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L'inquinamento in un canale che divide due villaggi a Iquitos, nella regione amazzonica del Perù L'inquinamento in un canale che divide due villaggi a Iquitos, nella regione amazzonica del Perù  (ANSA)

Perù, il vicario apostolico di Iquitos: popoli indigeni abbandonati

"Alti livelli di inquinamento che affliggono le comunità, mancanza di un’assistenza sanitaria adeguata, condizioni di povertà multidimensionale": sono le espressioni di una violenza invisibile, quando territorio e abitanti vengono abbandonati a se stessi. Così monsignor Miguel Ángel Cadenas Cardo, vicario apostolico di Iquitos, nell'Amazzonia peruviana, dove scontri con la popolazione indigena lungo il fiume Corrientes nei giorni scorsi hanno provocato la morte di un poliziotto

Giovanni Zavatta - Città del Vaticano

C’è una violenza visibile e una violenza invisibile. La prima si manifesta con tensioni crescenti, con scontri fisici, morti, feriti. La seconda è meno evidente ma altrettanto grave ed è parte del contesto di fondo del conflitto: in questo caso si identifica con "gli alti livelli di inquinamento che affliggono le comunità, la mancanza di un’assistenza sanitaria adeguata", con "condizioni di povertà multidimensionale".

Le comunità indigene lungo il fiume Corrientes

A parlare è monsignor Miguel Ángel Cadenas Cardo, vicario apostolico di Iquitos, capoluogo del dipartimento di Loreto e centro principale dell’Amazzonia peruviana. In una dichiarazione ha commentato i tragici fatti dei giorni scorsi avvenuti lungo il fiume Corrientes dove scontri con la popolazione indigena hanno provocato la morte di un agente della Polizia nazionale e diversi feriti. Gli abitanti (più precisamente il popolo Achuar della comunità di Providencia) riferiscono che il conflitto è degenerato dopo l’intervento della Polizia per liberare una piccola petroliera, insieme al suo equipaggio, tenuta sequestrata dagli indigeni e per la quale era stato chiesto un riscatto. Questi ultimi — che in una nota hanno condannato qualsiasi ricorso alla violenza — affermano di vivere in condizioni di abbandono e chiedono finanziamenti per il miglioramento dei servizi sanitari, dell’istruzione e dei beni di prima necessità.

Le parole del vicario apostolico di Iquitos

In una dichiarazione datata 28 aprile, monsignor Cadenas Cardo ha espresso il suo cordoglio per la morte dell’agente ucciso e osservato che "questa notizia straziante rende visibile la violenza in cui viviamo". Nulla può giustificare una morte, ma il drammatico evento si inserisce in un contesto più ampio e chiama in causa l’impatto ambientale accumulato nel corso dei decenni in questa regione amazzonica. Nella zona si trova una delle più grandi raffinerie del bacino del Rio delle Amazzoni e i continui sversamenti di petrolio hanno stravolto il territorio danneggiando la flora e la fauna. Secondo il vescovo, fra l’altro, la cosiddetta "zona petrolifera" si estende ben oltre gli attuali siti di estrazione, a causa della mobilità degli ecosistemi e della presenza di pozzi abbandonati o mal sigillati che hanno lasciato tracce di inquinamento in diversi fiumi. Il degrado colpisce le persone e la biodiversità: piante, animali, pesci e microrganismi che costituiscono la base dell’approvvigionamento alimentare delle comunità. "Tutto è connesso e interconnesso", afferma, descrivendo un territorio permeato da dinamiche economiche che coinvolgono denaro, trasporto fluviale, debito e accesso ineguale a risorse come internet.

Riflettere sulle cause strutturali della violenza e disarmare il linguaggio

Agli studi tecnici indipendenti sulle conseguenze nell’area non sono seguite politiche pubbliche efficaci. "È stato decontaminato qualche territorio? Sono state generate fonti di reddito alternative in modo che le persone non dipendano esclusivamente dal petrolio? Chiaramente no", risponde Cadenas Cardo, sottolineando che al centro del conflitto si cela una logica economica che privilegia il profitto rispetto alla vita umana. Il vicario apostolico di Iquitos ricorda Papa Francesco e la sua enciclica Laudato si’ dove individua l’esistenza di "una sola e complessa crisi socio-ambientale". Anni di dialoghi inconcludenti, accordi non mantenuti, una crescente sfiducia tra comunità e autorità: anche se "comprendere non significa giustificare", l’auspicio è a una riflessione più profonda sulle cause strutturali della violenza, è la speranza di un nuovo inizio fondato sulla pace inscindibilmente legata alla giustizia. "Dobbiamo disarmare il linguaggio", ha successivamente dichiarato monsignor Cadenas Cardo a una radio locale, citando l’appello di Papa Leone XIV a costruire una "pace disarmata e disarmante" e insistendo sul fatto che la violenza e l’odio generano solo altra violenza e altro odio, mentre il dialogo permette di raggiungere soluzioni sostenibili.
 

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02 maggio 2026, 13:58