I vescovi polacchi sulla visita del primo Papa in una sinagoga
Don Paweł Rytel-Andrianik – Città del Vaticano
"Il 13 aprile p.v. si celebreranno i 40 anni dal giorno in cui il Vescovo di Roma, il Successore di San Pietro, per la prima volta dai tempi apostolici ha oltrepassato la soglia di una casa di preghiera ebraica". Lo si ricorda nella lettera della Conferenza episcopale polacca in occasione del 40.mo anniversario della visita di Giovanni Paolo II alla Grande Sinagoga di Roma. "Da molto tempo pensavo a questa visita...", aveva confessato Giovanni Paolo II in quel giorno del 1986 mentre salutava la comunità ebraica. Un incontro che per vescovi polacchi incontro non sarebbe stato possibile senza la dichiarazione Nostra aetate ("Nel nostro tempo") del Concilio Vaticano II.
La Conferenza episcopale polacca cita le parole che Giovanni Paolo II pronunciò nella sinagoga: "Il primo è che la Chiesa di Cristo scopre il suo ‘legame’ con l’Ebraismo ‘scrutando il suo proprio mistero’. La religione ebraica non ci è ‘estrinseca’, ma in un certo qual modo, è ‘intrinseca’ alla nostra religione. Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori".
I presuli della Polonia ricordano pure che "Dio, fedele alle sue promesse, non ha revocato la Prima Alleanza. Israele rimane ancora il popolo eletto", facendo riferimento al documento del 2015 della Commissione della Santa Sede per i Rapporti religiosi con l’Ebraismo, ""Perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili" (Rm 11,29).
Altra sottolineatura dell’episcopato riguarda l’antisemitismo, uno di quei "deficit mortali di amore” che “è stato (e purtroppo continua ad essere)". I vescovi riconoscono che per più di millecinquecento anni il contenuto presente nell'insegnamento cattolico e nella erronea interpretazione della Sacra Scrittura ha plasmato gli atteggiamenti dei cristiani, contribuendo all'odio, alla persecuzione e alle manifestazioni dell'antisemitismo. "Dovremmo ricordare - scrivono - che la Chiesa cattolica afferma oggi in modo inequivocabile: gli ebrei continuano ad essere amati da Dio, che li ha chiamati con una vocazione irrevocabile".
La riflessione della Chiesa, si legge ancora nella lettera, “mette in luce sempre più chiaramente i legami che uniscono ebrei e cristiani", in particolare: il rispetto per la Parola di Dio, la preghiera e la liturgia, nonché la speranza messianica. Quest' anno ebrei e cristiani celebrano la Pasqua nello stesso periodo e questa per i presuli polacchi "è un'occasione per ricordare le radici ebraiche della liturgia cristiana". Viene ricordato San Giovanni Paolo II, che nel 1982 aveva detto: queste "radici ebraiche sono ancora da approfondire, e soprattutto devono ancora essere meglio conosciute e apprezzate da parte dei fedeli", perché "tenere conto della fede e della vita religiosa del popolo ebraico tale e quale sono professate e vissute anche ora, può essere un aiuto a una migliore comprensione della vita della Chiesa"”.
Seguendo le orme di San Giovanni Paolo II, i vescovi polacchi hanno infine incoraggiato a visitare una sinagoga nella giornata del 13 aprile - e dove possibile a incontrare “le nostre sorelle e i nostri fratelli ebrei" - ricordando “gli uomini e le donne le cui preghiere hanno permeato le loro pareti per secoli”. Un’occasione che ha visto gli stessi presuli visitare le sinagoghe in vari luoghi della Polonia.
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