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Colonne di fumo si alzano dal centro di Kuwait City dopo gli attacchi iraniani Colonne di fumo si alzano dal centro di Kuwait City dopo gli attacchi iraniani  (AFP or licensors)

Il nunzio in Kuwait: una guerra prolungata non giova a nessuno

I Paesi del Golfo colpiti dall'escalation regionale. L'arcivescovo Eugene Martin Nugent, residente a Kuwait City dal 2021, auspica la ripresa dei negoziati e invita alla preghiera durante questo periodo che coincide con la Quaresima e il Ramadan

Delphine Allaire e Valerio Palombaro - Città del Vaticano

Una guerra prolungata "non giova a nessuno e non gioverà a nessuno", soprattutto in una regione già devastata da numerosi conflitti. Il nunzio apostolico in Kuwait, Qatar e Bahrein, l’arcivescovo Eugene Martin Nugent, in un’intervista ai media vaticani descrive "una situazione drammatica che peggiora di giorno in giorno" a seguito dell'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran e della reazione di Teheran che rischia di incendiare i Paesi del Golfo.

Chiusa l'ambasciata Usa in Kuwait

L’ambasciata degli Stati Uniti a Kuwait City, secondo una nota della stessa rappresentanza diplomatica, è stata chiusa stamane "fino a nuovo ordine" a causa dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente. La stessa misura è stata presa per l'ambasciata degli Usa in Arabia Saudita. "Intorno alla nunziatura non abbiamo visto danni – spiega il nunzio apostolico in Kuwait -. Siamo l'unica ambasciata nel quartiere di Shaab, una zona tranquilla della città. Il quartiere diplomatico, che ospita anche l'ambasciata iraniana, è abbastanza vicino, ma il nostro quartiere è tranquillo". Basi militari e aeroporti sono i principali obiettivi dei raid. Domenica mattina sei militari statunitensi sono rimasti uccisi in un attacco iraniano a un centro operativo improvvisato in un porto civile del Paese, segnando le prime vittime statunitensi nel conflitto, secondo quanto riferito dal Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom). E Nugent conferma che ieri mattina «due aerei militari americani sono stati abbattuti nei pressi della base aerea statunitense "Ali al Salem", che conosco bene perché ci vado regolarmente per celebrare la messa. C'è un contingente italiano proprio lì accanto".

Diplomazia e dialogo

La guerra è scoppiata inaspettata il 28 febbraio, mentre "speravamo che il dialogo e i negoziati in corso avrebbero dato i loro frutti". Il conforto arriva tuttavia dal messaggio di Papa Leone XIV e dal suo invito alla preghiera per la pace, per il dialogo e i negoziati.  "In questo momento – prosegue Nugent - il rumore delle armi è forte. Dobbiamo provare i mezzi tradizionali della diplomazia e della negoziazione. Speriamo che, con la dichiarazione del presidente Donald Trump che indicava che ci sarebbero stati colloqui" con la nuova leadership iraniana, "si possa iniziare un dialogo". Il nunzio definisce poi “profetiche” le parole espresse nel 2022 da Papa Francesco in Bahrein quando aveva definito la guerra "uno scenario tragicamente infantile". "Per secoli – commenta l’arcivescovo – l’umanità è stata coinvolta in numerosi conflitti, ma alla fine dobbiamo cercare la fratellanza e trovare ciò che abbiamo in comune. Viviamo in questa regione da secoli. Ogni Paese è tenuto a ricercare la pace e l'armonia. Preghiamo fervidamente per questo. La scorsa settimana abbiamo celebrato la messa nella cattedrale qui in Kuwait per il quarto anniversario della guerra in Ucraina. Quattro giorni dopo, la guerra è scoppiata qui. Solo la preghiera e, durante la Quaresima, il digiuno, sono importanti. È anche Ramadan. Cristiani e musulmani sono in un periodo di digiuno e preghiera. Imploriamo Dio di concederci il dono della pace".

La Chiesa nella Penisola arabica

Il nunzio riferisce poi di essere in contatto quotidiano con il vescovo Aldo Berardi, Vicario apostolico per l’Arabia settentrionale, e con i parroci dei tre Paesi sotto la sua responsabilità: Kuwait, Bahrein e Qatar. "Cerco di incoraggiarli e sostenerli. Alcune chiese sono ancora aperte, ma altre sono chiuse, quindi ci sono Messe private. In nunziatura celebriamo la Messa ogni mattina alle 7:30 e nel pomeriggio, alle 17:00, preghiamo il Rosario per la pace. Abbiamo gruppi di preghiera su WhatsApp. Incoraggio tutti a mantenere la calma e a pregare la Vergine Maria per questo dono di cui tutti abbiamo bisogno". Fondamentale in questa situazione delicata è la devozione alla Nostra Signora D’Arabia, molto sentita nella regione. "Anche i musulmani hanno una grande devozione per Maria, menzionata più volte nel Corano. In questo momento drammatico, preghiamo con fervore la Vergine Maria, Regina della Pace. È grazie alla sua intercessione presso il Figlio che la guerra avrà fine".

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03 marzo 2026, 11:06