In un libro la storia dei dieci Papi di origine veneta
di Alvise Sperandio
Il Veneto, culla di una fede popolare robusta che nei secoli ha generato numerosissime vocazioni e da cui è scaturito il dono di ben 10 Papi. A ricordarli uno per uno, tracciandone il profilo, il rapporto con il luogo d’origine, il magistero e poi il lascito alla guida della Chiesa universale è il nuovo libro “La vigna del Signore”, di Francesco Jori, con l’introduzione di Enzo Pace (Ronzani editore, saggi tascabili, 227 pagine). Ecco, dunque: Pio I, di Aquileia, nel secondo secolo, quando i cristiani erano costretti a pregare nascosti nelle catacombe. Poi i fasti della Repubblica Serenissima con i pontefici veneziani legati alle famiglie nobili: Gregorio XII dei Correr, Eugenio IV dei Condulmer, Paolo II dei Barbo, nel Quattrocento. Tra Sei e Settecento sono, invece, Alessandro VIII e Clemente XIII. Dell’Ottocento è il bellunese Gregorio XVI. Quindi, più di recente, nel secolo scorso, Pio X, trevigiano di Riese; e Giovanni Paolo I, bellunese di Canale d’Agordo, l’ultimo Papa italiano.
San Pio X e Papa Luciani
Considerando che su 267 successori di Pietro, una cinquantina sono stati italiani, un quinto sono arrivati dal Veneto. “La fede in Veneto – dice Jori – ha la sua spinta originaria incardinata in Aquileia, una storia lunga e radicata. Ho voluto ripercorrere le vicende dei Papi analizzando anche l’evoluzione profonda che ha riguardato la società”. Tra i dieci, continua l’autore, un grande segno l’ha lasciato San Pio X, “che ha fatto tutto il percorso sacerdotale dal basso. Eletto al Soglio Pontificio ha mantenuto il suo legame col Veneto. È il Papa, sottolinea Jori, che ha portato la Chiesa nel Novecento, curando tanto il catechismo quanto la linea d'azione in campo internazionale, "colui che si è rifiutato di benedire le truppe di Francesco Giuseppe”. E certamente, soggiunge, “Albino Luciani, figlio del popolo, personalità straordinaria”. Molto legato a Venezia era anche quello che potremmo considerare come l’undicesimo Papa veneto: Giovanni XXIII, grande diplomatico e Papa in mezzo alla gente”. Cercando un filo comune che accomuni i Papi veneti, Jori pensa che “tutti hanno portato in Vaticano la formazione profonda ricevuta in Veneto”.
Figura credibile
Regione a lungo chiamata la “sacrestia d’Italia”, oggi anche il Veneto vive una fase di secolarizzazione in un quadro di pluralismo di valori e di stili. Tuttavia, osserva Jori, “il sacerdote resta una figura di riferimento perché è credibile. Non è lì per convertire qualcuno, ma per accompagnare le persone nella vita di ogni giorno. Ecco perché la Chiesa è maestra di vita. Cito il caso di Casoni di Mussolente nel Vicentino, definito il roccolo del Signore, per le decine di vocazioni espresse nel tempo”. Il Veneto è l’area “dove c’è stata un’adesione spontanea alle fedi delle masse popolari. Tanto che in dialetto, ricorda l’autore del libro, il Signore è detto il “Paron grando”. Tanti sacerdoti, prosegue Jori, sono stati operai nella vigna del Signore, al servizio dei poveri e dei più fragili. E anche se da qualche tempo si vive spesso “una fede fai da te”, restano “vivi i valori della vicinanza, della solidarietà, dell’inclusione”. Oggi, annota Jori, “dopo una fase storica in cui l’Europa ha avuto il primato oggettivo in termini di Papi espressi, la Chiesa sta dando voce alle aree del mondo più vitali. L’invito è a saper aprire le porte, per dare una ventata nuova al cambiamento d’epoca, più che all’epoca di cambiamento”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui