia per la quale gli innocenti pagano il prezzo" di violenze e guerre. Quindi esorta “tutti i funzionari del Libano, della regione e della comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità" per porre fine al conflitto

Giada Aquilino - Città del Vaticano

È il momento del dolore e della preghiera nell’intera comunità cattolica del Libano. Mentre non si fermano i raid israeliani sul territorio libanese contro Hezbollah, nei villaggi cristiani sulle montagne del sud si piange la morte di padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa, ucciso ieri da un bombardamento israeliano.

Secondo la ricostruzione, resa ai media vaticani proprio pochi minuti dopo la tragedia da padre Toufic Bou Merhi, francescano della Custodia di Terra Santa e parroco dei cattolici di rito latino nel sud del Libano, un primo attacco aveva colpito una casa della zona, ferendo un parrocchiano. Il sacerdote si era recato sul posto per prestare soccorso insieme ad altri giovani del villaggio. È allora che è avvenuto un secondo bombardamento sulla stessa area, nel quale il parroco è rimasto gravemente ferito. Trasportato in ospedale, il sacerdote è morto poco dopo, all’ingresso della struttura. 

I funerali di padre Pierre, dell’arcidiocesi di Tiro dei Maroniti, saranno celebrati domani, mercoledì 11 marzo, a mezzogiorno a Qlayaa: «La gente del villaggio non vuole lasciarlo, ripetendo: “Questo è il nostro parroco”», riferiscono fonti locali, ricordando come il sacerdote fosse sempre stato al loro fianco, anche e soprattutto nel rimanere in quella terra, in un momento di continui avvisi di evacuazione da parte dell’esercito israeliano.

Il dolore del patriarca Raï

«Con il cuore colmo di dolore e angoscia», il cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei maroniti, riferisce in una nota di aver ricevuto la notizia del «martirio» di padre Pierre, «caduto vittima della barbara guerra» sul suolo libanese, nel mezzo della «pericolosa escalation militare tra Hezbollah e Israele». La morte del sacerdote, aggiunge, «è una profonda ferita nel cuore della Chiesa» e rivela ancora una volta «la tragedia per la quale gli innocenti pagano il prezzo nel ciclo di violenza e guerre, contro cui abbiamo a lungo messo in guardia, esortando tutti a tenere la nostra nazione fuori dalle sue tragedie e ad abbracciare il negoziato, il dialogo e la diplomazia». Nel condannare ogni attacco contro «civili, personalità religiose, luoghi di culto, case, istituzioni e ogni centimetro» del Paese, il patriarca Raï evidenzia il «palese attacco alla dignità umana e alla sacralità della vita», esortando «tutti i funzionari del Libano, della regione e della comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità storiche e ad agire immediatamente e con diligenza per porre fine a questa guerra insensata».

Il cordoglio della Chiesa italiana

Profondo cordoglio e vicinanza della Chiesa in Italia sono stati espressi in un messaggio al patriarca di Antiochia dei Maroniti dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana.

«Ancora una volta il dramma della guerra ha colpito la vostra popolazione e ancora una volta ci troviamo a piangere vittime innocenti, di ogni fede», ha riflettuto il porporato, ricordando come padre Pierre non abbia «voluto abbandonare la propria terra, restando accanto alla sua gente e testimoniando fino all’ultimo l’amore per chi gli era stato affidato». L’auspicio del cardinale Zuppi è che il suo esempio sia «seme di amore e riconciliazione in un tempo di odio e divisione».

Padre Pierre era anche cappellano regionale della Caritas locale. «La sua testimonianza ci ricorda che la carità della Chiesa non si ritrae davanti alla sofferenza, ma sceglie di restare, di condividere la vita delle persone anche nei momenti più bui» ha dichiarato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana.

Sempre più grave l'emergenza sfollati

Sul terreno libanese, intanto, l’emergenza è dilagante. Secondo l’Unhcr, si sono registrati oltre 100.000 nuovi sfollati in 24 ore. Da parte sua, l’esercito israeliano ha fatto sapere di aver lanciato un attacco nell’area di Tiro, dopo aver diffuso avvisi di evacuazione per imminenti raid contro infrastrutture di Hezbollah. 

Ieri il presidente del Libano, Joseph Aoun, nel corso di una videoconferenza con i vertici delle istituzioni europee, aveva fatto sapere che a causa della guerra già oltre 600.000 cittadini libanesi erano «sfollati e dispersi». Secondo il quotidiano libanese «L’Orient Le Jour» proprio Aoun avrebbe chiesto negoziati «diretti» con Israele per porre fine al conflitto. Per il sito di notizie Axios, sarebbe stata evocata al riguardo una mediazione dell’amministrazione statunitense.

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10 marzo 2026, 14:01